WEN – GUERRA – Guerra – Ilaria Borsieri

Foto di Marina Shatskih su Unsplash

Quando penso a questa tremenda parola di sei lettere mi vieni in mente sempre tu.

Il tuo arrivo dopo mesi e mesi di lager tedesco, dal viottolone, un pomeriggio di fine settembre.

Con la tua leggera valigia di cartone, i tuoi trentacinque kg. e un grande desiderio di rivedere la tua amata famiglia.

Tu mi hai insegnato l’importanza della libertà e del rispetto per gli altri. 

La prigionia fisica e mentale non porta che a dolore e sofferenza, i valori che mi hai trasmesso sono diventati i miei e quel ragazzino che non hai potuto conoscere, li sta imparando da me.

Lui dai miei racconti e per le tue passioni e la tua vita, ti stima, sei un modello di forza, coraggio e lealtà. 

Non solo perché sei riuscito a sopravvivere al campo di prigionia ed alla malaria, ma soprattutto perché ti sei opposto al regime nazifascista, hai combattuto per la libertà della nostra Italia, non sei stato come quei falsi e codardi che si sono alleati al fascismo per salvare la pelle.

Siamo fieri di te.

Hai salvato un compagno di lager dalla morte, sei sempre stato altruista e gentile, con tutti, sempre pronto ad aiutare gli altri, non per tornaconto, ma per la tua profonda bontà.

La guerra insegna agli animi sensibili e capaci di ragionare con la propria testa. 

E facile dirsi contrari ad ogni genere di combattimento, ma se anche noi italiani di oggi ci trovassimo di fronte all’aggressore come ci comporteremmo?

Saremmo capaci di combatterlo?

O tenteremo la fuga?

Mi domando spesso come mi sarei comportata io, se fossi stata ebrea, durante la persecuzione razziale da parte di Mussolini e di Hitler.

E se avrei compreso in tempo il pericolo di un lupo assetato di odio e di conquista e sarei riuscita a fuggire in terra neutrale o in America oppure se sarei rimasta a combattere, nella macchia, per il mio paese ed avrei fatto fuggire mio figlio per metterlo al sicuro, coi famosi treni della salvezza.

Non ho il fisico da combattente, ma credo di avere abbastanza coraggio da riuscire a salvare mio figlio, a costo di non rivederlo più, ma di fargli trovare un attracco sicuro in un paese che non partecipa alla guerra. 

Fuggire o lottare? È una domanda che vale anche per questo nostro presente, questo nostro planisfero punteggiato di conflitti ed ostilità. I motivi sempre gli stessi: desideri di conquista e odio verso il prossimo. 

L’uomo non è riuscito ad imparare dalla storia, la cultura non è stata capace di penetrare nel profondo di molti animi e a mio avviso resta solo una speranza.

I nostri ragazzi, almeno coloro che hanno avuto insegnamenti capaci di diventare uomini e donne con una dignità morale ed intellettuale qualsiasi cosa succeda.

Fortunati quei ragazzi che hanno una famiglia che racconta loro la storia e la propria storia e che riescono ad appassionarsi ad essa.

 

Ilaria Borsieri

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