WEN – CONIUGI – Il nome della donna – Carlo Menzinger

L’Altissimo l’aveva posto nel suo radioso giardino

Aveva posto l’Uomo nel suo parco senza fine.

Il Fiume Pison irrogava quella terra d’oro

E anche il Ghicon e il Tigri e l’Eufrate

Bagnavano l’Eden che il Signore aveva donato

Aveva donato all’Uomo

E ancora nessuno sapeva perché

E piante colorate

Piante ricche di frutti crescevano

Crescevano ovunque

E l’Uomo si beava gli occhi, il naso e la gola

Ma poiché l’Uomo era la sola creatura

La sola creatura che si muovesse

Il Saggissimo pensò di dargli compagnia

E gli pose accanto animali d’ogni specie

E disse all’Uomo

“Dona a ciascuno un nome

Quel nome sarà buono

Quel nome sarà il loro nome”

L’Uomo era lì per quello

L’Uomo camminava per l’immenso giardino

Un giardino senza confini

E guardava attorno a sé uccelli, insetti e fiere

E a ognuno dava un nome

E la sua fantasia pareva un fiume in piena

E passarono sere

E passarono secoli

E passarono millenni

E l’Uomo continuava a distribuire

A distribuire generoso nomi

E la sua memoria era senza affanni

E ciascun nome ricordava

E la sua fantasia era fantasmagorica

E nuovi nomi generava

Poi un giorno disse a Dio

– Erano millenni che non si faceva vedere

Erano ere che non si faceva sentire –

“Signore, ho dato un nome

a tutti gli esseri viventi,

agli animali e persino alle piante e a ogni seme

E anche ai monti, alle colline, alle valli

Alle pietre e ai sassi

Ma nessuno di essi sa parlare

Solo te e io

Solo te e io sappiamo

E tu, mio Dio, sei sempre lontano

E io vorrei che ogni tanto tu mi parlassi

Cosa me ne faccio, mio Signore,

Di tutti questi nomi?”

Allora l’Onnisciente prese la costola dell’Uomo

E gli disse: “Adamo”

poiché questo era il nome che aveva dato all’Uomo

“Adamo, ecco un essere che parla”

E plasmò anche ondeggianti come mare che si frange

E seni floridi come sorgenti di miele

E occhi profondi come abissi di cielo

E pelle di seta come altra non c’era

E Adamo la chiamò Donna.

E la Donna si guardò attorno

Vide le piante e vide gli animali

E subito chiese il loro nome all’Uomo

E l’Uomo di ciascuno le disse il nome

E passò il giorno

E passarono ere ed evi

E la Donna parlava

E mai smise di parlare.

Un giorno la Donna chiese all’Uomo

“Cosa sono io?”

“Sei una donna” rispose l’Uomo.

“E come mi chiamo” chiese la Donna.

“Donna” rispose Adamo.

“Questo è quello che sono” disse la donna.

“Ti ho chiesto il mio nome

Così come tu ti chiami Adamo

Voglio sapere come posso esser chiamata”

E l’Uomo si accorse di aver commesso un errore

L’Uomo si accorse di essersi dimenticato

Dimenticato di dare un nome

Un nome alla donna

Alla compagna della sua vita

Un nome che la rendesse unica

Un nome che la distinguesse dalle altre

Trovò però subito una scusa

“Ma tu sei, tu sei l’Unica Donna,

perché dovresti avere anche un altro nome?

Tu sei La Donna”

La Donna capì che la s’ingannava

“Tu pure sei l’unico Uomo

Ma hai un nome

Il tuo nome è Adamo”.

L’Uomo sussultò ma si riprese:

“Tu e io siamo uomini,

così come il cane e la cagna sono cani

e lo stallone e la giumenta sono cavalli

o la pecora e il montone sono pecore…”

“E la femmina dell’Uomo come si chiama?”

Chiese la donna e, poiché Adamo taceva, proseguì

“La femmina dell’uomo si chiama donna.

Tu non mi hai dato un nome perché per te non conto

Tu non mi hai dato un nome perché non me ne ritieni degna

Tu non mi hai dato un nome perché non mi ami”

Così disse la Donna e proruppe in pianto

E il suo pianto non aveva fine

E da esso sgorgò un fiume

Un fiume che si riversò nel Pison

E il Pison si gonfiò e straripò

Straripò e allagò l’Eden tutto quanto

E la donna fuggì via

E Adamo protese le sue mani

Invano

E la donna corse

E corse

E giunse nel mezzo del giardino

E lì vide il Serpente

E il Serpente le chiese:

“Donna, perché piangi? Donna perché fuggi?”

