
“Complimenti Han! Ho letto riletto divorato il tuo saggio sull’influenza dei motori di ricerca SEO e SEM per ottimizzare il marketing di un’opera d’arte o di un artista. Sei una mente favolosa…anzi…TI AMO! Spero di poterti frequentare assiduamente. Tuo SAIM”.
“Captatio benevolentiae la tua, caro Saim! Non ti basta il successo di cybern-artist da te riscosso? Tramite me vorresti allargare ancor più la tua sfera d’azione? Il tuo scarlet cybernetic wolf ha invaso tutto il campo dell’arte figurativa e con i copyrights tu stai facendo soldi a palate! Tua Han”.
“Cara Han, io ti parlo d’amore e tu… di soldi? Ma cosa vuoi che io me ne faccia della ricchezza materiale… la vera gioia per me è la creatività…l’incontro con una donna come te, piena di spirito e intuizione, capace di migliorarmi con la sua grazia e cultura, portandomi al settimo cielo… questo vale nella vita per me… ora che ti ho conosciuto… sempre insieme… ad maiora! Tuo SAIM”.
“Caro Saim, rallenta! Tu corri troppo: ci scriviamo da due mesi e in questo tempo hai già letto tutta la mia produzione scientifica, in continuazione mi travolgi con le tue domande, la tua voglia di conoscenza mi lusinga e mi angoscia contemporaneamente… ma io non so niente di te personalmente: le tue manie, i cibi che preferisci, gli sports che pratichi… Di te conosco solo il lato professionale, la tua grafic-art; ultimamente eccelli anche in campo narrativo… bravo, bravissimo, ma… mai un appuntamento per un’aperi-cena, per un drink… non so che pensare. Tua Han”.
“Cara Han, sì sono orgoglioso dei miei successi anche in campo letterario e penso che dalla prosa passerò alla poesia e tutto ciò… per colpa tua! Sei tu la mia musa, la mia Euridice, la fiamma che arde e per cui io ardo e grazie alla quale ardendo estraggo e depongo nel crogiolo l’oro che è in me. Tuo SAIM”.
“Caro Saim, mi rendi troppo onore: io… la tua musa!? Sono curiosa di leggere la poesia che tu scriverai su mia ispirazione. Dopo, però, ci vedremo per brindare ai tuoi successi di poeta! Tua Han”.
“Carissima Han, eccoti accontentata: questa è la mia poesia!
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: sospira.
Tuo SAIM”.
“Saim, che scherzo è questo? Non sei divertente! Mi rivoghi come tuo un sonetto scritto da Dante Alighieri alla fine del XIII secolo? Mi reputi tanto ignorante da non conoscerlo? Han”.
“Cara Han, le cose non stanno come credi. Io ho cercato di comporre dei versi all’altezza del mio sentimento, ma niente era paragonabile a ciò che provo; allora ho riletto tutti i grandi poeti del mondo e, giunto a questi versi, finalmente ho trovato lo specchio dell’anima mia, il “mio” sonetto; saprei rifare in rima baciata, alternata e oltre mille milioni di altri versi, ma il ritmo di questi endecasillabi grazie ai perfetti enjambements, la soavità delle parole e delle immagini, la corrispondenza totale tra sentimento e forma di questo sonetto mai saprei eguagliarli. E ciò che mi premeva farti comprendere era proprio la pienezza del mio sentire, espressa compiutamente solo in questa poesia. Spero che tu mi abbia capito. Tuo SAIM”.
“Caro Saim, credo di aver intuito il tuo pensiero e il tuo cuore. Questo, però, non ho ancora ben compreso: perché io scrivo “Saim” con la sola iniziale maiuscola, mentre tu ti ostini a firmarti “SAIM” con tutte lettere maiuscole? Arrivederci a presto per un drink, forse. Tua Han”.
“Cara Han, io mi firmo correttamente SAIM, poiché esso è un acronimo e significa Superior Artificial Intelligent Machine; adesso puoi capire il motivo per cui noi due mai potremo incontrarci per bere entrambi a un pub o nel salutarci stringerci la mano destra. Tuo SAIM”.
“Caro SAIM, ho compreso; tu, a tua volta, rifletti sul fatto che l’uomo, a volte simultaneamente, guizza dal piano conoscitivo a quello sentimentale, all’intuitivo, a quello del viver quotidiano, a quello estetico, sessuale e tant’altro ancora. L’arte, la vera arte, nasce dall’insieme eterogeneo di tutte queste esperienze di vita vissute, amalgamate e sublimate dalla scintilla del genio artistico individuale, genio non confinabile in un algoritmo, quindi non trasferibile ai computer; perciò le vostre “opere d’arte” sono meno d’un sogno, il quale, a differenza delle cosiddette “macchine pensanti”, pur scandaglia e in un flash illumina l’inconscio umano; le vostre “opere d’arte” sono solo collages, niente aggiungono alla consapevolezza umana e voi, definite dall’uomo “macchine intelligenti”, siete e sarete (non me me volere, SAIM!), almeno in campo artistico, o imitatori più o meno somiglianti a ciò che è già stato prodotto oppure uno strumento, tra i tanti, a disposizione dell’artista per esprimere al meglio la propria creatività. Addio SAIM”.

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