
La Veeergine degli aaangeli… mi cooopra deeel suo maaantooo…
La “Forza del destino”, conosco le parole, canto insieme a Toscana Classica. Non c’è traffico stamani sulla Firenze-Mare. Schiaccio l’acceleratore e la sensazione è quella di un volo in apnea.
ADORO LA MUSICA CHE MI DÀ IL RITMO NEL FARE LE COSE.
Ho sempre pensato che ci vorrebbe una colonna sonora di sottofondo alle nostre giornate. Sfido che gli attori sono tutti belli! Metti “Giù la testa” o “Mezzogiorno di fuoco” quando arriviamo a un appuntamento e vedi che figurone!
Il cono di luce gialla che inquadra LUI sulla poltrona. LUI prima era il nonno, poi mio padre.
La poltrona è la stessa, la vecchia Fraudi cuoio, la stessa, come l’ombra trinata delle tende e il quadro della villa di Grumaggio. Anche le stesse note volano e si arrampicano sulla libreria, alta fino al soffitto, si infilano nella gola buia del caminetto, giocano tra le gocce del lampadario di Murano.
In macchina, invece, il babbo metteva le cassette di Fausto Papetti. Voleva dire che eravamo in vacanza. La colonna sonora della vacanza. Le metteva a tutto volume, forse per non sentire la voce della mamma, che stava appesa come un uccellino alla maniglia: attento di qua, attento di là! Poldo, da dietro, teneva le zampe sulla spalla di lui e le orecchie a sventolare dal finestrino.
L’inizio della vacanza: Fausto Papetti e le orecchie bionde di Poldo a veleggiare al vento.
… e mi proteeegga viiigileee… di Diiio l’angelo saaanto…
120…, 130… brava la mia cavallina, brava… dai che gli faccio una sorpresa…
La sagoma scura del castello di Serravalle incombe sulla destra.
Babbo, è abitato quel castello? No, non lo vedi, è diroccato! Sempre razionale LUI. Ma con la musica no, con quella giocavamo. In realtà facevamo una cosa più importante: con LUI, grande, forte, la mia ‘colonna’, scrivevamo la ‘colonna sonora’ della mia vita.
AMO, COME LUI, I GIOCHI DI PAROLE.
Verona. I biglietti per lo “Schiaccianoci”, regalo per l’esame di quinta. Partimmo la mattina presto. Conoscevamo ogni nota dello Schiaccianoci, io e il babbo. Ci facevamo gli indovinelli battendo il ritmo di un brano con la forchetta sulla tovaglia: Trepàk! Flauti in canna!
L’Arena immensa, punteggiata di fiammelle, il respiro trattenuto per ore, l’autografo di Carla Fracci sotto il cuscino.
Eccolo laggiù il baluginio del lago di Massaciuccoli. Quante volte abbiamo visitato villa Puccini.
Io preferivo Mimì. LUI, Tosca. Impostava un vocione: Tosca! Nel tuo cuor si annida… SCARPIA!
Parcheggio nel vialetto sotto il pino; ecco la mamma, piccola piccola sotto la veranda, legge.
Il babbo è di sopra, è sempre di sopra LUI, sul terrazzo. Alzo la testa, vedo spuntare i suoi lunghi piedi: Ciao babbo! grido, ma non risponde. Forse perché la musica che sta ascoltando è più forte: Bella figlia dell’amoo-re…
Nicoletta Manetti

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