WEN – GUERRA – Ritorno a casa – Andrea Zavagli

Uno scoppio la svegliò ma non capì dove fosse. Perché si era risvegliata? Più che altro, quando si era addormentata? Ricordava bene di aver già fatto colazione e rassettato il letto. Quando aveva ripreso sonno, dunque?

Intorno a lei stava ricadendo della polvere, come quella sollevata dalla moto di zio Vania quando la portava in campagna, ma da tempo lei abitava in città e zio Vania era morto già da sei anni.

Aguzzò la vista; per terra davanti a lei c’era qualcosa: una calzatura. Sconcertata si chiese cosa ci facesse lì da sola e, prima di tutto pensò: “Ma che ci faccio io sdraiata per terra a guardare una scarpa?

Era confusa, quella scarpa la conosceva. Era la sua! Nera, un po’ sformata e con la fibbia di plastica dorata.

Cercò di ricordare se si fosse messa a correre, ma sapeva di aver solo camminato, adagio per il peso della sporta. E allora come poteva essere stata superata dalla sua scarpa? Era caduta e le si era sfilata dal piede volandole sopra la testa? Impossibile. Si sarebbe fatta male, avrebbe sentito dolore. Invece stava benissimo. Così bene da ricordarle la gita che aveva fatta anni prima con Igor, suo figlio, per fargli conoscere il Mar Nero. Mentre il piccolo entrava e usciva ridendo dall’acqua, lei si era addormentata al sole e quando le grida dei bimbi l’avevano risvegliata, per un attimo le era sembrato di essere incorporea, senza peso. Di galleggiare nell’aria.

Ecco, adesso stava vivendo la stessa sensazione.

Un colpo secco sollevò brandelli di plastica variopinta accanto a lei e dai colori riconobbe che provenivano da un sacchetto del KOSPOTIN, il grande negozio di alimentari dove andava talvolta a fare la spesa. Questo le fece venire in mente di avere già scritto la lista delle cose da comprare, voleva essere pronta a festeggiare Igor se fosse venuto a trovarla a casa.

Da quando il governo aveva dichiarato fuori legge gli oppositori, Igor si era rifugiato sui monti, ma pochi giorni prima era riuscito a farle avere un biglietto nel quale preannunciava a breve un passaggio in città.

Igor era il suo unico figlio e aveva sempre voluto il meglio per lui. E anche lui le aveva sempre dimostrato un grande attaccamen… Tutto si oscurò.

Da uno degli ultimi piani del Palazzo Dimitrov, distante poche centinaia di metri, un militare controllò tra le stecche di una persiana rotta l’effetto del suo colpo.

Scosse per terra il bossolo ancora caldo e, mentre cercava nel tascapane un altro proiettile, borbottò tra sé e sé: «Tre colpi per una casalinga con la borsa della spesa! Stai proprio invecchiando, caro Igor. Se non migliori, sarà meglio che te ne torni a casa».

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