WEN – NUOVE ARTI – Il ponte sullo stretto – Brunetto Magaldi

Quando Carletto Imbonati frequentava la seconda elementare, fece vedere alla maestra il disegno che aveva fatto sul quaderno per rappresentare la sua famiglia.

Papà, mamma, Carletto stesso ed anche il gatto.

Un po’ filiformi per la verità ma alla maestra piacque e lo lodò moltissimo.

Tornato a casa, Carletto pensò bene di riprodurre il suo capolavoro, con i pennarelli che aveva in dotazione, sulla bianca parete della camera da letto dei suoi genitori.

Pensava di ricevere un sacco di complimenti e invece si beccò una bella sculacciata (allora non si parlava ancora di abuso dei mezzi correzione) e la perentoria ingiunzione di non provarci più pena la minaccia di draconiane punizioni.

Ma a Carletto, dopo quell’episodio, rimase la voglia di disegnare sui muri. 

E si sfogò, di nascosto, con i suoi scarabocchi sulle pareti del vano scale (chi è quel delinquente che ci imbratta le scale si chiedevano i condomini) e sui muri delle case vicine.

Poi più grandicello, aveva ormai 12 anni, scoprì le bombolette spray.

Allora sì che poté dare sfogo a tutto il suo estro e la sua creatività dapprima sulle saracinesche dei negozi poi sulle bianche superfici dei caseggiati e dei muri di cinta.

Il vero salto di qualità ci fu però quando il comune in cui abitava decise di mettere a disposizione, nella prima periferia, dei grandi pannelli di cartongesso affinché vi si potessero sfogare tutti quelli che, a detta di tutti, erano solo degli imbrattatori, risparmiando così i muri cittadini.

La tecnica di Carletto allora si affinò e, a poco a poco, la sua vena artistica si affermò prepotentemente.

E così divenne un artista di “Street Art” a tutto tondo.

Si fece conoscere, e molti proprietari di fabbricati si rivolsero a lui, e addirittura se lo contendevano, perché abbellisse con la sua arte pareti e muri che, altrimenti, sarebbero stati solo dei bianchi lenzuoli sporchi.

Nel paesino di …nell’estrema punta dello stivale, si era reso necessario provvedere alla ristrutturazione della piccola stazione ferroviaria dalla quale transitavano i treni locali che la collegavano a Villa san Giovanni.

Terminati lavori, qualcuno. in consiglio comunale, suggerì di abbellire con l’opera di un artista della Street Art, la bianca parete laterale sulla quale spiccava solo la scritta con il nome della località.

Il suggerimento fu accolto e l’incarico fu dato a Carletto che lo accettò di buon grado, a patto che gli fosse concessa carta bianca sulla scelta del soggetto da raffigurare

Iniziò quindi il lavoro, seguendo il suo progetto, protetto dagli sguardi dei curiosi dai teli dell’impalcatura che era stata allestita per l’occasione, e in un paio di settimane completò l’opera.

Quando finalmente fu il momento dell’inaugurazione, eliminati i teli e smontata l’impalcatura davanti al Sindaco, alla giunta, alle autorità cittadine e ai molti curiosi, apparve finalmente la sua opera.

Carletto aveva rappresentato l’imbocco sul ponte che (forse in futuro?) avrebbe collegato la Calabria alla Sicilia, il mitico ponte sullo stretto di Messina.

Ed era riprodotto in modo tanto realistico che sembrava davvero, a chi transitava per la piccola stazione, di essere in procinto di attraversare l’azzurro tratto di mare, intravedendo sullo sfondo, fra le travature metalliche del ponte, le coste siciliane.

Da quel giorno i pendolari che si recavano al traghetto che li avrebbe portati in Sicilia. affacciandosi ai finestrini del treno, avevano l’impressione, di accingersi a transitare davvero sul ponte dello Stretto.

E si contentavano.

Ma Il vero ponte sulla Stretto di Messina verrà mai realizzato?

Brunetto Magaldi

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