WEN – MENTIRE – Mentire, per salvarsi – Ilaria Borsieri

All’arrivo dei carri bestiame, sulla cosiddetta “Rampe” dei campi di concentramento e soprattutto di sterminio come Auschwitz-Birkenau, i deportati erano “accolti” dai latrati dei cani, dalle luci accecanti, dalle urla dei tedeschi e soprattutto dal botte e dal fumo.

Quel maledetto fumo. 

Lo Zyklon B., che non dava scampo. A nessuno. 

Destra o sinistra, links oder rechts. 

Dovevi capire, altrimenti ricevevi botte. Eri Kaputt. 

Le camere a gas aspettavano gli anziani, i malati, i disabili, le donne con bambini piccoli, i ragazzi sotto i 15 anni, tutti gli inabili al lavoro.

Molti veterani del campo, a rischio della vita, con estremo coraggio, sussurravano ai giovani che potevano per l’aspetto fisico, dimostrare più di 15 anni, di dichiarare un’età maggiore, almeno 16/17 anni, per tentare di salvarsi dalla selezione del “Dottor Mengele”. 

Per cercare di sopravvivere all’orrore. Per tornare e per testimoniare.

Chi non era considerato abile al lavoro o i gemelli e alcune donne scelte per il bordello o per gli esperimenti medici, veniva ucciso il giorno stesso. 

Sul convoglio che trasportò il sopravvissuto al Sonderkommando Shlomo Venezia ed altri 2500 ebrei, solo 310 uomini e 328 donne, furono selezionati per il lavoro.

Un solo gesto della mano, decideva il destino.

Vita o morte.

Alcuni ragazzi adolescenti si sono salvati aumentando l’età di qualche anno.

MENTIRE per cercare di vivere.

Pochi sono tornati, ad oggi, sono rimasti pochissimi ancora in vita.

Ascoltiamo le loro parole, la loro ormai flebile voce. 

Soprattutto in questi tempi bui. 

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