
Che cosa si deve e si può intendere per intelligenza artistica?
È forse l’intelligenza di quell’artista che, per promuovere le sue opere, con il compiacimento (o meglio con la complicità) di critici ben pagati o interessati mercanti d’arte, sfonda con tagli le sue tele, teorizzando di rottura degli schemi, di ricerca della profondità e di altre amenità, o è quella di un Piero della Francesca che la profondità la trova nello studio della prospettiva, tramandandoci il trattato “De prospectiva pingendi”, e mettendola in pratica nei suoi dipinti?
O è quella di quell’altro grande (!) artista che, procuratosi la foto ingrandita del viso di una notissima diva, l’ha corretta di vivaci colori, suscitando l’ammirazione e il consenso dei soliti critici e dei mercanti d’arte?
E allora perché non è intelligenza artistica anche quella di quel bambino che, sulla figura del libro di testo della scuola elementare, ha osato corredare di baffi la Gioconda?
A mio avviso, se proprio si deve parlare di “intelligenza artistica”, mi rifarei agli impressionisti coi loro lavori in plein air, ai macchiaioli colle serene atmosfere che si ritrovano nelle loro tele, a Vincent Van Gogh, dalla vita tormentata, con i suoi girasoli e dipinti pregni di solari colori, al doganiere Rousseau nell’ingenuità dei suoi quadri, ad Antonio Ligabue che, pur ritenuto non del tutto sano di mente, ancora ci affascina e ci commuove con i suoi capolavori.
Un quadro, per il quale mi sentirei di parlare di intelligenza artistica e che mi ha sempre affascinato, è il famoso “Guernica” di Pablo Picasso.
Durante la guerra civile spagnola, nella notte del 26 aprile del 1937, la piccola città di Guernica, nei Paesi Baschi fu pesantemente bombardata, da parte della Luftwaffe tedesca, in una vera e propria azione terroristica.
Il fatto suscitò dovunque grandi emozioni e ispirò a Picasso il suo capolavoro.
Nella grande tela, dipinta soltanto in bianco e nero con diverse tonalità di grigio, si accentua l’atmosfera notturna di panico e disperazione, nella quale sembra quasi di sentire urlare le figure che vi si muovono, in preda al terrore, in modo caotico e disordinato.
Come sembra di sentire anche il nitrito terrorizzato del cavallo riprodotto in alto a sinistra del quadro.
L’opera trasmette un messaggio di dolore e orrore ed è un vero e proprio urlo di denuncia contro la brutalità della guerra, i suoi disastri, i suoi orrori, le sue sopraffazioni.
Si narra che nel 1942, durante l’occupazione tedesca di Parigi, due ufficiali tedeschi vollero visitare l’atelier di Picasso che, nonostante fosse ritenuto un esponente dell’Arte degenerata, aveva potuto continuare a lavorare pur non avendo la possibilità di esporre i suoi quadri.
Uno dei due, che evidentemente non disprezzava poi tanto l’Arte degenerata, ammirato e impressionato davanti alla grandezza del quadro di Guernica (otto metri di larghezza per 3 metri di altezza) chiese ingenuamente a Picasso:
«Ma questo lo hai fatto proprio tu?»
«No» rispose Picasso «Questo lo avete fatto voi»
Pablo Picasso, che è giustamente ritenuto il più grande pittore del ‘900, superati i periodi blu e rosa, affermò un giorno che per esprimersi veramente con la pittura, dimenticando scuole e accademie, vi ci si deve accostare con l’innocenza e la sensibilità di un bambino.
Allora, intelligenza artistica in definitiva è forse un ossimoro?

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