Basta, questo pianeta è fottuto, è finito, è sparito, non c’è più niente da fare. Si salvi chi può!
Io posso.
L’astronave che mi porterà lontano dalla Terra, ormai devastata da inquinamento, carestie e pandemie, è già pronta. Non mancano che pochi minuti alla partenza. Si tratta di un’astronave generazionale: noi diecimila, scelti tra i “migliori”, navigheremo per tutto il resto nelle nostre vite nel buio cosmico, senza mai sperare di vedere la fine del viaggio. Questo sarà un privilegio riservato ai figli dei nostri figli, dei nostri figli. Ci vorranno infatti almeno tre generazioni per raggiungere il sistema Trappist, dove troveremo un pianeta sotto molti aspetti simile alla Terra preistorica, sicuramente più pulita e vivibile del pianeta che ci lasciamo alle spalle. Non è così importante per me, la cosa che mi preme di più è lasciare la desolazione sulla terra. Chi lo avrebbe detto, tra i nostri antenati, che il nostro bel pianeta azzurro avrebbe fatto questa fine in così breve tempo?
«John!». Una mano si posa sulla mia spalla. Mi volto. È Victoria, una delle mie venti compagne assegnatemi per la riproduzione.
«A cosa stai pensando?» mi chiede.
«A niente di particolare» rispondo, mentre la mia mano cerca la sua. Victoria è una ragazza in età fertile, bellissima, senza alcuna tara genetica. Anche lei è frutto di una spietata selezione. Per ricominciare su Trappist-3 dobbiamo essere il meglio del meglio anche dal punto di vista genetico.
«Tu stai pensando ancora a lei, non è vero?» mi disse, lasciandomi la mano.
Era vero.
Ormai sono consapevole che non restano che pochi minuti, poi ci faranno imbarcare in una di queste immense navi verso lo spazio cosmico, oltre tutti i confini che l’uomo abbia mai immaginato di superare. È vero che non avremo speranza di sbarcare da nessuna parte per il resto della nostra vita, che le astronavi si autoalimenteranno con l’energia presente nello spazio cosmico e dureranno tutto il tempo necessario per raggiungere la meta. Che vita ci aspetta d’ora in avanti?
Nei giorni scorsi abbiamo potuto visitare la nostra nave spaziale, di una grandezza inimmaginabile. Del resto è una delle cinque e dovrà imbarcare oltre duemila persone per tantissimi anni luce. C’è, dentro, tutto ciò che è necessario per una vita agiata. C’è un’area sportiva dove si possono praticare attività le più varie che si possono immaginare: dal calcio, al basket, al tennis, al ciclismo su pista e tante altre che non ricordo nemmeno. C’è un’area piscine dove si pratica il nuoto ma perfino il rafting. C’è un’area cultura dove si impara con a disposizione tutti i testi pubblicati in formato digitale e dove si insegnerà ai figli, ai nipoti e oltre. C’è, naturalmente, un’area riproduzione dove, oltre che dormire, si dovrà pensare a procreare gli abitanti del domani nel pianeta del Sistema Trappist. Non manca un’area sanitaria dove curare, far nascere e far morire. Come non manca l’area alimentare dove si potranno riprodurre, in forma chimica, le varietà più ricche di carni, di pesci, di verdure e frutti, per non farci mancare niente durante il viaggio lungo più vite. Guardavo tutto questo durante la lunga visita e guardavo i miei compagni di viaggio e le donne che ci accompagneranno in questa avventura. Era tutto un ammiccare con meraviglia a quelle vere e proprie invenzioni, fino a quella più clamorosa della riproduzione energetica, come dicevo, che la nave spaziale, trasformando le sostanze dello spazio cosmico, non farà mai venir meno l’energia sia elettrica che atomica necessaria a spingere l’astronave e a far funzionare quelle vere e proprie città in cui stiamo per imbarcarci.
