
“Non si fa la spia!”
Sapeva che i bambini debbono obbedire agli adulti, però l’ordine appena ricevuto lo turbava. Era ospite degli zii perché la mamma era all’ospedale e finché non guariva doveva stare con loro. Vedeva il babbo soltanto alla sera: veniva a cena, poi tornava alla loro casa. Gli aveva chiesto di portare anche lui a dormire nel suo lettino, ma la risposta era stata che la zia lo curava con attenzione, perciò doveva restare con lei, dirle grazie e obbedire ai suoi ordini.
Fare la spia era una cosa brutta, anche la mamma glielo aveva detto, ma in quel caso non gli sembrava giusto. Da una finestra della zia, dall’altro lato del cortile, aveva visto quello che succedeva in una stanza a pianterreno. Di solito c’era una tenda bianca alla finestra di quella stanza che impediva di vedere dentro, ma quel pomeriggio non era stata tirata e lui aveva visto una brutta cosa: un uomo aveva picchiato forte, forte la signora che abitava laggiù, l’aveva lasciata per terra e se ne era andato. La signora era rimasta sul pavimento per molto tempo. Quando si era rialzata camminava male, aggrappata ai mobili. Si era buttata su una poltrona e sembrava un grosso giocattolo rotto.
La zia per tutto quel tempo era stata in cucina, aveva stirato e si era messa a preparare la cena. Lui era andato a raccontarle quello che aveva visto e le aveva domandato:
“Bisogna chiamare i carabinieri?”
Aveva ricevuto quella risposta che non lo convinceva. Doveva obbedire alla zia che si prendeva cura di lui, ma era preoccupato per quella signora e anche spaventato. Gli sembrava giusto chiamare i carabinieri.
Andò a cercare lo zaino di scuola, prese un foglio dell’album, il lapis e i pastelli, si mise a disegnare l’uomo cattivo e la donna che cadeva per terra. Arrivò il babbo, gli dette un bacio sulla testa , osservò il disegno e domandò:
“Chi sono queste persone?”
Non che cosa hai disegnato, ma chi sono queste persone. Prima che si potesse spiegare arrivò la zia, guadò il foglio anche lei e lo sgridò:
“Ti avevo detto di non fare la spia!”
“Eh, no! – disse il babbo – Il disegno è impressionante, il bambino si deve sfogare!”
Piano piano, una frase alla volta, gli fece raccontare tutto. Andò alla finestra, guardò in basso, prese il cellulare e chiamò qualcuno.
“Mi metti in difficoltà coi vicini!” gridò la zia.
“I soprusi vanno denunciati! – le rispose il babbo – Se l’avessi fatto anche tu, a suo tempo, ora staresti meglio!”
“Lascia che provveda l’interessata!”
”L’interessata ragiona come te. Credo che non sia la prima volta che le prende. Io e il bambino non vogliamo che alla prossima occasione la faccia a pezzi.”
“A pezzi? – pensò lui -Ma se si fa a pezzi una persona, quella muore!”
Suonarono alla porta, erano i carabinieri. Subito dopo arrivò anche lo zio che stette zitto zitto ad ascoltare quello che dicevano gli altri adulti e poi anche lui, perché i carabinieri gli rivolsero certe domande e gli chiesero se potevano prendere il disegno per allegarlo al verbale . Lui non sapeva che cos’è il verbale e come si fa a legarci un disegno, ma li accontentò. Aveva sempre pensato che i carabinieri fossero molto severi, anche molto cattivi, invece erano buoni e gentili, meritavano il suo disegno. Quando stavano per uscire domandò loro:
“Ho fatto la spia?”
“No, questo non è fare la spia! Hai fatto il tuo dovere di bravo bambino.”
Si sentì confortato. I carabinieri di certe cose se ne intendono meglio di tutte le zie del mondo.
E lo zio? Chissà perché non aveva detto neanche una parola!

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