WEN – MENTIRE – Gambe corte – Milena Beltrandi

«… e così sono diventato un poliziotto!» rispose il giovane allacciando la cintura multifunzionale.

«Diventato? L’hai scelto, ti sei arruolato, ma cosa intendi con diventato?» chiese la giovane giornalista inviata dalla redazione del giornale locale per l’argomento del mese: non solo divise che doveva spiegare ai lettori come, dietro all’uniforme, ci fosse un essere umano.

«Sì, scusa hai ragione, ho vinto il concorso e mi sono impegnato nello studio, questo intendevo, è che i miei genitori hanno sempre spinto i figli a seguire le proprie attitudini per scegliere il mestiere della vita e, come dicevo, io sono diventato un poliziotto; fra una mezz’ora dovrò entrare in servizio, ma ce la possiamo fare.» continuò divertito il giovane.

«La prima volta che dissi una bugia avevo otto anni: tornando da scuola avevo preso un fico dall’esposizione del verduraio e l’avevo infilata in tasca per poi mangiarlo con calma; arrivato a casa la mamma mi chiese se mi fossi fermato, perché ero in ritardo.» iniziò a raccontare il poliziotto sedendosi al tavolino con la giornalista.

«Preparato risposi di no, che non era successo niente ed ero filato da scuola a casa come mi aveva insegnato!» disse. Alzò un dito per chiamare il cameriere e ordinare un paio di colazioni.

«Ricordo lo sguardo deluso della mamma, mi disse che da me non se lo aspettava e che le bugie hanno le gambe corte! Seppi poi, che aveva capito perché non avevo alzato gli occhi a guardarla e perché si era affacciata per venirmi incontro e aveva visto il mio furtarello.» il cameriere portò un vassoio con paste e cappuccino, il giovane ringraziò e offrì la prima scelta alla giornalista.

«La volta successiva, mi ricordai come mi aveva scoperto e mentii a mia madre che,  con fare dubbioso, mi aveva chiesto conto di un brutto voto: non hai studiato! La sua accusa e io le inventai che c’era stata una baruffa in classe e il prof. aveva punito tutti con un votaccio… era una bugia, ma l’avevo guardata negli occhi, non se ne sarebbe accorta.» disse addentando un cornetto alla crema.

«Eri diventato più grande!» esclamò la giovane sorseggiando il cappuccino.

«Già e da adolescente le marachelle e le menzogne per nasconderle erano all’ordine del giorno, ma mia madre riusciva sempre a scoprile per un particolare o un indizio che io, nella mia stupidità, non avevo calcolato; cosa che facevo la volta successiva, aumentando la mia capacità di attenzione ai particolari, a situazioni e moventi che non tradissero la mia versione.» il giovane in divisa sorrise al ricordo.

«E quindi la perspicacia di tua madre nello scoprire le tue marachelle ti ha fatto diventare attento ai particolari, a motivare situazioni difficili coprendo indizi e la verità che, se non sbaglio, riportato al contrario ti ha spinto verso  ciò che sapevi fare bene: indizi e le probabilità di eventi nascosti sono alla base delle investigazioni, è corretto?» chiese la giornalista intuendo l’indole del giovane.

«Esatto, è così che ho scelto di fare il poliziotto: si dice che i criminali ne sappiano una più del diavolo, ma anche lui ha le gambette corte, non solo pentole senza coperchio!» la risata contagiò anche la giovane:

«Posso fare una domanda più personale?»  chiese ancora la giornalista, «Che lavoro faceva tua madre?»  lui annui e rispose sorridendo:

«Scriveva gialli!» disse alzandosi. Guardò l’orologio, era tardi, conclusa l’intervista il poliziotto le chiese il numero di telefono, ma lei sorvolò sorridendo: meglio stargli alla larga, era troppo bravo a raccontar frottole!

Rispondi

Verificato da MonsterInsights