Oscilla un ragno sul suo filo instabile, “Io son quel ragno” penso e guardo Menelao, il mio sposo novello, avvolto nel sonno di chi con lussuria più e più volte ha invaso la mia fortezza inerme, come un affamato mai sazio torna a mangiar la sua fame: io sono quel cibo. Appagato alfine, mi ha sorriso “La mia vergine sposa!” e di botto s’è consegnato a Morfeo, mentre io riflettevo “Cos’è la verginità?” e guardavo quella piccola chiazza di sangue aggrumato tra il pube e le cosce.
Diversi anni prima, quand’ero con un piede ancora nell’infanzia e uno nell’adolescenza, un altro uomo, agli occhi miei già un vecchio, mi parlò della verginità.
Danzavo nel pronao del tempio di Artemide Orthia e chiedevo alla dea clemenza nella cerimonia della fustigazione pubblica “Non scorticare con lo scudiscio rituale la bella schiena liscia e setosa dei miei due fratelli Castore e Polluce!”
A un tratto una mano mi tappa la bocca ed un’altra mi blocca le braccia, via al galoppo “Corri, Teseo, corri con lei, io ti copro le spalle!”, gli ulivi e la piana di Lacedemonia scorron lontano come rena tra le dita mossa dal vento. Io, ragazza spartana, scalcio e mordo come una mula, un grido di dolore e rabbia del mio rapitore, un colpo al mento ed esanime m’affloscio, bionda corolla di narciso china sul suo stelo pregna di pioggia. Quando riapro gli occhi, da un pertugio intravedo un paesaggio straniero, una distesa di ulivi stinti e là in fondo un alto monte grigiastro. La stanza all’interno spoglia: un giaciglio e, stranamente, uno specchio basculante con i lati della lastra di bronzo arcuati per riprender la figura riflessa sia di fronte sia di lato. Entra un vecchio “Sono Teseo, re di Atene, e, quando tra un anno sarai in età da marito, tu diverrai la mia sposa, fino ad allora rimarrai qui nella fortezza di Àphidna sotto la custodia di mia madre Etra”.
Mi gira intorno ed io maledico la mia bellezza, che accende negli uomini quella scintilla di libidine frenata solo dalla reverenza verso mio padre Tindaro, che ora, ahimè, non c’è lì a proteggermi.
“Solo un assaggio, principessa ????? Èlena!”. Mi pone nel punto focale dello specchio, nello specchio il mio sguardo è fermo sul suo, il suo corpo alle mie spalle, la sua mano sinistra tacita i miei occhi e la destra fa scivolare a terra la mia veste di bambina, poi poggiata sulla mia nuca costringe la mia schiena ed il busto a piegarsi a squadra: Teseo è ??????? un amante ed io, sebbene femmina, ???????? un amato, un cinèdo, non più ? ???? la fanciulla, non più, mai più. Con un suo fremito di piacere la mia tortura finisce, io mi raddrizzo, gli occhi asciutti distaccati e fieri dallo specchio fissano di nuovo i suoi fino a farli abbassare, ma prima mi dice “Tranquilla, sei ancora vergine”, poi abbandona la stanza.
Oh Zeus, padre di noi mortali, ma la verginità non è forse l’innocenza dei pensieri, il candore del sentire, l’onestà dell’agire? No, io non sono più vergine, né fanciulla e come potrò sposare quest’uomo che con la forza bruta della sua lussuria mi ruba l’età più bella, quella dei primi innocenti sospiri furtivi e fugaci?!
Uno scalpitìo concitato di cavalli, ” Èlena, siamo qui, sono Pollùce, rispondi!” io volo piangendo tra le braccia sicure dei miei fratelli, “Teseo è partito per un’altra delle sue col fido compare Piritoo; siamo giunti in tempo!” “In tempo per cosa, Castore?” vorrei chiedergli, ma ora sono nel mondo degli adulti e delle loro menzogne e confermo “Sì, siete giunti in tempo” e poi taccio.
Così taccio anche davanti al mio sposo, che s’illude d’essere stato il primo uomo della mia vita e si vanta a bassa voce col fratello e con gli amici di aver posseduto la vergine Elena ben sette volte nella prima notte nuziale. “Lussuria!” fanno da controcanto gli altri maschi con sorrisi accattivanti e complici.
“No, questo è solamente uno dei volti della lussuria: il vostro di maschi dominanti: egoista arido predatorio, che annota “quante volte” ed ignora l’intensità e il vicendevole abbandono all’amore”. La verità è che io il mio primo uomo ancora l’aspetto, quello che avrà cura del nostro ???? amore e per il quale io farò follie, costi quel che costi!
Miriam Ticci

Rispondi