WEN – MUSICA – Partitura a quattro voci – Rosalba Nola

R.
Alla ventiquattresima settimana ero ancora muta e mi muovevo con agio nell’acqua della pancia di mia madre che tutta mi avvolgeva. Forse non senza contentezza, non ricordo con precisione, ma così mi piace pensare. Di certo sentivo il suo cuore e il mio pulsare turutun tutun tutun tutun. Quando poi sono diventata un’adolescente inquieta ho cominciato a sentirmi attratta come una calamita dagli strumenti a percussione, a prescindere dalla provenienza e dalla qualità dell’esecuzione. I miei lunghi capelli diventavano falene ondeggianti intorno ai musicisti mentre mi uscivano gridolini come quelli dei ragazzi delle ragazze che come me li guardavano, i musicisti, per come si muovevano e cercavamo di scambiare con loro sguardi d’intesa. La mia attenzione era rivolta in particolare al batterista che scandiva un ritmo che via via si trasformava inventando nuovi e improvvisi movimenti per ritornare poi senza fretta alle battute iniziali. Come un felino in agguato verso qualcosa che agli umani non è dato di vedere, sì con gli stessi scatti inaspettati e mirabili dei miei adorati gatti. E quel ritmo alimentava i miei pensieri, le mie fantasie.
Solo in età adulta ho compreso il nesso primordiale di quelle sonorità – espresse dai più svariati strumenti a percussione – con la nascita, con la corsa verso la vita, come una spinta in avanti che incoraggia, che cerca e non sempre trova ma comunque invita a proseguire.
Ora mi accade sempre più spesso di aspettare che quei suoni arrivino nei battiti della pioggia, del vento. E me ne sto in silenzio ad ascoltare quella melodia.

A.
Già da millenni alcuni maestri spirituali suggeriscono che per avere accesso a una dimensione che trascende ogni forma fisica o mentale (i pensieri) sia proficuo focalizzare l’attenzione sul silenzio tra un suono e l’altro, di qualsiasi natura esso sia: parole, canzoni, rumori. Non è un caso che nella musica siano state introdotte fin dall’antichità le pause, che hanno la stessa valenza delle note. Quindi il silenzio è importantissimo e sto concentrandovi sempre maggiore attenzione anche a discapito dell’ascolto musicale. Tutto qui.

N.
Che posso dire? Tutto e niente. Non so quanto sia importante il
silenzio nella musica, ma so che comunque ha la sua valenza. E il segreto sta tutto nel testo di The Sound of Silence di Simon & Garfunkel…

Una visione silenziosamente mi si è impiantata nella testa
E rimane lì ancora con il frastuono del silenzio
… Allorché i miei occhi furono trafitti dal
Lampo di una luce al neon
Che squarciò la notte
E scosse il frastuono del silenzio…
Alla fin fine Simon vuole dirci che in quel frastuono c’è la condizione umana scolpita dalla sofferenza e dalla letizia dal trionfo e dalla paura.
E la musica serve a ricordarci di ascoltare quel frastuono.

P.
I silenzi nelle pause musicali sono i respiri tra le note, è l’attesa di una sospensione quando tutto si ferma e si rimane ad aspettare il ritorno del suono. E quell’assenza è totale presenza nel qui e ora.
E si può allora praticare la magia dell’ascolto fuori e dentro di noi, in uno spazio vuoto senza giudizio e senza il chiacchiericcio della mente. In connessione con la Natura, con la nostra e le altrui melodie. Il nostro udito non conoscerà mai il silenzio totale, tutta la vita è una danza tra suono e silenzio per sperimentare armonia, bellezza e gioia.

Un racconto di Rosalba Nola

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