WEN – DANZA – La danza delle ore –  Laura Gronchi

Il tempo passa.

Tic-tac, tic-tac.

Le lancette girano, elargendo, ad ogni numero, il tempo necessario per l’esibizione.

L’Uno è pronto, impettito, preciso, allo scoccar del primo secondo inizia l’assolo di tip tap: prima una giga irlandese, poi si passa alle melodie di Fred Astaire, prima tra tutte “Chick to chick”.

Salta sulla lancetta dei secondi, la percorre fino al perno centrale e passa a quella dei minuti, infine, con triplo salto mortale, va a quella delle ore, tornando al suo posto, in un “oh” generale, che conferma l’abituale primeggiare.

Abbassa il capo in un inchino accennato, poi, da perfetto gentiluomo, lascia campo libero alla dolce Due.

La lancetta rossa sorpassa Dodici e un fremito le scuote il rigido tutù. Il collo da cigno si piega lieve da una parte all’altra, come a volersi sgranchire dalla lunga immobilità, infine la ballerina si alza e inizia a danzare sulle note dello “Schiaccianoci”. Gli occhi sono tutti per lei che volteggia leggera ora su una lancetta, ora sull’altra, seguendo le note, concentrata, ma senza perdere la grazia che si specchia nei gesti e nei delicati lineamenti del viso, come se ballare sulle punte fosse la cosa più naturale del mondo.

Il tempo passa.

Tic-tac, tic-tac.

Due riprende il suo posto, fa una riverenza e torna ad accoccolarsi, le gambe ripiegate sotto al pizzo, salutata da un’ovazione generale.

Lo scatenato Tre non sta nella pelle, non cerca l’approvazione altrui, allo scoccare dell’ora calca in testa il berretto con la tesa al contrario, mette al massimo lo stereo e si scatena in una breakdance acrobatica che lascia gli altri a bocca aperta. Salta sulle braccia, tramuta il corpo in una trottola, passa da una lancetta all’altra come un trapezista, al ritmo tribale di una melodia che si ripete sempre uguale, finendo per strappare qualche sbadiglio qua e là, ma lui non se ne cura, continua fino allo scoccare dell’ora successiva, rubando qualche secondo all’austero Quattro, che non si scompone.

Il Quattro? Sono già le quattro…e che cosa potrà mai ballare ‘sto numero?

Gina si gira dentro al letto. Nel sopore del dormiveglia, tira la coperta al mento, poi l’aggiusta, senza aprire gli occhi, senza mai destarsi del tutto.

Boh? A scuola, la maestra lo chiamava “la seggiolina”, per farcelo imparare a mente.

Intanto cerca una posizione più comoda per riprendere sonno.

Mi vengono in mente i russi, anzi i…come si chiamano quelli della Steppa? I coma… I  kusa ..i cosacchi! Ecco loro ballano il casatchok e, quando ballano, sembrano seduti, proprio come il quattro.

Come faceva?

Ah, sì: “Casatchok è il ballo della steppa. Balla, balla e il freddo se ne va”…poi non me la ricordo più…la, la, la…na, na, na…

I numeri, le lancette, lo sfondo rotondo e bianco si dissolvono, resta solo il buio,

Lei si addormenta e non pensa più a niente.

«Drin! Drin! Drin! Drin! Dr…» Il palmo di Gina si abbatte sull’interruttore della sveglia, gli occhi sbarrati, increduli, fissano il quadrante fosforescente.

No! Già le sei? Mamma mia che sonno…

E se mi dessi malata?

Sbadiglia, e intimamente sorride al pensiero che la tenta ogni mattina.

Sdraiata supina, ripensa al buffo sogno che ha fatto.

Che avrà voluto dire? Forse che sto perdendo tempo? Su questo ci dovrò ragionare…

Però era divertente, peccato che ricordi solo fino al Tre, mi sarebbe piaciuto sapere in che danza si sono cimentati gli altri.

Mentre si alza e si prepara per la giornata, le cifre continuano a frullarle per la testa, finché giunge a una conclusione che le pare buffa.

Non so gli altri numeri, ma sono certa che la coppia Undici avrebbe ballato un tango!

Laura Gronchi

Rispondi

Verificato da MonsterInsights