Non tornerai, non si ripeterà
la bella somiglianza alla natura,
a tutto ciò che spunta e se ne va,
a tutto ciò che cresce e s’infutura;
non serve più quel fràgile sperare
esangue come fiore inaridito,
già ti ha travolta il furibondo mare
dell’odio cieco al mondo sbigottito;
sei l’aquilotto che non fa ritorno
che s’è tenuto un lembo del mio cuore,
il sole che non s’alza a darci il giorno
e che ci lascia in ombra e nel timore,
la fronda illeggiadrita ora sfogliata,
il rivo fresco, azzurro, inabissato,
sei stata la natura che ho più amata,
un giorno breve e sempre illuminato;
sento attenuàr le insanie di Caìno
e la pietà ai folli si concede,
non interessa il crudo tuo destino
più non si pensa alla tua ignota sede;
“Caìno torni ad una vita nuova
troppi i dolori che l’hanno perverso!”
Ma nessun tempo per te si rinnova,
la gioia è un lume per sempre disperso.
di Daniele Ambrosini


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