Osvaldo aveva sempre vissuto in quel quartiere di periferia; lì era sempre stato bene.
Tutto però era cambiato quando vicino alle case era stato costruito un aereoporto.
Era iniziato il caos e non per l’inquinamento acustico e i conseguenti possibili danni alla salute di cui tutti si lamentavano.
Magari i primi tempi il rumore era leggermente assordante; poi però, forse per le numerose e ripetute proteste dei cittadini, il suono degli aerei era stato fortemente ridimensionato.
E poi a tutto si fa l’abitudine; adesso lui non si accorgeva neppure quando un aereo passava.
Il trambusto che Osvaldo aveva notato era dovuto piuttosto proprio alle continue contestazioni degli abitanti della zona e ancor di più al cambiamento delle persone che lo circondavano, il loro essere diventate arroganti e maleducate.
Ogni giorno, quando usciva per fare la spesa, incontrava il ragazzetto che abitava vicino a lui, lo stesso che lui aveva cresciuto, come fosse stato un nipote.
Da un po’ di tempo a questa parte gli si rivolgeva in modo molto scortese.
“Sei un brutto anziano” gli gridava forte.
Osvaldo dal dispiacere nemmeno rispondeva.
Poi lungo la strada fino a destinazione passava davanti al bar e li seduti vi erano gli amici di sempre o almeno quelli che lui aveva fino ad allora ritenuto tali.
Nunzio ogni volta gli urlava: “Sei un uomo del cavolo!” e poi rideva e rideva anche Carlo.
Anche al negozio dove si recava per la spesa erano molto maleducati.
Il proprietario, che era sempre fuori a sistemare la frutta, tutti i santi giorni, appena lo vedeva, gli diceva: “Sei un uomo stupido!”
Ed era così fino a sera, quando incontrava di nuovo il solito ragazzetto che gli si avvicinava bisbigliandogli : “Mi fai una gran pena!”.
Anche oggi la situazione si prospettava invariata.
Appena uscito, infatti, lo incontrò sul pianerottolo e come al solito gli domandò: ” Hai bisogno di una mano?”.
” Rieccolo con SEI UN BRUTTO ANZIANO” pensò Osvaldo e si preparò già a sentirsi dire SEI UN UOMO DEL CAVOLO, da Nunzio al bar.
E infatti eccoci; appena vi fu davanti, l’amico gli gridò: “Vuoi sederti al nostro tavolo?”
Osvaldo non li degno’ di uno sguardo e tirò dritto fino al negozio.
Lì il proprietario, fuori a sistemare la frutta, gli urlò: ” Arrivo subito”.
“Eh,si. Sono proprio un uomo stupido” bofonchiò Osvaldo ” ma da domani mi farò furbo; andrò a servirmi in un’altro negozio”.
Poi tornando verso casa, si imbatte’ in un corteo di protesta; una moltitudine di cartelloni con su scritte frasi che chiedevano lo spostamento dell’aeroporto.
Là nel mezzo a tutta quella gente vi era anche il solito ragazzetto.
Osvaldo non si capacitava di come tutti ritenessero ancora un problema il leggero rumore degli aerei che passavano sopra le loro teste.
Il vero problema di quel quartiere era la maleducazione e la cattiveria di chi vi abitava.
Decise di andare a dirgliene quattro.
La dovevano smettere; non vi era nessun inquinamento acustico.
Mentre si avvicinava alla folla, gli venne incontro il ragazzetto.
“Oggi non posso darti una mano” gli disse.
” Io non sono un brutto anziano ” bofonchiò Osvaldo.
Il ragazzetto un po’ perplesso continuò: “Più tardi però posso prepararti la cena”.
Osvaldo, al limite della sopportazione, gli urlò: “Me se ti faccio una gran pena perché ti ostini a parlare con me?”
Il ragazzetto, piuttosto preoccupato, alzò ancor più la voce e gli chiese: “Ma da quanto tempo è che sei così sordo?”.
Basta, Osvaldo non ne poteva più.
Infastidito e deluso, si avviò verso il centro della manifestazione, borbottando: “Tordo sarai te, tordo sarai te!!!”.

di Silvia Taccagni

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