
Sì, io sono la cocciuta cornacchia
Che presa la noce, occhiëggiante dal
Mallo, dal becco la lascia cadere
Centrando l’acume duro d’un sasso,
Lancia in resta, a squarciar l’armatura
Che alla vista nasconde lì nel cuore
Remoto la polposa sostanza del
Frutto: il bianco gheriglio pastoso;
E tenta e ritenta… ed ECCO con un
rumore lesto crocchiante alla fine
La corazza legnosa d’un tratto si
Spacca e con lingua pronta la cornacchia
La dolce polpa assaporando gracchia:
“GRAzie, GRAcido e GRAdisco, GRA-GRAzie!”

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