Il rosso cavallo di fuoco galoppa
tra i minareti incandescenti
vibranti dalle rampe consunte
verso cieli istoriati
di lussuose alcove
e l’acqua gorgheggia tra i ghirigori arabeschi
e gli zoccoli d’ardesia calpestano tappeti
come prati infiorati di sogni
dove la luce s’insinua
poco alla volta
dove ti guardo
e non capisco
né te né tantomeno me
o il resto
e il popolo di bianco ondeggia al ritmo
e applaude
e applaude il nostro arrivo anonimo
in una vacanza artificiale
e la nostra partenza rituale.
Ma il rosso cavallo di fuoco galoppa
però non è lui che traina la nostra carrozza
tra i vicoli pallidissimi
dei quartieri ebraici
né sul piatto tavoliere azzurro
che è il mare
ed è il cielo
ed è entrambi quando non è lago.
E un mago solleva spruzzi
nascosto nel prorompere delle cascate
e i figli di Maometto
da est e da ovest
da Mostar e dall’Alhambra
da Pitvice e da Cordova
cavalcando velati
come fantasmi antichi
si ricongiungono nelle praterie della mia memoria
confusa viaggiatrice
che le redini non regge
al rosso cavallo di fuoco
e per non cadere t’abbraccio
e tu mi gridi che sono lontano
e il cavallo galoppa
scalpitando sull‘acciottolato
e io non sento
e nelle stanze d’estate
l’inverno soffia dai muri
su di noi
ma non è il regno degli inferi che spira
o forse…
t’amo o vorrei
non t’amo o non vorrei
e il toro sanguinante s’avventa:
il suo killer lo scansa
il popolo esulta
il toro barcolla e si piega
minaccia la terra
il suo killer balletta.
Il toro cerca vendetta
al suo destino di morte:
s’avventa più forte
la spada procede
nel collo e nel cuore
nell’anima e nel dolore:
stupisce statuario.
Il tempo si ferma.
Barcolla
si piega in avanti
vomita sangue
e rende l’anima a Dio
e il suo corpo alla folla.
Sbatte il ballerino i piedi
percuote la pedana sonante
è la danza; è la danza
e chilometri di foreste
accanto al mare immoto
e strade che precipitano sul fondo
e ore e ore di cammino
e il rosso cavallo sbuffa fumo dalle narici
e l’Europa si stringe da sud
il Colosseo si stritola piano
e svapora in un sogno
popolato di tristi fantasmi
che cantano e battono le mani
e ballano e ridono a perdifiato
e cercan moglie o marito:
mi mescolo a loro
ma non capisco
né loro né tantomeno me
o te
o il resto.

Roma 06/09/1985
Versi tratti da “Schiavi part-time” di Carlo Menzinger di Preussenthal

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