
Da giorni attende la risposta: la comunicazione dei vincitori alla selezione.
Pare essere arrivata: il mittente è quello giusto, chissà se danno risposta a tutti, vincitori e vinti. Ricevere il messaggio può non significare ancora niente.
Un vuoto improvviso rimbomba nello stomaco. Si offusca la mente. Un leggero ruotare del capo. È arrivato il momento rivelatore, che fa da spartiacque tra il prima della speranza, il dopo della consapevolezza. Definitiva.
Due le possibilità: “siamo lieti di comunicarle che…; oppure siamo spiacenti, nonostante la buona qualità dell’elaborato, il curriculum più che convincente… Ci saranno sicuramente altre occasioni, altre opportunità”. Sì ma intanto.
Nella mente si aprono due visioni: uno squarcio di sole, che sfonda l’orizzonte verso l’infinito; oppure l’improvviso calare delle nubi che soffocano la luce, rigettano indietro ogni futuro.
“Affronta la realtà, non la si cambia rinviando la lettura della risposta. Fattene una ragione… comunque.” La voce della saggezza.
Clik, apre il messaggio, la bocca si svuota di saliva, il respiro è bloccato in una morsa.
Scorre il cursore, in un improvviso impulso a lanciarsi nel vuoto.
Ancora non osa leggere. L’elenco sarà in ordine alfabetico per soggetto? Per titolo dell’elaborato? In ordine di classifica?
“Eccolo! il mio titolo, il mio nome: sono proprio io, il primo della lista!” Ancora un dubbio: il primo dei vincitori o il primo degli esclusi?
No! Sì! proprio il primo classificato. Ecco la sentenza: assunto!
Il sangue di botto ha ricominciato a fluire, il respiro si intreccia ai pensieri, un sorriso si spalanca, ma l’emozione lo storce in un singhiozzo convulso, involontario.
L’occasione dei suoi sogni, realizzata; la vita che cambia, si riorganizza intorno a quell’incarico, alle scelte: il dove, il come, il quando, il nuovo ritmo dei giorni, le persone nuove….
Il pianto si tramuta in una risata: è ora di comunicarlo agli altri. Li vede scorrere davanti agli occhi, quelli che saranno con lui nella vittoria, altri che nasconderanno, dietro un sorriso, lo scorno per non essere loro al suo posto.
D’ora in poi sarà per tutti un vincente, finalmente; gli si spalanca il petto, cambia ogni prospettiva, il senso di sé ma anche di ogni gesto. Le mani scorrono sul tavolo in una carezza che gli dà un piacere nuovo, sconosciuto, ingiustificato. Si alza e prepara un caffè: riscopre il profumo della polvere, l’attesa di un aroma che già gli sembra magico. Battere sui tasti del telefono è come suonare uno strumento musicale. E le parole che dirà come un canto.
Dopo tutto questo conversare è sera, ormai; il sonno stenta ad arrivare, rallentato da visioni del futuro che si affollano nel dormiveglia.
La notte zeppa di sogni, di rigiri per il letto, sboccia in una mattina che lo trova
nuovo, diverso, rivolto a visioni e prospettive inedite, impegni che già si intrecciano in attesa del nuovo inizio: l’incontro con il nuovo capo, l’inizio di una nuova routine.
Le ore scorrono, risucchiano la consapevolezza della vittoria: è già normalità, con i suoi interrogativi, i suoi pro e contro, le sue ruvidità.
Strano, ieri sembrava un altro giorno, per un lungo momento era apparso un miracolo di luce. Certo, ora è una soddisfazione che sprofonda dentro, lo riempie di certezze, verso una realtà buona sì, ma carica di dubbi, in una prospettiva di lavoro duro con cui guadagnarsi fiducia, nella competizione, per la crescita professionale, la carriera.
Sembrava felicità: è durata un attimo.
di Caterina Perrone

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