WEN – CARESTIA – Un ricco bottino – Serena Taccagni

Era cominciato tutto molto lentamente, in modo impercettibile. Prima iniziarono a razionare la farina al supermercato, potevi comprarne un pacco per volta e una sola volta la settimana, poi toccò al latte, all’olio, la frutta potevi soltanto sognarla, i reparti del grande ipermercato in centro, erano perennemente vuoti. Giulio non era un gran mangiatore e tra tutti i suoi conoscenti fu l’ultimo a rendersi conto della gravità della cosa. Successe quando iniziò a scarseggiare la carne, cibo di cui andava matto, ghiotto come un orso del dolcissimo miele. Non si riuscivano a trovare più gli affettati, le bistecche, i polli. Quella del 2037  fu la più grande e tragica carestia che il mondo, se fosse sopravvissuto, sarebbe stato in grado di ricordare. Era una miseria tangibile, come nebbia in un mattino invernale. Era povertà che si insinuava nelle case sempre più tristi, negli uffici sempre più silenziosi, nei negozi sempre più vuoti. Giulio iniziò a boccheggiare quando gli altri erano già colati a picco. Inutile seguire i Tg, niente era ottimistico, inutile sperare che finisse presto, ma solo augurarsi che finisse. Le città diventavano spettrali scheletri di cemento punteggiati da scheletri umani che vagavano in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Difficile anche solo sperare. Gli amici di Giulio si diradarono, se ne vedevano sempre meno in città, non andavano più a trovarlo, non si riunivano più nelle lunghe sere invernali. Per fare cosa, in fondo? Parlare? Che iniziava a mancare anche il fiato con lo stomaco vuoto come una caverna. Anche dei vicini di Giulio si persero le tracce. Chissà, forse erano andati via, altrove, nella speranza di trovare un luogo in cui la carestia ancora non fosse arrivata, o forse avevano raggiunto parenti e amici al momento un po’ più fortunati e generosi da voler condividere il cibo rimasto. Certo è che nessuno se ne preoccupava, i problemi erano ben altri, tipo cercare di catturare gli ultimi gatti rimasti in giro, o impegnarsi con la caccia agli uccellini che fulminei volavano tra gli alberi del parco. Giulio si fece via via sempre più riservato, più casalingo, in fondo uscire per cosa? Con chi poi, se in giro non c’era quasi più nessuno? La sera si sistemava davanti alla televisione, nel silenzio di un condominio che era adesso un casermone mezzo vuoto. Dopo il Tg, che annunciava sempre notizie poco rassicuranti, si alzava e si dirigeva verso il grande congelatore che aveva camuffato da armadio, perché di questi tempi faceva più gola il cibo dei soldi, e iniziava lentamente a smonticare la sua succulenta e ricca scorta, messa insieme negli ultimi tempi. Lui era sempre stato un uomo molto furbo e previdente. Tuffava la mano e prendeva un sacchettino a caso, poco importava cosa contenesse, l’importante era che fosse carne, o un pezzo di Clelia, la simpatica dirimpettaia o del burbero Bruno, non faceva per lui alcuna differenza.

di Serena Taccagni

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