Ma ella non rispose e anzi lo guardò con rancore

Il Serpente allora, come per consolarla, le offrì un frutto.

“Tieni, mangia” disse

Disse come per consolarla, ma nella sua voce non c’era amore

La donna allora lo guardò dritto nei piccoli occhi

“Questo è il frutto dell’albero proibito” disse

“Se ne mangerò, morirò…

Dammelo” aggiunse “Voglio morire

Non posso vivere in questo mondo senza patire

Dammelo. Non farmi più aspettare.”

“Perché?” chiese il Serpente

“Perché non ho Nome e chi non ha Nome non ha Amore

E senza Nome e senza Amore non c’è Vita”

“Questo frutto non ti farà morire” disse la Bestia

“Se lo mangerai sarai come Dio

Se lo mangerai conoscerai il Bene e il Male

Se lo mangerai conoscerai ogni cosa

Se lo mangerai conoscerai il tuo Nome”

“Dammelo” ripeté la Donna e la Serpe ubbidì.

La Donna mangiò e le si aprirono gli occhi

E i suoi occhi videro molte cose

Ed ella seppe il suo Nome

E il suo Nome era Eva

Ma quel nome non le era stato dato da Adamo.

Ella allora andò dall’Uomo

E gli offrì il frutto

Ed egli lo mangiò

E la vide con occhi diversi

E vide che ella era nuda

E vide che la sua pelle era dolce e liscia

E vide che i suoi fianchi erano invitanti

E vide che i suoi seni erano appetitosi

E si accorse di essere nudo egli stesso

E si accorse che desiderava toccarla

E si accorse che desiderava abbracciarla

E si accorse che voleva essere dentro di lei

E si accorse che ora che lei aveva un Nome

Lui quel nome poteva cantarlo

E lo cantò e lo gridò e lo ripeté

“Eva” egli cantava mentre la baciava

“Eva” egli sussurrava mentre la stringeva

“Eva” egli gridava mentre la penetrava

E lei sapeva di essere amata

E lei ripeteva il suo nome

“Adamo, oh Adamo, Adamo, Adamo!”

E lui si beava del nome di lei

E lei si beava del nome di lui

E lui si beava di Eva

E lei si beava di Adamo.

Poi udirono i passi del Signore Dio

Erano passi ma parevano tuoni

Erano passi ma incutevano in loro timore

E provarono vergogna per ciò che facevano

E provarono vergogna per ciò che avevano fatto.

E provarono vergogna dell’amore

E allora si nascosero

Si nascosero trai cespugli

Trai cespugli celarono la loro nudità.

“Perché ti nascondi, Adamo?” chiese Dio

“Mi nascondo perché provo vergogna, Signore”

Rispose il compagno di Eva

“Di cosa provi vergogna?” chiese l’Onnisciente.

“Della mia nudità provo vergogna, Signore”

“Chi ti ha detto che sei nudo?” chiese Colui Che Tutto Vede.

“Hai forse mangiato dall’Albero del Bene e del Male?”

Quando Dio ebbe udito la loro risposta

Molto si irritò

E cacciò allora Adamo e anche Eva dal suo Giardino

E Adamo ed Eva corsero nudi

E Adamo pensava a Eva

E Eva pensava ad Adamo

E Adamo dimenticò il nome degli altri esseri

Ed Eva dimenticò il nome degli animali e delle piante

E la minaccia di Dio li inseguì per miglia e miglia

E il ventre di Eva lievitava ed ella sapeva del dolore

Sapeva del dolore che la attendeva

Ma un nome le colmava la mente

Adamo le colmava la mente

E Adamo arrancava e sapeva del dolore e delle fatica

Sapeva del dolore e della fatica che li attendeva

Ma un nome gli colmava la mente

Eva gli colmava la mente.

E Adamo ed Eva litigarono

E Adamo ed Eva si scontrarono e lottarono

E furono amici ma anche nemici

Come Dio aveva detto loro quel giorno

Ma Adamo sempre amò quella donna

Ed Eva sempre amò quell’Uomo

E se anche non ricordavano più

Non ricordavano più i nomi di molti animali

Non ricordavano più i nomi di piante, valli e colline

Adamo mai dimenticherà il nome di Eva

Ed Eva mai dimenticherà il nome d’Adamo.

Firenze, 18/10/2003

Adamo ed Eva

Da “Il terzultimo pianeta” di Carlo Menzinger di Preussenthal

Una risposta a “WEN – CONIUGI – Il nome della donna – Carlo Menzinger”

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