L’Altissimo l’aveva posto nel suo radioso giardino
Aveva posto l’Uomo nel suo parco senza fine.
Il Fiume Pison irrogava quella terra d’oro
E anche il Ghicon e il Tigri e l’Eufrate
Bagnavano l’Eden che il Signore aveva donato
Aveva donato all’Uomo
E ancora nessuno sapeva perché
E piante colorate
Piante ricche di frutti crescevano
Crescevano ovunque
E l’Uomo si beava gli occhi, il naso e la gola
Ma poiché l’Uomo era la sola creatura
La sola creatura che si muovesse
Il Saggissimo pensò di dargli compagnia
E gli pose accanto animali d’ogni specie
E disse all’Uomo
“Dona a ciascuno un nome
Quel nome sarà buono
Quel nome sarà il loro nome”
L’Uomo era lì per quello
L’Uomo camminava per l’immenso giardino
Un giardino senza confini
E guardava attorno a sé uccelli, insetti e fiere
E a ognuno dava un nome
E la sua fantasia pareva un fiume in piena
E passarono sere
E passarono secoli
E passarono millenni
E l’Uomo continuava a distribuire
A distribuire generoso nomi
E la sua memoria era senza affanni
E ciascun nome ricordava
E la sua fantasia era fantasmagorica
E nuovi nomi generava
Poi un giorno disse a Dio
– Erano millenni che non si faceva vedere
Erano ere che non si faceva sentire –
“Signore, ho dato un nome
a tutti gli esseri viventi,
agli animali e persino alle piante e a ogni seme
E anche ai monti, alle colline, alle valli
Alle pietre e ai sassi
Ma nessuno di essi sa parlare
Solo te e io
Solo te e io sappiamo
E tu, mio Dio, sei sempre lontano
E io vorrei che ogni tanto tu mi parlassi
Cosa me ne faccio, mio Signore,
Di tutti questi nomi?”
Allora l’Onnisciente prese la costola dell’Uomo
E gli disse: “Adamo”
poiché questo era il nome che aveva dato all’Uomo
“Adamo, ecco un essere che parla”
E plasmò anche ondeggianti come mare che si frange
E seni floridi come sorgenti di miele
E occhi profondi come abissi di cielo
E pelle di seta come altra non c’era
E Adamo la chiamò Donna.
E la Donna si guardò attorno
Vide le piante e vide gli animali
E subito chiese il loro nome all’Uomo
E l’Uomo di ciascuno le disse il nome
E passò il giorno
E passarono ere ed evi
E la Donna parlava
E mai smise di parlare.
Un giorno la Donna chiese all’Uomo
“Cosa sono io?”
“Sei una donna” rispose l’Uomo.
“E come mi chiamo” chiese la Donna.
“Donna” rispose Adamo.
“Questo è quello che sono” disse la donna.
“Ti ho chiesto il mio nome
Così come tu ti chiami Adamo
Voglio sapere come posso esser chiamata”
E l’Uomo si accorse di aver commesso un errore
L’Uomo si accorse di essersi dimenticato
Dimenticato di dare un nome
Un nome alla donna
Alla compagna della sua vita
Un nome che la rendesse unica
Un nome che la distinguesse dalle altre
Trovò però subito una scusa
“Ma tu sei, tu sei l’Unica Donna,
perché dovresti avere anche un altro nome?
Tu sei La Donna”
La Donna capì che la s’ingannava
“Tu pure sei l’unico Uomo
Ma hai un nome
Il tuo nome è Adamo”.
L’Uomo sussultò ma si riprese:
“Tu e io siamo uomini,
così come il cane e la cagna sono cani
e lo stallone e la giumenta sono cavalli
o la pecora e il montone sono pecore…”
“E la femmina dell’Uomo come si chiama?”
Chiese la donna e, poiché Adamo taceva, proseguì
“La femmina dell’uomo si chiama donna.
Tu non mi hai dato un nome perché per te non conto
Tu non mi hai dato un nome perché non me ne ritieni degna
Tu non mi hai dato un nome perché non mi ami”
Così disse la Donna e proruppe in pianto
E il suo pianto non aveva fine
E da esso sgorgò un fiume
Un fiume che si riversò nel Pison
E il Pison si gonfiò e straripò
Straripò e allagò l’Eden tutto quanto
E la donna fuggì via
E Adamo protese le sue mani
Invano
E la donna corse
E corse
E giunse nel mezzo del giardino
E lì vide il Serpente
E il Serpente le chiese:
“Donna, perché piangi? Donna perché fuggi?”
