
Stamani guardandomi allo specchio ho notato una linea che dalla coda dell’occhio sinistro si estende fino all’attaccatura del naso. È una ruga che presto sarà seguita da altre che si sistemeranno sulla mia bella faccia. Sono espressioni della mia pelle che si segna tutto non può fare a meno di rispondere ai fatti della vita. Ha registrato tutta la mia frustrazione e il senso di impotenza dovuti alla certezza che non potrò più ballare per il Teatret Ballet. Mancano i fondi e il merito è tutto di Larsen : sono finiti nelle sue tasche d’impresario dedito soprattutto al furto. Ma non mi preoccupo più di tanto saprò trovare altrove un nuovo contratto. Ma nel frattempo posso distrarmi, recuperare la leggerezza perduta. Esco all’aria aperta cammino a lungo cammino cammino. Sento la consistenza setosa dei miei ricci mi sfiorano le spalle, il mio portamento è regale. Incedo con passi virili e ragazze d’ogni età si girano a guardarmi. Mi lanciano sguardi vogliosi stregate dall’azzurro avvolgente dei miei occhi. Ma a Yaro cotanta ammirazione non basta più. Anche LUI lì sotto è insoddisfatto, stanco di nuotare nei laghi salati di certe bionde. Nauseato all’idea di entrare nelle pozze rosate di donne esili e riluttanti. O d’inebriarsi immobile nelle odorose paludi di nere creature. Si è ritirato non senza malinconia e vuole solo starsene per i fatti suoi. Yaro non c’è più per nessuno. Accellera senza voltarti indietro Yaro. Immergiti nel Teatro della Natura, nel silenzio della notte. Sono su una arteria stradale di raccordo con la periferia vedo un sentiero semi nascosto e mi c’infilo. Proprio qui in questa pace che sta crescendo posso essere ispirato, trasformare i miei pensieri in movimento. Mi concentro sul mio corpo. Sto in ascolto. La mia mente si fa sentire e il corpo va dove desidero. Eseguo. I nervi si distendono i muscoli si allungano. Alzo la gamba destra che diventa una lancia scagliata nel buio mentre inspiro ed espiro. Ritorno. Ora è verso il cuore della terra che voglio andare. Inspiro a lungo e stando in piedi la spina dorsale s’inarca la testa la segue e quando sento di essere arrivato espiro espiro in profondità. Ritorno e mi siedo a gambe incrociate su una striscia di seta che mi ripara dall’umidità del terreno. Guardo davanti a me. Le braccia si levano verso l’alto parallele al capo poi molto lentamente si scostano per aprire l’orizzonte e i palmi delle mani tese si girano per abbracciare l’Universo e piano dico dimmi chi sono in questo preciso istante. Dammi un segno.Con le braccia disegno un semicerchio e il busto si torce dolcemente da sinistra a destra e viceversa. Mi fermo e ascolto. Sento la perfezione di questo momento non mi manca nulla le mille luci pullulanti della capitale sono una promessa giro la testa la foresta continua a salire, è un invito a proseguire. Sta iniziando a nevicare e la luna piena è la mia guida. Freschi fiocchi di neve m’inondano il viso. Il mio corpo intirizzito vuole procedere verso l’alto. Le dita cominciano a tracciare spirali nell’aria poi le mani si protendono a prendere la luna e la portano verso il mio cuore per poi rilanciarla nel firmamento. I miei passi si stan facendo minimi su un sentiero senza ostacoli tra fronde algide e luccicanti. Un bagliore. Cosa sarà? Come se ci fosse qualcuno che da dietro mi spinge avanzo rapido intravedo una radura luminosa e odo sonorità incalzanti. Eccomi giunto davanti a un grande Fuoco e seduti tutt’intorno giovani volti sorridenti che mi scrutano incuriositi.
– Sono Yaro una stella del Teatret Ballet e vorrei danzare con voi. Alzatevi vi prego –
Non esitano un secondo sono tutti in piedi mi guardano felici.
Mentre le percussioni continuano il loro folle canto i nostri corpi ruotano vorticano si sfiorano si allacciano e si flettono. Circola un’energia benefica che ci unisce e ci fa brillare gli occhi.
Adesso che la mia anima è di nuovo sazia e ricolma d’amore posso anche sfidarlo, il Fuoco. Attento ai guizzi del suo gioco alla sua forza rigenerante che è la mia luce ritrovata.
Mi allontano quanto basta prendo la ricorsa e faccio il Grande Salto.
Rosalba Nola

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