Ho visto meraviglia, apprezzamento, ma, devo dire con sincerità, nessun moto di felicità o anche solo di entusiasmo per la vita che ci aspetta nei prossimi anni.
Eppure ciascuno di noi è stato oggetto di un severissimo processo di selezione per arrivare fino a qui. Selezione sanitaria, selezione culturale, selezione psico fisica, selezione genetica perfino. E mentre andava avanti questo lavorio, rigorosamente mascherato da ordinaria ricerca di astronauti, in tante parti del mondo si scatenavano quei fenomeni atmosferici sempre più gravi e dannosi che hanno davvero messo a repentaglio la possibilità di vita sul nostro pianeta. Il fenomeno più impressionante, a causa di una crescita media delle temperature di oltre dieci gradi, è l’avanzare massiccio della desertificazione di intere, immense, aree della terra dove, per fare un esempio, una nazione come l’Italia è ormai un deserto dove si salvano solo alcune zone del nord, sempre più attaccate anch’esse dalla siccità e dalla continua perdita di raccolti. Per non parlare dei fenomeni come le maree e gli tsunami ormai frequenti lungo tutte le coste di questa penisola. In Africa non restano che sparuti gruppi di sopravvissuti intorno ad alcuni laghi e fiumi destinati, in qualche anno, a seccarsi completamente. Di ghiacciai non si parla più da anni, insieme alla scomparsa di tutte le specie animali ad essi collegate. A causa di tutto ciò i fenomeni migratori di intere popolazioni alla ricerca di habitat vivibili e di alimenti, fanno impallidire le lamentele dei popoli occidentali all’inizio del secolo.
Ho detto della segretezza della fortissima selezione per individuare i diecimila fortunati, quanti ne possono contenere le navi spaziali messe a punto con i materiali speciali che è stato possibile raccogliere, che saranno salvati dalla decadenza, ormai irreversibile, del pianeta Terra.
Come era inevitabile la selezione ha via via escluso intere fasce di popolazione che, subendo i danni della siccità e della scarsità alimentare, sono risultate inadeguate ad essere anche solo prese in considerazione. Il mondo ha visto crescere una ulteriore forma di divisione e di disuguaglianza. Mano a mano che si sono potute vedere realizzate le gigantesche navi spaziali, che le condizioni di vita e di sopravvivenza si aggravavano, il segreto relativo alla selezione in corso non è più rimasto tale e si è accentuata la separazione tra coloro che una speranza di vita continuavano ad averla e quelli condannati, la stragrande maggioranza, a soccombere insieme alla definitiva decadenza del nostro pianeta.
È stato inevitabile che si appesantisse di molto il controllo sull’ordine pubblico in coincidenza con la nascita di moti, prima spontanei poi sempre più organizzati, di protesta per questo stato delle cose.
Tra poco mi dovrei imbarcare. Ho saputo, capirete poi come, che una agguerrita minoranza di popolazione, tra quella più attenta agli avvenimenti di questo periodo, si sta dirigendo verso la nostra base per tentare di bloccare la nostra partenza.
Non so se essere più preoccupato o felice per ciò che potrebbe accadere. Ora la folla ha superato il cancello e i controlli che delimitano la nostra zona d’imbarco. Alcuni sono stati uccisi dai poliziotti di guardia. Comincio ad avere un timore che sta per trasformarsi in angoscia. Poi la vedo, sta correndo proprio verso la mia astronave. La rincorro, la raggiungo e l’abbraccio. Faccio in tempo a gridarle che non la lascerò più per nessuna ragione, quando una scarica di proiettili ci raggiunge. È lei la prima a cadermi tra le braccia, guardandomi con occhi che, voglio sperare, mi stanno perdonando. Poi sento venir meno la vita anche in me. Guardo per l’ultima volta la mia astronave e penso che preferisco morire così, tra le braccia della mia amata ed essere sepolto con lei nella vecchia, decrepita Terra.


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