La simpatia tra Marty e Terry nacque all’asilo evolvendo in amicizia sui banchi di scuola. Pareva destinata a consolidarsi in un rapporto inossidabile, il destino però ci mise del suo e così non fu.
Alle superiori si trovarono in sezioni diverse e ciò permise a elementi esterni d’intrufolarsi nel rapporto.
Terry cercò di coinvolgere Marty in un gruppo “speciale”. Gli fece vedere i filmati di bravate commesse ai danni di alcuni ragazzini.
Ce n’erano di esilaranti e ne risero assieme, Marty però se ne tenne fuori.
Detestava i toni arroganti usati nelle chat, per non parlare del disagio nel vedere le vittime in lacrime.
Le cose andarono avanti così per qualche tempo.
Il rendimento di Terry peggiorò, crebbe invece la sua fama di teppista.
Ci furono degli I-Phone spariti, si volatilizzarono anche dei capi firmati dagli spogliatoi.
Il video di una ragazza ridicolizzata arrivò su Youtube e lei diventò lo zimbello della scuola.
Settimane dopo i genitori la trovarono svenuta nella vasca con i polsi tagliati.
I sospetti portarono alle gang di bulli, tra cui quella di Terry, prove concrete però non se ne trovarono, le autorità pertanto dovettero abbozzare.
«Sei ancora in tempo, lasciali perdere» lo esortò Marty.
«Di che t’impicci? Brutto vigliacco.»
«Ho visto i video delle tue imprese. Sei cretino a stringerti un cappio al collo fino quasi a soffocare? Ma che ti dice il cervello?» Dalla rabbia lo scrollò per le spalle, l’altro però l’allontanò con uno spintone.
«Chi credi d’essere per parlarmi così? Sono il migliore! Superate le prove sarò io il capo! Tu sei una nullità!» Marty strabuzzò gli occhi alla vista del coltello che Terry brandì per farsi grande. D’istinto balzò indietro e senza dire altro lo abbandonò al suo destino.
Fino a quel giorno.
«Non puoi farlo sul serio!» Il senso di colpa gli spiattellò su un vassoio irto di spine, tutti gli indizi volutamente ignorati.
«Si che posso.» Dallo sguardo febbrile di Terry capì che era ormai tardi.
«È impossibile e lo sai!»
«Il video del salto tra i due edifici è vero! Ci sono i testimoni! Se ce l’ha fatta lui posso farlo anch’io. Voglio solo che mi filmi con il cellulare.»
«Ti ammazzerai, falla finita. Anzi sai che ti dico? Me ne vado.» Marty gli voltò le spalle e si avviò verso l’uscita. Dietro di sé solo il silenzio.
Senza testimone voglio proprio vedere come farà. A dar ragione ai pensieri, udì un sospiro che sapeva di frustrazione e dei passi. Sorrise tra sé. Perfetto! Viene via.
Giunto al pianerottolo, scese un gradino certo che Terry l’avrebbe raggiunto pregandolo di rimanere.
Sarò irremovibile.
Quando ciò non successe, con la coda dell’occhio sbirciò la situazione sul tetto. Sbiancò.
«No! Fermo!»
«Tira fori il cellulare!»
«No!»
«Tanto lo farò comunque! C’è una telecamera di sorveglianza, basterà quella.» Vide Terry rinculare ancora di qualche metro, poi prendere la rincorsa e lanciarsi a tutta velocità verso il cornicione.
«Terry!»
Marty si paralizzò sul posto, il braccio slanciato in avanti che desiderò potesse tramutarsi in lazo per accalappiare quel folle che stava gettando la vita in quel salto nel vuoto.
Vide gambe e braccia mulinare per aria, labbra tese oscurare il sorriso spavaldo.
Marty si precipitò fino al bordo. Scorse la mano dell’amico che impattava e cercava di trovare un appiglio sulla superficie dell’altro parapetto. La disperazione però non poté nulla contro la forza di gravità e volò di sotto.
Tutto per vincere la folle scommessa di una gang di bulli.

di Laura Gronchi

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