Lo studente stava davanti al suo professore in attesa della domanda.
Si trovava, come qualsiasi persona che aveva passato mesi a studiare in attesa del fatidico esame, in quella situazione in cui non si ricordava nulla e di conseguenza, credeva lui, sarebbe stato sicuramente bocciato.
Il professore fissava il computer davanti a lui, con lo sguardo tanto intenso da sembrare che si fosse completamente dimenticato dello studente in attesa di domande. Poi la sua voce ruppe il silenzio assordante del suo studio e domandò
<Mi parli del testo La scienza e l’arte della salute. Prolusione ad un corso di igiene popolare>
Paolo Mantegazza quindi era l’argomento. Lo studente strinse il pugno sotto il tavolo in segno di trionfo e, come se una maledizione si fosse rotta, la sua testa si riempì nuovamente di informazioni che cominciarono a sgorgare dalle sue labbra.
<Il testo, scritto da Paolo Mantegazza nel 1859, all’indomani della fine della Seconda Guerra d’Indipendenza, parla del corso di Igiene che il celebre antropologo tenne all’Università di Pavia.
Secondo lui l’Igiene è la scienza della salute, ed apprenderla è fondamentale perché la maggior parte delle persone all’epoca, ma è un discorso che si adatta benissimo anche al nostro tempo, si ammala per ignoranza. Con ciò Mantegazza nel testo scrive che avrebbe parlato di fisiologia e medicina, in quanto è importante conoscere il corpo umano, come si comporta e come si ammala. Un esempio è che tutti sanno che per vivere è necessario nutrirsi, ma non tutti sanno al meglio come si debba mangiare e gli effetti della nutrizione. A quel punto Mantegazza spiega che il passaggio dopo sarebbe stato verso l’Igiene generale, quindi lo studio dell’età, dei climi, delle stagioni, il sesso, la professione e via dicendo. L’antropologo spiega che la maggior parte del corso di Igiene sarà dedicato alle classi povere della popolazione, perché più vulnerabili alle malattie per…ovvi motivi>
Lo studente non sapeva come dire che i poveri erano messi male economicamente senza usare un lessico eccessivamente classista. Colpa del nervosismo.
<Tuttavia Mantegazza è chiaro sul fatto che le sue lezioni non saranno sulla Medicina, in quanto essa è la scienza del “curare”, mentre l’Igiene è “l’insegnamento a non ammalarsi”. E afferma che quest’ultima è tanto un diritto quanto un dovere, perché sebbene una persona non possa vivere nel terrore di ammalarsi, d’altro canto non può abbandonarsi agli eccessi.
A quel punto il discorso si sposta sull’igiene pubblica, affermando che le nozioni più importanti non si imparano solo studiando: i genitori insegnano ai figli a fare attenzione, così come lo Stato deve impegnarsi a contrastare le malattie con leggi volte ad impedire la diffusione di epidemie prima che si scatenino. Se l’Igiene è ben insegnata, il tasso di mortalità diminuisce, la popolazione cresce e lo Stato diventa più forte e ricco. Al contrario, se le malattie si diffondono a causa dell’incuria di persone e istituzioni, la popolazione viene flagellata, la mortalità aumenta e lo Stato perde abitanti indebolendosi.
È curioso come Mantegazza veda nella demografia un modo per analizzare lo stato di salute di un paese. Ed è possibile conoscere grazie a questo testo anche l’opinione che Mantegazza aveva delle istituzioni dell’epoca. Lui parla di magistrati come di “uomini di lettere interessati più all’anima che al corpo”, dell’élite politica che si lamenta della mancanza di istruzione politica delle masse quando dovrebbe proprio essa infonderla nella popolazione, e degli artisti che assumono sostanze per la loro arte indebolendosi fisicamente e quindi rendendosi vulnerabili alle malattie.
Il testo si conclude con un riferimento biblico. Mantegazza elogia la scelta di Mosè di sposare una donna non israelita perché in questo modo rafforza la sua stirpe, mentre ai suoi tempi era ancora diffusa la pratica del matrimonio tra consanguinei che aveva gravi ripercussioni sulla salute dei discendenti, che nel testo Mantegazza definisce “stirpe di epilettici”>
Lo studente si silenziò in un lampo per far capire al professore di aver terminato di rispondere alla prima domanda.
Il professore smise di guardare il computer e lo fissò abbozzando un sorriso. <Avresti potuto approfondire una o due cose e usare tal volta un linguaggio migliore, ma è chiaro che hai letto il testo e, soprattutto, che ti è piaciuto. Prima hai detto che le parole di Mantegazza mantengono una certa forma di attualità. Prova a spiegarmi cosa intendevi>
Lo studente era preparato a questo argomento. In quel preciso momento storico, anche un bambino dell’asilo lo sarebbe stato.
<Prendiamo ad esempio la Pandemia di Coronavirus. Essa ha investito l’Italia in un momento in cui la sua Sanità Pubblica era indebolita da trent’anni, forse di più, di tagli e privatizzazioni. Se lo Stato avesse investito più risorse nella salute dei suoi cittadini, sicuramente ci saremmo potuti far trovare molto più preparati a questa tragedia globale>
Il professore sorrise ancora una volta e tornò a fissare il computer. <Bene. Per me può bastare così. Ventinove>


Rispondi