Gli succedeva solo lì, seduto su quella panca di marmo, fredda come la lapide del cimitero.
Attendeva che molti se ne andassero, che restasse abbastanza posto per sé e per il suo dolore.
Si sedevano vicini e guardavano rapiti. Ogni sabato, stessa ora, intorno all’una circa, pagava il biglietto e come un qualsiasi altro turista, si lanciava tra le sale piene di quadri famosi.
Il più grande, nella sala 24 rossa, lo considerava suo.
Arrivava e già da lontano ne percepiva la poesia che emanava, come un elastico che lo attirava a sé, non guardava altro intorno, si sedeva e preso il suo dolore per mano si perdeva nel groviglio di colori che, ancor prima di rendersene conto, lo trascinavano nel vortice di estasi.
Quella era la ragione che lo portava lì ogni sabato. Si ritrovava in un altrove che solo il suo dolore poteva comprendere. Aveva cercato il nome dell’autore, un certo Qualcuno da non ricordava dove, ma non era questo l’importante. Nemmeno aveva voluto sapere il significato dell’opera. Gli importava solo come ci si sentiva davanti, o dentro, perché lui era mischiato a quei colori.
Era il giallo accecante del sole, dei campi di grano, che lo faceva fluttuare in un azzurro, un punto di azzurro difficile da definire a parole. Poteva essere oceano o cielo, non importava. Ma era il verde, acceso con tratti di cupo, che lo faceva crollare in estasi. Era quello che anche il suo dolore preferiva. Non sapeva di preciso quanto sarebbe restato. Dipendeva dal suo dolore.
Tutto dipendeva da lui. Era lì per lui e si alzava quando lui lo strattonava delicato per il braccio sano, quello destro, quello che non aveva a che fare col cuore.
Quel giorno si alzò di scatto e si voltò verso l’uscita della sala in quel momento semivuota. La vide subito. Era in un angolo, anche lei si era appena alzata. Si sorrisero e si diressero verso l’uscita nello stesso momento. Si arrivarono vicini, si guardarono negli occhi. Il suo dolore lo sospinse in avanti quasi a sfiorare i capelli di lei.
Ecco che il verde acceso del quadro lo trovò in quei due occhi che lo fissavano ridenti. Il dolore gli strinse lo stomaco. Ecco che sentì di nuovo quello stesso formicolio che aveva appena lasciato su quella panca di marmo.
In fondo a quei due occhi verdissimi sentì il vortice di estasi che lo risucchiava a sé, lo attirava, lo sbatteva qua e là, lo faceva suo per sempre. E gli parve che in quel momento il suo dolore, pur non abbandonandolo, si facesse più quieto.

di Serena Taccagni

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