WEN – INCUBO – La superbia – Alberto Camossi

Aria fresca del primo mattino, il cielo terso dopo il temporale del giorno prima, giornata ideale per dipingere in riva alla Senna. Il pittore aveva portato tutto il necessario per una ennesima prova di bravura nel mondo impressionista con un’opera “en plein air”. Aprì la sua cassetta in legno e la adagiò sul cavalletto portatile, si sedette sul seggiolino e guardandosi intorno cominciò ad analizzare le possibili tipologie di paesaggi da imprimere sulla tela. Era un pittore di fama internazionale, un tipo solitario che amava solamente la compagnia di sè stesso ed aveva un grosso difetto: la superbia. Bravissimo artista ma nutriva vero odio verso i sui “colleghi”. Riteneva che nessuno fosse alla sua altezza, nessuno fosse come lui, denigrando a prescindere le loro opere. Aveva fatto infuriare molti artisti e molti smisero di dipingere per colpa sua e si mormorava addirittura che almeno due di loro si fossero suicidati per la vergogna. Quel giorno l’ispirazione non arrivava. Fino a quando passò sul sentiero un’esile figura femminile, il viso non si vedeva perché coperto da un cappello di paglia a larghe falde, una grossa borsa di cotone colorata sotto il braccio ed il suo passo era delicato. Il pittore le si avvicinò e dopo i soliti convenevoli lui vide finalmente il suo viso, quale meraviglia. Era una ragazza dall’età indefinita, con la pelle del volto pallida, era timorosa e radiosa al tempo stesso. Lui la fece accomodare sulla seggiolina e lei con grande timore si sedette guardandolo negli occhi. Rimase impressionato dagli occhi marroni intensi con un taglio esotico. Lei si tolse il cappello, capelli lunghi corvini raccolti in uno chignon, un abito leggero ma non trasparente a larghe maniche e con la parte terminale appena sopra le caviglie su un paio di ciabatte bianche. Lui capì, dal loro breve colloquio, che non era francese e lei replicò che era italiana, e si chiamava Angela Caravaggio arrivata da Napoli e venuta a Parigi per studiare il francese e visitare i suoi musei. Lui le espresse il desiderio di ritrarla cercando di convincerla con mille salamelecchi. Le disse che non avrebbe trovato nessun pittore alla sua altezza e che solo dopo la sua morte avrebbero trovato qualcuno bravo, ma non come lui. La ragazza si scusò perché non voleva disturbare il suo lavoro e che non aveva bramosia di fare la modella, solo per gentilezza lo accontentò, chiedendogli in cambio di non citare mai il suo nome. La mise in posa e nonostante lui volesse renderla più sensuale lei si rifiutò di accorciare l’abito e scoprire le braccia come richiesto. Seppur stizzito dalla risposta negativa iniziò il quadro. I due discorsero del più e del meno, lei sempre garbata e rispettosa, lui sempre più vanesio sottolineando di continuo come aveva rovinato i giovani artisti, uno sproloquio interminabile ricolmo dei suoi .. io, io, io. Finalmente terminò l’opera e disse: – Ecco qui un capolavoro! Le promise inoltre un lauto compenso quando avrebbe venduto il quadro ma pensando in verità di non dividere con lei nemmeno un franco. Lei si alzò, lo ringraziò e con passo lieve ma fermo raggiunse la sua borsa, estrasse una spada e con vigore vibrò un tremendo fendente che gli tagliò la testa. Angela Caravaggio in effetti era “l’umiltà” fatta donna. Si faceva chiamare così, perché il Caravaggio, che si chiamava Michelangelo, da cui Angela, aveva dipinto il Davide e Golia a Napoli, dove Davide aveva decapitato Golia. Non era la rappresentazione dell’astuzia contro la forza, ma della umiltà sulla superbia, infatti sulla lama della spada di Davide si legge H AS O S acronimo di HumilitAS Occidit Superbiam : l’umiltà uccide la superbia. Qualcuno aveva deciso che la morte del pittore doveva essere la stessa ritratta nel quadro. Il ritratto andò perduto e il delitto rimase inspiegabile. Se visiterete una pinacoteca o un sito internet dedicato ai ritratti femminili di quadri impressionisti, state attenti, potreste trovare Angela che vi guarda.

Renoir – In barca sulla Senna

di Alberto Camossi

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