
Arno e Bisenzio ruinaron l’anno
1966
Il quattro di novembre con gran danno.
Dilaga l’acqua, su pei muri ascende
Per ogni dove sobbolle ruina
Maraviglia a timore il cor contende
Ove storni volavan poco prima
-Spettacolo che incute la paura-
Guizzano i pesci ai loppi in sulla cima.
Ben sette giorni il gran diluvio dura:
Di qua di là non vedi terra ferma,
Di qua di là più niente rassicura.
Quando Bisenzio scende, una gran melma
Avvolge campi strade ed ogni cosa
Umido spesso soffocante derma
Ma nell’animo umano è chiusa ascosa
Tenace di ripresa la speranza:
Dal ramo brullo un dì sboccia la rosa.
Il fango raschian via da ogni stanza
Rinda Morgaro e il giovane Mirello[1]
Con energia e con gran costanza
E rifiorir rivedi il loro ostello:
Da quelle mani ‘sì piene d’amore
Ogni oggetto ritorna ad esser bello.
L’umidità scompare, se ne muore
Dalle mura della magione antica
E la paura fugge via dal cuore.
Il disastro finì: Viva la vita!
San Mauro, 04 Novembre 2006
Miriam Ticci
(moglie di Mirello Mazzanti) in ricordo di un fatto memorabile e terribile insieme.
[1] Rinda Morgaro e il giovane Mirello: sono i nomi dei suoceri e del marito dell’autrice, i quali assumono valenza di sineddoche per tutti i Toscani, che, colpiti dall’alluvione, seppero reagire prontamente e superarla, appunto, con grande intelligenza emotiva. Sono nomi non comuni, poiché nella campagna signese fino al secondo dopoguerra era forte l’usanza di dare ai neonati un nome disueto, che distinguesse la persona vita natural durante.

Rispondi