WEN – CONIUGI – I coniugi – Massimo Acciai Baggiani & Renato Campinoti

Lo sposo indossava un abito scuro e un cappello a cilindro che sembrava preso in prestito dal costumista di un film storico. Pierre fece partire lo stereo con la marcia nuziale e lo sposo scese gli scalini di casa con in braccio la sposa, vestita con abitino bianco e un velo a merletto che le copriva parte della testa. Gli invitati osservavano la scena tra l’incuriosito e il finto scandalizzato. Quando i promessi sposi furono davanti all’officiante – una donna di colore con una lunga tunica che li attendeva in giardino – questa si rivolse allo sposo, un uomo alto, quasi un gigante, con la testa squadrata che lo faceva somigliare a Lerch della famiglia Addams: «Vuoi tu, Goffredo Nazari, prendere in sposa la qui presente Eloisa, ed amarla e rispettarla finché morte non vi separi?»

«Sì, lo voglio»

«E tu, Eloisa prendere come marito in qui presente Goffredo Nazari, e amarlo e rispettarlo finché morte non vi separi?»

«Miao!»

***

«Miao??» ripeté la donna strabuzzando gli occhi.

«Sì» confermò l’ispettore Buonamoneta alla moglie, tagliando il roast beef nel piatto davanti a sé «Sì, “miao”. La sposa era una gatta di due anni e il suo padrone era tale Goffredo Nazari, adesso indagato come assassino. Rischia il carcere; certo non è proprio un santo, ma io non credo che sia lui il colpevole.»

La signora Buonamoneta alzò le spalle e mise un’altra cucchiaiata di purè nel piatto del marito, quindi si servì per sé.

«Roba da matti! In fondo si tratta solo di una gatta, con tutto il rispetto per i felini. Come si può…»

«… Equiparare l’assassinio di un animale legalmente coniugato a quello di un essere umano?» disse l’ispettore masticando il roast beef. «Dobbiamo ringraziare il Partito Animalista. Da quando hanno stravinto le elezioni del 2031 ce ne sono state di leggi bizzarre!»

«Vero, non che i conservatori che c’erano prima al governo non ne avessero fatte anche loro di stupidate, come rendere validi giuridicamente tutti i matrimoni strampalati, dalla tizia che ha sposato un delfino a quello che ha portato sull’altare il proprio cuscino preferito, per non parlare di quelli che hanno sposato se stessi…»

«Già. “Avete voluto ridicolizzare il sacro vincolo matrimoniale? Allora prendetevene le conseguenze fino in fondo”, così ha detto il primo ministro, quel bigotto di Salvietti.»

Entrambi sapevano cosa questo significasse. In un paese dove il divorzio era stato revocato a partire dal 2030, chi aveva sposato ad esempio il proprio cane gli sarebbe dovuto rimanere fedele fino alla morte, senza poter fare un vero matrimonio con un essere umano. Non avrebbe potuto in teoria neanche consumare rapporti sessuali con un eventuale partner a due gambe. Nel caso di chi aveva sposato un criceto sarebbe bastato aspettare qualche anno per tornare “sul mercato”, ma per chi aveva sposato se stesso quella promessa “finché morte non vi separi” assumeva tutto un altro significato.

«Se non fossero così pochi quelli dei matrimoni bizzarri sarebbe scoppiata una rivolta popolare! Questi si sono accorti troppo tardi dell’inghippo.»

«Salvo alcuni che sono contenti così» precisò l’investigatore.

«La domanda è: il Nazari era davvero contento?»

«Parrebbe di no, se è vero – come è vero – che è stato visto in compagnia di una ragazza in un bar del centro. Parevano molto intimi.»

«Quindi è stato lui a far fuori la gatta, per evitare anni di attesa che morisse per cause naturali e poter sposare subito la nuova fiamma umana?»

«È quello che sostiene la Pubblica Accusa. Eloisa è stata trovata morta, avvelenata, in un giardino pubblico. Il Nazari sostiene di non saperne nulla, che la “moglie” era andata a fare un giro con le amiche feline del quartiere, che non era rincasata come suo solito e che aveva messo perfino dei volantini a giro per ritrovarla. Poi il netturbino, il signor Gustavo Signorini, ha trovato il cadavere durante il suo servizio nel parco…»

«Ma tu pensi che non sia stato lui, nonostante il movente e le prove a suo carico. Perché?»

L’ispettore posò forchetta e coltello nel piatto, guardò con un sorrisino sulla bocca sua moglie:

«Perchè» disse, portandosi l’indice sulla punta del naso come per intimare il silenzio, «è venuto da me un testimone che dice di aver trascorso la maggior parte del tempo, fino a notte fonda, insieme al Nazari, lasciandolo da solo in casa quando oramai la povera Eloisa era stata uccisa da tempo. Con questo colpo a sorpresa, vedrai che figura che faccio fare a quel presuntuoso del giudice Rattazzi, pubblica accusa nel processo». Così dicendo l’ispettore si strusciò le mani come per assaporare fin d’ora la soddisfazione della sua mossa, soprattutto verso un giudice che troppe volte si era permesso di mandare a monte le prove da lui accumulate nei vari casi che doveva spesso affrontare. Poi l’ispettore riprese in mano le posate e si servì un’altra fetta del roast beef che era una delle specialità della sua signora.

«Pensa se invece di te, avessi sposato anch’io, che so, una cagnetta? Ora starei mangiando croccantini…», e si lasciò andare ad una sonora risata.

