WEN – CINEMA – Museo Profondo Rosso – Luigi de Rosa

Villa Scott era un convento ai tempi del film più famoso in Italia di Dario Argento. Si dice che il regista abbia pagato un’intera settimana di vacanza alle sorelle che lì abitavano per avere a disposizione la “Casa del Bambino Urlante”.
Poi era diventata una villa privata, e in molti si chiedevano se il privato cittadino che aveva preso possesso di quell’abitazione fosse un fan di Argento: solo una persona del genere poteva vivere in una villa dov’era stato girato un horror in cui quella casa era stata teatro di un agghiacciante delitto.
O forse semplicemente non aveva mai visto la pellicola, e quindi nessuna suggestione poteva influenzare il suo soggiorno a Villa Scott.
Venduta prima a Banca Generali e infine ad un gruppo immobiliare di Londra, il Museo Nazionale del Cinema di Torino della Mole Antonelliana aveva deciso di acquistarla per creare una succursale dedicata al cinema dell’orrore, e quale miglior sede della “Casa del Bambino Urlante”?
La trattativa era stata lunga, ma alla fine la villa era stata ceduta al Museo e i lavori erano cominciati.
Ogni singolo luogo visibile nel film era stato ricostruito come nella pellicola di Dario Argento: una volta entrati le casse rimepivano la casa della colonna sonora realizzata dai Goblin; le tende erano tutte dello stesso colore, scarlatto sanguigno; la stanza con la sesta finestra era stata allestita come viene scoperta dal protagonista, con tanto di Albero di Natale; il disegno di Carlo si trovava nello stesso muro della pellicola.
Tutte le altre stanze erano diventate sale che raccontavano la storia del cinema horror. Dal primo cortometraggio Le manoir du diable del 1896 ad opera di George Méliès, passando per i Mostri della Universal, i film di Dracula con Bela Lugosi e Christopher Lee fino alle saghe moderne di Halloween e Non aprite quella porta, passando per L’alba dei morti viventi e altri classici del genere. Un’intera sala era stata dedicata al cinema di Mario Bava, e un’altra solo per le altre opere di Dario Argento.
Era stata anche allestita una biblioteca, a cui gli utenti potevano accedere previa iscrizione, dove si trovavano tutti libri dell’orrore, dai grandi classici come It di Stephen King ad autori più recenti.
Un giorno Ludovico e Leo decisero di andarci.
Erano ragazzi di Firenze, giunti nella prima capitale d’Italia per la laurea di un loro amico che aveva scelto l’UniTo per la laurea magistrale.
Il ragazzo avrebbe discusso la tesi il 30 ottobre, il giorno prima della Vigilia di Ognissanti o, com’era maggiormente conosciuta, Halloween.
Ludovico non era mai stato a Torino, ma aveva visto Profondo Rosso molte volte. Non era un fan del cinema dell’orrore, ma quando un film è bello ti piace anche se non appartiene al tuo genere preferito. E l’idea di entrare clandestinamente nella “Casa del Bambino Urlante” come il protagonista della pellicola, proprio nella Notte delle Streghe, festa che lui amava particolarmente, lo emozionava.
Forse era anche il brivido di compiere un’azione illegale.
Convinse il suo amico Leo a posticipare il rientro a Firenze per fare quella bravata.
Non dovevano fare niente di criminale. Solo entrare, dare un’occhiata in giro con il cuore che batteva a mille e poi andarsene con il ricordo di un’eccitante serata.
La sera dell’ultimo giorno di ottobre, mentre la città era piena di bambini, ragazzi e adulti che andavano in giro vestiti in modo inquietante, Ludovico e Leo andarono al cancello di Villa Scott.
Attenti che nessuno li vedesse, scavalcarono il cancello ed entrarono.
<Nemmeno l’Uomo Ragno sa arrampicarsi così bene> disse Leo.
<Infatti lui sarebbe più furbo e salterebbe direttamente> rispose ironico Ludovico, che non essendo un tipo particolarmente atletico aveva dovuto faticare più del suo amico per scavalcare l’inferriata.
Solo quando si ritrovarono davanti all’enorme villa si resero conto però di non sapere come entrare.
<Possiamo rompere un vetro> propose Leo.
<Stai scherzando? Sarebbe illegale e un danno per la Villa!> rispose Ludovico, scandalizzato dal compiere quell’atto vandalico.
<Perché? Entrare di nascosto scavalcando il cancello non lo è?!>
<Non abbiamo arrecato alcun danno in questo momento. Siamo solo entrati nel cortile>
<E come vorresti entrare allora? Va bene che qui c’è un’atmosfera da film dell’orrore ma non abbiamo ancora ottenuto il potere dei fantasmi di attraversare le pareti!>
Ludovico si fermò un attimo a pensare. <Forse troviamo qualcosa di aperto? Una porta o una finestra>
Era un’idea stupida fare irruzione senza danneggiare niente, ma Leo decise di assecondare l’amico.
Si separarono e setacciarono ogni angolo della parte esterna della Villa finché Ludovico non vide una finestra del piano terra leggermente aperta.
<Leo! Leo!>
Ludovico tentò di urlare a voce più bassa possibile, cosa molto complicata, per chiamare l’amico. Non vedendolo arrivare decise di entrare da solo.
Fu una pessima idea.
Con quel buio non si vedeva niente. Avanzò alla cieca come una talpa finché non si ritrovò davanti al celebre disegno.
Quel disegno: un uomo gigante pugnalato al ventre con un bambino sorridente accanto che impugnava un coltello e una donna dall’altro lato nell’atto di lanciare qualcosa.
Poi all’improvviso, si udì un suono.
Era una canzoncina infantile, molto simile a quella usata nel film dal killer per il suo rituale di assassinio.
Poi partì un’altra musica.
Quella dei Goblin! La colonna sonora di Profondo Rosso!
Ludovico iniziò a sudare dalla paura, e capì che andare a Villa Scott era stata una stronzata.
Si avvicinò di nuovo alla finestra da cui era entrato e scappò, gridando il nome del suo amico Leo.
Nascosto nell’ombra, il guardiano del museo disattivò l’audio delle casse, e la villa ripiombò nel silenzio più assoluto. <Il Direttore aveva ragione quando mi ha detto che qualcuno avrebbe potuto entrare. Ragazzi di oggi! Così attratti dal macabro> sussurrò con aria schifata.
Quando aveva visto i due nel cortile con le telecamere di sicurezza, aveva aperto una finestra per farne entrare uno e divertirsi un pò alle sue spalle.
Anche lui dopotutto, meritava di divertirsi ad Hallowenn.
Dolcetto o scherzetto?

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