WEN – Intelligenza animale – Lo scorpione e la rana – MITI alias Miriam Ticci

Favola di Esopo rivisitata.

Sul lido d’un bel rio uno scorpione

Sull’altra sponda volendo arrivare

Si rovellava nelle sue cervella

Chiedendo cosa mai potesse fare.

“Nuotar non so e certo affogherei”

Dubbioso rifletteva sulla riva,

Quand’ecco che sull’erba verde scorse

Una ranocchia grossa che dormiva.

“Svegliati, amica, e fammi il piacere

Di traghettarmi là sull’altra sponda

A nuoto non so andarci e annegherei

Vinto dall’acqua rapida e profonda.”

“Dimostri intelligenza amico mio

A escogitare tale soluzione,

Ma a me che giova correre tal rischio:

D’essere punta dal tuo pungiglione?!”

“L’intelligenza mia si fa garante:

Di sicuro dopo averti colpito

Tu a morte certa sei sì condannata,

Ma io… ti seguo subito d’acchito…

E poi la fama dell’unicità…

L’essere scampata a sicura morte

Ti renderebbe nota a tutto il prato

Vedresti spalancar tutte le porte…”

La rana si convince e sulla groppa

Accoglie cauta l’infido scorpione,

Ma se da un lato controlla la rotta

Dall’altro lei tien d’occhio il pungiglione!

Giunti che sono vicini all’altra sponda

La natura maligna viene a galla

Ma al guizzare della coda letale

La groppa della rana caracalla…

Scivola giù lo scorpione nei flutti

Il suo veleno disperde nell’onda,

Umida bara che su lui si chiude,

Mentre la rena la rana circonda.

E questa pensa là sul lido salva

Vedendo un luccio con labbra cicciute

Mangiar le chele dell’empio scorpione

La cui coda non più timore incute:

“L’indole bieca può far brutti scherzi

Ma non è detto che  sempre riesca!

Sottostimare chi ci sta davanti

Può trasformare un carnefice in esca.”

Rispondi