
«Lei non ha capito signore! Questa è una cosa seria: qualcuno ha clonato i documenti della sua auto che ha usato per fare una rapina, deve venire il prima possibile; siamo carabinieri non venditori ambulanti, ne va della sua sicurezza!» si irritò la voce al telefono.
La comunicazione era disturbata ed era difficile capire ogni parola, aveva inteso “carabinieri”, ma non avrebbe potuto giurarlo.
«Ho capito, ma cosa vengo a fare fin là, io l’auto la vedo: è parcheggiata qui davanti nessuno me l’ha presa!» rispose l’uomo all’ennesima richiesta di presentarsi alla caserma dall’altra parte della città.
«Mi ascolti bene: i malviventi hanno fatto una rapina con un’auto che, dalla targa, risulta essere intestata a lei, quindi deve venire in caserma per le pratiche di rito, prima arriva prima si risolve.» continuò l’altro indispettito dalla diffidenza dell’uomo.
«Va bene, va bene, arrivo… ma quale ufficio devo cercare? Di chi devo chiedere?»
«Ah non si preoccupi per quello, la cosa è talmente urgente che un militare l’aspetterà sulla porta, basterà che lei dica il suo nome.»
«Va bene, via! Mi vesto e parto, si farà presto vero? Non mi piace lasciare mia moglie sola in casa.»
«No, non si preoccupi, giusto il tempo di leggere alcuni documenti, accertare che lei non è coinvolto e può tornare a casa.»
Conclusa la telefonata, l’uomo si rivolse alla moglie: la strana telefonata, disturbata da rumori in sottofondo, l’agitava.
«Vado dai carabinieri a firmare dei fogli e torno.» le disse.
«Che strano che ti chiamino dalla caserma che sta dall’altra parte della città quando abbiamo una sezione qui a cento metri: se è cosa urgente e riguarda una rapina, saranno informati tutti non solo chi ha chiamato!» rispose lei preoccupata.
Decisero così di andare insieme. Il maresciallo li ricevette subito quando il piantone l’informò della loro richiesta.
«Avete fatto bene a venire qui: non c’è stata nessuna rapina, sono truffatori, usano il nostro nome, ma quando ci vedono scappano.» rispose loro il sottufficiale.
«Mi hanno detto di andare in quella specifica caserma, che mi avrebbero aspettato sulla porta: dove sta la truffa?» chiese l’uomo stringendo la mano della moglie, incredulo.
«Loro obiettivo sono le persone anziane, si spacciano per appartenenti alle forze dell’ordine, trovano un motivo d’angoscia, come nel vostro caso, la rapina, la clonazione, altre volte è un incidente in cui è rimasto implicato un nipote, un figlio! Una volta agganciata la vittima, la banda entra in azione: il marito viene trattenuto, accompagnato in un bar e, con la scusa di calmarlo, gli offre qualcosa da bere – che lo intontisce – nel frattempo a casa la moglie non riceve notizie e più passa il tempo più va in ansia; è allora che il complice si presenta chiedendo i gioielli e i contanti per confrontarli con quelli della rapina per velocizzare la pratica che trattiene il marito nei guai, sembra essere il colpevole del furto! La donna, presa dall’angoscia, gli mostra i soldi e gioielli…» spiegò il maresciallo con tatto.
«Oh, ma voi li prenderete vero?»
«Purtroppo pochi fanno la segnalazione e senza non possiamo agire, non possiamo indagare e quindi non riusciamo a bloccarli.» rispose il graduato,
«… e difficilmente il truffato denuncia, si sentono avviliti e si vergognano di essere caduti nella trappola, soffrono in silenzio e hanno paura del giudizio negativo degli altri.» concluse il piantone che, al pc, raccoglieva la loro deposizione.
«Denunciamoli questi bastardi che si permettono di ferire persone fragili e indifese, allora!».

Milena Beltrandi

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