
“04/02/1945: la vita, a volte, è come un film… anzi… di più!”
di MITI alias Miriam Ticci
“Madonna santa, aiutami! Ma cosa mi hai fatto bere, disgraziata di una levatrice: mi si aggrovigliano le budella dai dolori che fioccano… stavo così bene prima di quell’intruglio… era veleno, disgraziata?”
“Calmati, Rinda, che sto salvando la vita a te e alla creatura che hai in grembo, nonostante il brusio insoddisfatto e impaziente degli uomini di là in sala…e voi, donne, che fate costì impalate, a respirare l’aria che serve alla mamma in travaglio e al nascituro? Non siete mica al cine! Spalancate tutti e quattro i vetri…aria aria aria!”
“Ma, Nina… è il quattro febbraio e fa un freddo cane…dalle finestre pendono
ghiaccioli lunghi come grappoli d’uva…la farai morire di polmonite la Rinda…e con lei anche la sua creatura! E marito babbo e gli altri maschi di famiglia…allora sì che si faranno sentire!”
“Donne, sció…sció… andate di là…nel salone… dagli uomini… rassicurateli e dite loro che come il settembre trascorso sono usciti da Signa i tedeschi, così oggi, anche stavolta per la nostra gioia, uscirà questa creatura dalla pancia della su’ mamma… e chiudete l’uscio…dal salone entra in camera una nuvola di fumo di sigarette e toscani che ammorba l’aria… Spalancate le due finestre qui in camera…aria aria aria ci vuole!”
Mentre le donne escono:
“No, voi no, Beppa e Ida, non uscite, venite qui… reggete le braccia a questa meschina, confortatela e tergetele il sudore in fronte.”
“Meschina un corno! Ma cosa mi hai dato da bere, disgraziata? Dolori così, che strizzano le budella, non li ho mai provati prima in vita mia!”
“Stai zitta e spingi, Rinda, ché finalmente non sento più il culo del bambino, ma la sua testa…la posizione è giusta grazie a Dio… spingi, Rinda, spingi!”
Un urlo e una spinta… un urlo e una spinta.
“Accidenti, ma perché rincula invece di uscire?…Fammi vedere… Per la miseria zazzerina, intorno al collo ha il cordone ombelicale che lo strozza…perciò arretra e non esce! Hai frullato e rifrullato quanto t’è parso, eh baby? E ora tocca a me, miseria zazzerina, sbrogliar la matassa e tirarti fuori dai guai.”
“Nina, non ne posso più… Santa Vergine aiutami… mamma, ecco un altro strizzone…mammaiutami!”
“Rinda, creatura mia, presto sarà tutto finito… fai la brava… stringi la mano alla tua mamma e spingi!”
“Ma che hai perso il cervello, Beppa? No, Rinda, ora trattieniti, non spingere, sto cercando di snodare il tralcio dal collo!…Ecco fatto…Mamiseriazazzerina…quanti nodi ancora ci sono? Altri due?!”
“Lasciami morire qui con la mia creatura…non ho più forze… con la mia creatura qui lasciami morire…”
“Col cavolo, miseria zazzerina! E a cosa mi servono, allora, queste mie dita longilinee e affusolate…a suonare Chopin al pianoforte? Mettere al mondo creature, per questo sono nate le mie mani lunghe e magre e a questo serviranno anche stavolta… Ecco fatto! Dai, spingi forte ora, Rinda, spingi ché la via è libera, finalmente!”
“Verginesanta…mamminamiaohiohi!”
“Ecco la testa le spalle i piedini… Ma, baby, sei tutto avvolto dalla placenta che ti soffoca!…Ora te la tolgo io di dosso, baby… è un bel maschietto e, nato con la camicia com’è, avrà una vita fortunata!!! Su, tagliamo e leghiamo il cordone…così!”
“Finalmente mi sono sgravata…tutto finito…”
“No, Rinda, non è ancora finita… il bambino è cianotico e non piange… se non piange, non respira e…se non respira… muore! Ora ci penso io, baby, a far riempire i tuoi polmoncini d’aria!”
La levatrice, afferrato il neonato per i piedi, lo mette a capo all’ingiù fuori dalla finestra, nonostante il gelo invernale, e, esperta, lo batte sulla schiena, lo sculaccia per favorire la prima respirazione, ma…niente!
“Presto presto, chiamate il babbo…SUBITO!… Morgaro, vieni qui…accenditi una sigaretta…inspira una boccata di fumo, la più grossa che puoi…”
“Nina, ma che ti pare il momento…”
“Zitto e fai come t’ho detto…Avvicinati al bambino…io gli tappo il naso e gli apro la bocca e tu…soffiagli dentro in gola, più giù che puoi, tutto il fumo che hai…non c’è un attimo da perdere!”
Un tossito… un sussulto…
“Per Dio, allora non sei pazza!…Il mio bambino sputa il fumo dalla bocca e dal naso…e piange…e respira…quella nuvoletta davanti alle labbra violacee non è più il fumo della mia sigaretta …è il fiato di mio figlio…condensato dal freddo…e sentite come piange rabbiosamente… da maschio!… Piangi, Mirello… respira e vivi… insieme a noi!”
La levatrice Nina, allontanando il piccolo dalla finestra: “Presto, riportiamolo al chiuso, tra le braccia calde della mamma Rinda, prima che il baby si prenda una polmonite! Benvenuto in questo mondo finalmente libero, Mirello!”
……
“Straordinario il film, vero Mara? Avere un cinema d’essai vicino a casa è piacevole.”
“Certamente, Lola. Non avevo mai visto sul grande schermo “Roma città aperta”, ma solo in televisione; si apprezza davvero di più la bravura del regista Rossellini e quella degli attori…”
“Davvero! Aldo Fabrizi, la Michi e soprattutto lei, Anna Magnani, unica: una parte minore, ma iconica! Certe situazioni, però, mi sono parse… eccessive, da cinema, non verosimili nella realtà quotidiana, anche in quella di una guerra; non trovi, Mara?”
“Sinceramente no; le suggestioni di quella pellicola mi hanno riportato alla mente un racconto di mia suocera proprio di quell’epoca lì…la vita, a volte, è come un film… anzi…di più!”
MITI (Miriam Ticci)

Rispondi