
Cucivi addosso a me i vestiti delle riviste. Ti ispiravi alle fotografie delle dive di
Hollywood, ne seguivi le curve con il dito, di ogni abito prendevi nota del taglio, del
tessuto e rigiravi il giornale per studiarne ogni piega. Pensavi a quale potevi riprodurre. Su di me che ancora non conoscevo i miei contorni, indefiniti nelle larghe magliette in cui campavo. Mi prendevi le misure con il gesso e gli spilli, uno tra le labbra e il metro di stoffa appeso al collo. Specchiandomi nel vetro della finestra davanti al quale mi avevi detto di stare, mi fissavo il viso tutto il tempo. A quell’età
non si ama il proprio corpo e mi sembrava di farti perdere tempo. Quanto dev’essere lungo? I polsini come li vuoi? Devi decidere il colore. Non avevo la minima idea di quale vestito volessi. Sbadigliavo. Basta nonna, fai come vuoi.
Provarmi i vestiti mi ha sempre dato fastidio. Anche misurare l’orlo dei pantaloni… Il tocco leggero delle mani, l’attesa dello spillo che punge dove non te l’aspetti, non ti muovere per favore, i minuti interminabili e le amiche che mi aspettavano giù… Non so quale attimo fosse a darmi un senso di svenimento. Dover stare ferma per forza e aspettare che tu avessi finito. Forse quello.
Curiosa di vedere cosa avresti preparato per la confusa sagoma che mi portavo dietro, accettavo svogliatamente prove e controprove infilandomi i fragili modelli appena imbastiti. Sentivo di avere il punto vita, là dove stringevi e mi facevi trattenere il fiato.
Per i miei fianchi, sostenevi, il bordo elastico non era adatto, avevo per caso visto bordi elastici nei vestiti delle riviste? Per quante possibili e strane caratteristiche potesse avere un corpo, sapevi rivestirlo con le stoffe che estraevi dalla cassapanca
fiduciosa nella sua forma. Crescevo in fretta ed erano esclamazioni di meraviglia quando la solita pezza di stoffa non bastava, per ogni allungamento o allargamento.
Che colore va di moda quest’anno? Dagli ultimi anni insieme spesso ritorna questa domanda a farmi sorridere. Non andavi più per le vetrine del centro, sulle riviste c’erano meno attrici di Hollywood e più conduttrici nostrane che non ti piacevano. Non cucivi più e volevi che il mio sguardo catturasse i colori di moda e te li raccontasse in ogni sfumatura. Per farti contenta spesso ti mentivo: il verde, nonna, nelle vetrine c’è tanto verde quest’estate! Assentivi, come chi la sa lunga: Era ora, dopo tutto quel nero! Quale verde…? Ho il tuo anellino con lo smeraldo ma non mi sta. Il verde appartiene a te soltanto, come la misura del mio contorno che continua a cambiare a mia insaputa.
Angela Sarri

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