Ma ella non rispose e anzi lo guardò con rancore
Il Serpente allora, come per consolarla, le offrì un frutto.
“Tieni, mangia” disse
Disse come per consolarla, ma nella sua voce non c’era amore
La donna allora lo guardò dritto nei piccoli occhi
“Questo è il frutto dell’albero proibito” disse
“Se ne mangerò, morirò…
Dammelo” aggiunse “Voglio morire
Non posso vivere in questo mondo senza patire
Dammelo. Non farmi più aspettare.”
“Perché?” chiese il Serpente
“Perché non ho Nome e chi non ha Nome non ha Amore
E senza Nome e senza Amore non c’è Vita”
“Questo frutto non ti farà morire” disse la Bestia
“Se lo mangerai sarai come Dio
Se lo mangerai conoscerai il Bene e il Male
Se lo mangerai conoscerai ogni cosa
Se lo mangerai conoscerai il tuo Nome”
“Dammelo” ripeté la Donna e la Serpe ubbidì.
La Donna mangiò e le si aprirono gli occhi
E i suoi occhi videro molte cose
Ed ella seppe il suo Nome
E il suo Nome era Eva
Ma quel nome non le era stato dato da Adamo.
Ella allora andò dall’Uomo
E gli offrì il frutto
Ed egli lo mangiò
E la vide con occhi diversi
E vide che ella era nuda
E vide che la sua pelle era dolce e liscia
E vide che i suoi fianchi erano invitanti
E vide che i suoi seni erano appetitosi
E si accorse di essere nudo egli stesso
E si accorse che desiderava toccarla
E si accorse che desiderava abbracciarla
E si accorse che voleva essere dentro di lei
E si accorse che ora che lei aveva un Nome
Lui quel nome poteva cantarlo
E lo cantò e lo gridò e lo ripeté
“Eva” egli cantava mentre la baciava
“Eva” egli sussurrava mentre la stringeva
“Eva” egli gridava mentre la penetrava
E lei sapeva di essere amata
E lei ripeteva il suo nome
“Adamo, oh Adamo, Adamo, Adamo!”
E lui si beava del nome di lei
E lei si beava del nome di lui
E lui si beava di Eva
E lei si beava di Adamo.
Poi udirono i passi del Signore Dio
Erano passi ma parevano tuoni
Erano passi ma incutevano in loro timore
E provarono vergogna per ciò che facevano
E provarono vergogna per ciò che avevano fatto.
E provarono vergogna dell’amore
E allora si nascosero
Si nascosero trai cespugli
Trai cespugli celarono la loro nudità.
“Perché ti nascondi, Adamo?” chiese Dio
“Mi nascondo perché provo vergogna, Signore”
Rispose il compagno di Eva
“Di cosa provi vergogna?” chiese l’Onnisciente.
“Della mia nudità provo vergogna, Signore”
“Chi ti ha detto che sei nudo?” chiese Colui Che Tutto Vede.
“Hai forse mangiato dall’Albero del Bene e del Male?”
Quando Dio ebbe udito la loro risposta
Molto si irritò
E cacciò allora Adamo e anche Eva dal suo Giardino
E Adamo ed Eva corsero nudi
E Adamo pensava a Eva
E Eva pensava ad Adamo
E Adamo dimenticò il nome degli altri esseri
Ed Eva dimenticò il nome degli animali e delle piante
E la minaccia di Dio li inseguì per miglia e miglia
E il ventre di Eva lievitava ed ella sapeva del dolore
Sapeva del dolore che la attendeva
Ma un nome le colmava la mente
Adamo le colmava la mente
E Adamo arrancava e sapeva del dolore e delle fatica
Sapeva del dolore e della fatica che li attendeva
Ma un nome gli colmava la mente
Eva gli colmava la mente.
E Adamo ed Eva litigarono
E Adamo ed Eva si scontrarono e lottarono
E furono amici ma anche nemici
Come Dio aveva detto loro quel giorno
Ma Adamo sempre amò quella donna
Ed Eva sempre amò quell’Uomo
E se anche non ricordavano più
Non ricordavano più i nomi di molti animali
Non ricordavano più i nomi di piante, valli e colline
Adamo mai dimenticherà il nome di Eva
Ed Eva mai dimenticherà il nome d’Adamo.
Firenze, 18/10/2003

Da “Il terzultimo pianeta” di Carlo Menzinger di Preussenthal

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