
Al posto di quasi cento anni di musica adesso c’è la terra, i calcinacci, il nulla. La demolizione dell’ex teatro storico fiorentino, il Comunale, è fatta. Davanti a questo rudere della memoria collettiva di molti fiorentini mi fermo turbato e mi sembra di sentire una musica o forse più di una musica. Ecco all’orecchio arrivano le note di una “Notte sul Montecalvo” di Mussorgsky che si confondono con una sinfonia di Beethoven o forse con una nota wagneriana dell’Olandese volante. Sono turbato, confuso. Un universo di musica quasi mi aggredisce . Non capisco non vedo la sorgente di questi suoni dietro la facciata, quasi una quinta teatrale che nasconde la distruzione. Forse non è un suono reale. E’ la memoria involontaria che fa sentire questa musica. Dalla musica nascono immagini vivide. Allucinazioni? No ! Immagini e suoni che sembrano e sono reali alla mia mente. Una memoria involontaria e non selettiva , mi trasmette suoni e poi immagini. Vedo un bambino in una platea di adulti che ascolta la musica. Ecco ne scorgo il volto. Sono io bambino. Provo una nostalgia dolorosa per il bambino di allora educato ad ascoltare da genitori che mi hanno fatto amare la musica senza riuscire a farmela a studiare. Ecco vedo altri volti . E’ Sonny la ragazza tedesca entusiasta e passionale che mi incantava e mi ha fatto amare Wagner. La musica mi conduce in uno straordinario viaggio dove per incanto appaiono visioni sepolte nella memoria. Le immagini e l’armonia di un concerto di Segovia accanto a Nancy che meravigliata e incredula mi ha chiesto “Who is That guy?”. In questo flusso di coscienza le immagini si confondono con la musica. Anzi credo che sia la musica che le crea. Ecco ascolto e vedo un concerto di Arthur Rubinstein in compagnia di mio padre e di mia madre. Vorrei allontanarmi dalle macerie del Teatro ma non riesco a muovermi. Un refolo di vento mi porta una nota di Beethoven e mi suggerisce il volto di una ragazza di cui non ricordo il none. Sono turbato e affascinato da questo ultimo spettacolo che il vecchio Teatro Comunale sembra offrirmi. Vivo nel presente ma ho forse il difetto di abitare talvolta nella memoria e questa fa emergere sensazioni e persone della mia giovinezza. I ricordi s’impongono alla mia mente in un itinerario che mi regala un allucinatorio, meraviglioso viaggio nel tempo. Un viaggio che non ho pianificato ma arriva improvviso e infrange la cronologia reale. Ecco vorrei fuggire ma ancora la memoria improvvisa di un balletto di Carla Fracci ammirata insieme a Mercedes ed ecco l’ultimo spettacolo fiorentino di Nureyev, goduto insieme alla mia compagna di vita. Sono turbato, sconvolto, allucinato davanti a questo ultimo spettacolo che. Il teatro mi regala. . Ricordi ,emozioni ,persone nascoste dentro di me sono quasi risvegliate dagli infiniti suoni che questo edificio conserva per me. La sua distruzione ha privato me come altri fiorentini del luogo della musica sinfonica. Dove sono passati grandi musicisti adesso solo macerie La musica mi risveglia ricordi dimenticati e sprofondati nell’inconscio, impossibili da rievocare volontariamente ma mi evidenzia , cessato ogni suono , la cruda realtà di un luogo ,per me meraviglioso, e perduto in nome di una modernità fasulla e devastante.
Alessandro Lazzeri

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