WEN – LOTTA- La difesa del territorio – Terza Agnoletti

“Ti accompagno a scuola a piedi, – disse la mamma – così facciamo fare una passeggiata a Dippi.”

Dippi era il cane di casa, un bastardino di piccola taglia, molto vivace e molto affettuoso, in conclusione un amico per un bambino.

Giacomo mise subito lo zaino sule spalle e prese il guinzaglio. Domandò:

“Passiamo anche davanti a quella casa dove c’è un cagnaccio che abbaia da far paura?”

“Ci resta di strada. Ma è dentro a un giardino ben recintato. Non devi avere paura.”

Giacomo non era proprio convinto, però c’era la mamma che avrebbe protetto lui e Dippi da ogni brutto incontro.

Quando furono nelle vicinanze del regno di quel tale cagnaccio, Giacomo propose di attraversare la strada per passare dall’altro lato, ma la mamma, seccata:

“Non perdiamo tempo!”

Mentre si avvicinavano al giardino incriminato, il mastino cominciò a infuriarsi e Dippi a rispondergli per le rime, strattonando il guinzaglio per correre, finché Giacomo cadde e perse la presa. Mentre la mamma lo sollevava controllando che non si fosse fatto male, ci fu un imprevisto: il cancello non era chiuso e il grosso mastino piombò addosso al cagnetto per morderlo. Dippi si difendeva con tutte le sue forze e metteva a segno anche qualche morso, ma l’altro era più grosso e più feroce.. Era tutto un groviglio di zampe e fauci spalancate, con molti spruzzi di sangue.

La mamma gridava:

“Aiuto! Aiuto!”

Giacomo era paralizzato dallo spavento.

Dal giardino uscì una donna con in mano uno spazzolone da pavimenti e assestò alcune bastonate nel mucchio, gridando cose che Giacomo non capiva, finché il cane più grosso si trascinò nel giardino con uno squarcio nel ventre da cui ciondolava qualcosa. Dippi rimase immobile sul marciapiede.

Si erano fermate alcune macchine e si era formata una piccola folla. Arrivarono i vigili a chiedere nomi, cognomi e altre cose. Uno di loro disse:

“Signora, porti via il bambino. E’ sotto shock.”

Allora Giacomo si mise a piangere e ritrovò la parola:

“Dippino mio!”

Il bastardino aveva uno squarcio sul collo da cui era uscito molto sangue.

“Non possiamo far nulla per lui. E’ morto!” disse una voce.

“Anche l’altro non sopravviverà!” aggiunse qualcuno.

“Ma perché quel brutto cagnaccio è stato così stupido?!” gridò il bambino.

“Difendeva il suo territorio!” disse la signora dello spazzolone.

“Cattivo e stupido! Accidenti a lui e a tutti i cani grossi!” gridò ancora Giacomo.

“Guarda, piccolino, che anche gli esseri umani non sono più intelligenti. Per il territorio si fanno le guerre e non muore soltanto un essere umano, ma migliaia.”

“Andiamo via, mamma, andiamo via!”

“Andiamo! – rispose la mamma – A seppellire Dippi ci pensi lei, signora!”

E rivolta al bambino:

“Oggi niente scuola. Devi calmarti!”

Lo prese per mano e voltarono le spalle all’assembramento. Ma la vacanza inaspettata non era una gioia e neanche un sollievo. Giacomo era consapevole che non avrebbe mai dimenticato quella lotta all’ultimo sangue.

Terza Agnoletti

Rispondi