WEN – GOLA – Ciacco preso per la gola – Caterina Perrone

Resistere alla gola? Non ci provo nemmeno.

Mi carezzo il ventre gonfio e soddisfatto, o vuoto che reclama di essere placato. Fui empio, mai codardo di fronte a un fiero pasto.

Sono schiavo del mangiare e del bere, non penso ad altro, dal mattino quando mi levo alla notte quando mi corico. E quando dormo sogno mense imbandite per la festa e sento profumi che esalano da piatti fumanti, da schiacciate appena tratte dal forno, da paioli che sobbollono lenti al focolare, da cosci gocciolanti di grasso che girano, infilzati negli spiedi, su fumi di ginepro: una sublime macchina del tempo che scandisce le ore di cena e desinare. 

Feci una volta un sogno straordinario, che mi rimembrò il futuro. Immerso in un fango vellutato, che tutto mi avvolgeva, e un profumo si alzava da quella melma che rende beato l’olfatto. Intorno uomini dipinti, adorni di piume, popolo sconosciuto a me, che in una lingua strana, che pure io comprendevo, dicevano che quello era cibo degli dei. E posso ben dirlo che era sì soave come altro io non aveva mai gustato prima.

Chi sfama la mia fame vorace e voluttuosa? Mi attardo qui per il popolo di San Piero e di certo qualcuno mi chiamerà. Oggi sarà forse Vieri dei Cerchi, domani sarà Corso Donati, o ancora Folco Portinari, o forse Cecco Guidi. Mai rifiuto un invito, siano essi magnati, mercanti, artigiani, popolo grasso, purché l’avarizia non intristisca la tavola, purché non si osservino digiuni e astinenze a favore di preci e discorsi di filosofia. Dagli Alighieri me ne guardo di andare: detesto zuppe dove galleggiano cavoli e tozzi di pane raffermo, pietanze di magro, vini annacquati.

Frequento gente che compete con me nella cupidigia ma sempre ne esco vincitore.

Ricordo quella volta che i beccai avevan cotto tre cinghiali e apparecchiato in Santa Croce. Ognuno menava da casa la sedia, la ciotola e il boccale. Per tanti che eravamo la tavola empiva l’intera piazza. C’era così tanto clamore di gente per le ovazioni ai cuochi, per i berci degli ubriachi che vennero le guardie. A niente valsero le ruzze, le risa di ubriachi, l’invito ad essere essi stessi della brigata. Non ci fu verso: tra mugugni, improperi e sberleffi si dovette sbaraccare e in più una multa salata per aver occupato il suolo comunale. E allora ognuno arraffava, metteva nella tasche e nei tascapani o altri che non erano invitati subito si avventavano sui pezzi rimasti. Si sfamarono infine cani e sorci.

Si dirà che non faccio caso alla parte politica del desco che mi accoglie.

No, io sono fedele solo ai miei principi di servitù alla gola.

Il sesso? Troppa fatica, troppa incertezza, troppe richieste di fedeltà, troppo giudizio. E poi… se necessario non disdegno.

Confesso che spesso mi affaccio alle sale senza esser invitato, quando il tocco della campana chiama alla tavola. Non sono disdegnato mai. Sono di buona lingua, salace, senza eccessi, non mi avventuro in discorsi scivolosi, non prendo parte alle fazioni avverse, piuttosto porto sollievo al morale degli astanti. Il più del tempo la mia lingua è impegnata a soddisfare il ventre e il palato.

E poi… be’ sì, poi io sono per tutto, e tutto vedo e sento, goloso di segreti, di ogni trama che sobbolle in questa città. Sento odore di inganni. Chi meglio di me? Riconosco il sapore della vendetta? Chi più raffinato di me? E a chi è miglior ospite so imbandire pensieri riservati, dire e riferire, senza maldicenze: una questione di gusto e del gusto io sono maestro in ogni campo.

di Caterina Perrone

Una risposta a “WEN – GOLA – Ciacco preso per la gola – Caterina Perrone”

  1. Avatar MILENA BELTRANDI
    MILENA BELTRANDI

    Ah allora ci sta bene in quel girone! Simpatica interpretazione e io quante cose vado imparando, frequentando questa simpatica combriccola.

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