WEN – Intelligenza artificiale – Penna d’oca contro IA – Ilaria Borsieri

Molti docenti dicono agli studenti di non utilizzare l’intelligenza artificiale per aiutarsi nello svolgimento di un testo, per creare un commento o una sintesi di un racconto perché tanto loro se ne accorgono che non è “farina del loro sacco”.

Dovrebbero avere la passione di scrivere un loro pensiero, l’espressione della loro mente, invece spesso lo considerano un compito noioso, c’è troppo da pensare.

Per esperienza personale l’IA sbaglia spesso, commette errori e standardizza opinioni e spiegazioni.

Con il tremendo arrivo della pandemia abbiamo consegnato ai nostri ragazzi mezzi tecnologici creando in loro dipendenze malsane. Ed oggi giovani, meno giovani e anziani sono dipendenti dal cellulare e dai tablet, le eccezioni sono rare.

A me piace scrivere con carta e penna, carta che rendo anticata con le mie mani: lettere, cartoline che quasi non esistono più, racconti e pensieri.

Chi scrive più a mano libera?

Le cassette postali se dovessero ricevere solo lettere, diventerebbero dei pezzi di antiquariato coperte di ruggine. E le nostre menti non sono più abituate a ragionare, a riflettere.

Tanto esiste l’IA, che lavora per noi.

La scrittura e la lettura allenano il cervello, la creazione artistica delle parole, smuovono le idee e le invenzioni che muffiscono nella nostra mente se non siamo capaci di usarla e muoiono con la carta da lettere ormai desueta, introvabile se non in certe cartolerie d’antan.

I bei tomi di parole, i vocabolari di un tempo, sono stati sostituiti da traduttori su pc e cellulare, ma quanti errori, i computer sono una macchina, non ragionano.

La vita diventa facile, memorabili i dettati della scuola elementare, le frasi da copiare alla lavagna, il gesso che stride, la cimosa che impolvera le mani.

Ridatemi i vecchi tempi, riprendetevi l’IA.

Ilaria Borsieri

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