
Nell’ombra dell’attesa
Le fanciulle giocano
Con i cellulari ai venti
Come tamagogi per adolescenti
Nelle mani di fate-streghe ammalianti
Perse in misterici rituali di sms, mail e videochat.
Gli ombelichi nell’aria invernale
S’affacciano tra straccetti firmati
Di enorme insulso modaiolo valore
Da farci campare un somalo un mese o più.
Quanto mi paiono più precisi, ordinati e ricchi
Questi fanciulli del terzo millennio
Di quanto noi non fummo.
Come s’agitano ed emozionano
Per vuote parole di chiacchiere tra amici
Mutate in canzoni
Orecchiabili e uguali
Da farmeli sembrare tanto più vuoti
Più vuoti di noi
Come siamo e come fummo.
Però applaudono in coro convinti
Alla voce che grida che è vietato fumare
E alle volte pare impensabile pensare
Di fumi diversi che sorgevano
Da più antichi concerti.
Ed eccomi là
Là
Lontano
Immerso in un mondo non più mio
Che mio mai fu
A studiare come domani
Domani sarà mia figlia
Che già oggi è quasi così com’è ora
Mentre mia moglie ancora
Ancora si crede come loro.
E con loro in coro
Batte e dimena le mani.
E domani
Domani è già oggi
E oggi è ieri
E ci restan solo vecchi pensieri.
Mi rimane allora
Da studiare quei testi
Urlati tra riflettori assordanti
Alla ricerca d’un briciolo di genio
Di un seme di poesia.
E in due ore mi pare
Di coglierne un paio d’accenni.
Della musica che impazza
Poi
Non riesco a cogliere la finezza
Tra un boato
E il seguente
Della batteria e della gente.
Sarò io che ormai sono vecchio?
Firenze, 21/11/2004

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