La signora sorrise, ma non lasciò perdere la questione dell’uccisione di Eloisa.

«Come fai ad essere così sicuro di quello che ti ha raccontato il cosiddetto testimone? E se fosse un trucco anche questo, come quella volta…». Ma la signora non fece in tempo a finire la frase che il marito la bloccò, scuro in volto. «Per una volta che ho commesso un errore, non vorrai crocifiggermi definitivamente? In ogni modo, se questo ti può rassicurare, ho incaricato il brigadiere Dell’Orso di prendere tutte le informazioni riguardo al testimone e sulla solidità dell’alibi del Nazari? Contenta?». La signora posò una mano su quella del marito, come per un tacito assenso.

Quella sera l’ispettore e signora si recavano a teatro, invitati come sempre alla prima dell’Opera del Maggio, ora più che mai esaltata dalla meravigliosa sonorità di quel teatro rimesso a nuovo da pochi anni. Lasciata la tranvia a trazione completamente elettrica, così come da tempo succedeva per le auto, i due coniugi si stavano affrettando a percorrere il viale di accesso a poche decine di metri dall’ingresso, quando un signore, evidentemente non interessato alla serata teatrale per come era modestamente vestito, si avvicinò all’ispettore, chiedendo la sua attenzione.

«Non vede che siamo in ritardo? Chi è per volermi parlare proprio ora?»

L’uomo disse di chiamarsi Gustavo Signorini, il netturbino che aveva trovato la povera Eloisa avvelenata nel parco.

«E allora? Questo lo so anch’io. O ci sono novità riguardo all’uccisione della gatta, oppure ci lasci andare a teatro, per favore»

«Una novità ci sarebbe, signor ispettore. Lo vede quel grosso gatto là, a pochi metri da noi? E’ da quando ho ritrovato la povera gatta nel parco, che non riesco a levarmelo di torno. Mi viene dietro, attira la mia attenzione e se io mi fermo e mi chino a guardarlo, comincia un fitto miagolio come per raccontarmi qualcosa. Ma io, ovviamente, non conosco il linguaggio dei gatti. Così mi rialzo e lo lascio a miagolare. Allora lui ricomincia a venirmi dietro»

«Senta» si spazientì l’ispettore «neppure io conosco il linguaggio felino. Ora dobbiamo andare a teatro. Casomai si rifaccia vivo domani e ne riparliamo»

Mentre raggiungevano l’ingresso, l’ispettore se ne uscì:

«Scusa cara, ma se ne incontrano di tipi strani con questo mestiere»

La signora dette una leggera stretta al braccio del marito.

«Però che comportamento quel gatto! Tesoro, dovresti davvero cercare di capire cosa significa»

La maschera fece loro cenno di affrettarsi che stavano già lampeggiando le luci per segnalare l’inizio della scena.

All’uscita dal teatro i due coniugi si stavano affrettando a recarsi alla fermata della tramvia per prendere quella che era verosimilmente l’ultima corsa. Ma ancora una volta furono fermati da qualcuno. Questa volta si trattava del brigadiere Dell’Orso che sentiva il bisogno di riferire ciò che gli era capitato di vedere nel corso della serata trascorsa al seguito del testimone.

In poche parole il brigadiere riferì che, ad un certo punto dei suoi pedinamenti, il testimone si era recato in una zona poco illuminata vicina alla casa della ragazza che, così come gli era stata segnalata, risultava essere la stessa che era stata vista in compagnia del Nazari in pose intime.

«E cosa è successo?», domandò un molto incuriosito ispettore.

«Io, sfruttando l’oscurità, mi sono infilato in un portone vicinissimo ai dove era il testimone e dove si era recata pure la ragazza. Così ho potuto sentire tutto quello che si sono detti»

«E cosa si sono detti?» lo sollecitò l’ispettore

A questo punto Dell’Orso riferì che il giovane rassicurò la ragazza sul fatto che l’ispettore sembrava aver presa per buona la sua testimonianza. Che se il Nazari, che aveva perso la testa per lei e aveva avvelenato la gatta, se la cavava al processo, lei l’avrebbe potuto sposare, chiedendo la comunione dei beni e diventando così ricca sfondata come lo era il Nazari. Poi avrebbero trovato loro un modo per far fuori anche lui e godersi insieme la vita. Dopo queste parole, il brigadiere aveva sentito solo il rumore dei loro baci e dei loro gemiti e ne aveva approfittato per allontanarsi.

«E ora come faremo per incastrarli, questi piccioncini?», domandò l’ispettore.

A questo punto il brigadiere tirò fuori un piccolissimo apparecchio che risultò essere un registratore ultrasensibile da cui l’ispettore potette riascoltare, parola per parola, le cose che Dell’Orso gli aveva raccontato.

Mentre i due coniugi si recavano verso la macchina del brigadiere, che si era offerto di accompagnarli a casa, la moglie diede una leggera stretta al braccio del marito. E gli sussurrò:

«Bravo!»

Firenze – Sesto Fiorentino, 27-30 brumaio ‘30 (17-20 novembre 2021)

Per WEN dicembre 2021 (Coniugi)

Una risposta a “WEN – CONIUGI – I coniugi – Massimo Acciai Baggiani & Renato Campinoti”

  1. Avatar MILENA BELTRANDI
    MILENA BELTRANDI

    Uno sguardo nel futuro, con una tinta di giallo, Simpatico.

Rispondi