I due ometti stavano sulla battigia a osservare la risacca che bagnava la sabbia, le braccia conserte, le facce che sembrava meditassero sul destino del mondo.
«Ti ricordi com’era trasparente l’acqua quarant’anni fa? Sembrava si potesse bere.»
Antonio annuì e arricciò il naso. «Invece guarda “quest’insalata” che galleggia a perdita d’occhio.» Entrambi lasciarono vagare lo sguardo sul placido specchio di mare punteggiato qua e là di verde acceso.
Erano le nove di mattina e faceva già caldo come a mezzogiorno, forte era il desiderio di fare un tuffo e rinfrescarsi.
Antonio avanzò di qualche metro, finché l’acqua lambì i polpacci. «Non si vedono più i piedi, oltre alle alghe è anche torba.»
Giacomo annuì e si affiancò constatando un’evidenza che era sulla bocca di tutti nello stabilimento balneare. «Pare dipenda dai fertilizzanti. L’ho letto sul giornale: serre e agricoltura scaricano nei fossi e questi in mare.»
«Già, “abnorme proliferazione di stafilococchi fecali”, in pratica facciamo il bagno nella cacca.» Antonio aguzzò lo sguardo alla ricerca del cartello visto qualche giorno prima. «C”era il divieto di balneazione o sbaglio?»
«C’era, c’era, lo hanno tolto.»
«Non può essersi ripulita d’improvviso.»
«Difatti. Lo avessero lasciato in bella vista, avrebbero dovuto dire addio ai guadagni di una stagione. L’avranno messo dove dà meno nell’occhio. Mio nipote ieri è stato tutto il giorno in acqua con gli amici. A sera aveva il corpo cosparso di puntini rossi, pareva rosolia. Per fortuna con la pomata al cortisone abbiamo risolto.»
Entrambi fecero istintivamente un passo indietro e tornarono all’asciutto.
«E il depuratore? Pare che il comune ne abbia acquistato uno nuovo, più potente.»
Antonio gli rivolse un’occhiata eloquente. «Tra comprarlo e metterlo in funzione c’è un abisso. T’immagini? Sopralluoghi, verifiche, autorizzazioni, certificazioni, analisi, nulla osta. Senza contare mazzette e favoritismi a ogni passaggio. Se diventerà operativo tra una decina d’anni saremo fortunati.»
Entrambi concordarono con aria grave.
Fu Giacomo a riprendere la parola. «Ieri ho chiesto al bagnino il rastrello per fare le arselle, non me l’ha dato. Quest’anno la pesca è vietata a causa dell’inquinamento. Mi ha fatto vedere l’ordinanza.»
«Neanche un piatto di pasta con le telline ci possiamo più fare. Almeno l’aria di mare però non ce la toglie nessuno.» Antonio inspirò a fondo ma a un certo punto si bloccò. «Cos’è quest’odore che si sente in sottofondo?»
«Alla raffineria ci sono stati dei problemi: una fuga di gas fatta passare sotto silenzio ha raggiunto i quartieri abitati ed è nato un putiferio.»
«Ieri non si sentiva niente.»
«Per forza tirava vento di mare. Oggi è di terra, ripulisce l’abitato ma porta i miasmi in spiaggia.»
Entrambi voltarono le spalle alla riva avvicinandosi alla doccia, e si dettero una bella rinfrescata.
«Sai cosa ci vorrebbe?» disse Giacomo chiudendo il rubinetto.
Antonio sorrise e lo invitò ad andare avanti.
«Siamo noi che permettiamo tutto questo. Spinti dall’abitudine, dalle amicizie, prenotiamo sempre qui e accettiamo il degrado pur di avere vita facile almeno per le vacanze.»
«E quindi?»
«Uniamoci e protestiamo, parliamo con i media e lasciamo i lidi deserti per qualche anno. Vedrai che le cose si sistemeranno» propose Giacomo.
«Certo, certo. Dai, intanto organizza, poi ne riparliamo.» Scuotendo il capo Antonio lo salutò e si diresse all’ombrellone.
Sarebbe stato bello ma già sapeva che sarebbe finito in un nulla di fatto.

di Laura Gronchi

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