WEN – NUOVE ARTI – Un palo di troppo – Milena Beltrandi

«Luisa da che parte andiamo?» Chiese Angela tirando fuori dallo zainetto una piccola mappa della città.

«Io direi di cercare nel quartiere di San Frediano, culla dell’arte fiorentina, lì sono nate le prime botteghe di artigiani, di ferro battuto, sono nati i doratori, i restauratori del legno e dei dipinti antichi.» Rispose Luisa indicando la strada alla loro destra.

«Cosa vorrà dire?» Chiese perplesso Marco a cui gli indovinelli non piacevano affatto. Per fortuna le due giovani erano brave in enigmistica.

“Quest’artista alternativo è carico di genio positivo. Lo cercherai con frenesia? Non è detto che ci sia! Guarda, guida, guarda ancora, credimi è la verità: ti sembra una visione, ma è solo realtà. Non sai più dove guardare? Solo lì la puoi trovare. RICORDA: Se a Parigi vuoi volare almeno tre ne devi portare!”

Marco si era unito alle ragazze vincitrici dell’edizione precedente perché interessato al premio finale. Ogni anno l’associazione culturale a cui erano iscritti, promuoveva una Caccia al tesoro a tema e quest’anno era l’arte alternativa, era in palio un soggiorno a Parigi per la squadra che avesse portato, nel limite del tempo stabilito, tre fotografie delle opere che si potevano catalogare come tali.

«Propongo di seguire il pensiero di Luisa, è lei che ha studiato al Magistero d’arte, seguiamola per le vie dell’Oltrarno e guardiamoci bene intorno, occhio ai particolari: sono importanti!» Propose Angela.

I tre giovani si avviarono soddisfatti per le vie del quartiere di San Frediano, convinti di essere sulla strada giusta. Luisa a ogni angolo trovava qualcosa di particolarmente interessante, una volta era un palazzo, un’altra un frammento di pietra romana o ancora le antiche mura. Angela prendeva appunti, ciò che diceva Luisa poteva risultare determinante alla fine della giornata per trovare la soluzione.

Marco seguiva le donne interessato più alle loro figure che a risolvere l’enigma, lui non riusciva a distogliere gli occhi dai loro fianchi ondeggianti, d’altronde non era colpa sua: i marciapiedi troppo stretti di Firenze costringevano a camminare in fila indiana ed era buona regola dare la precedenza al gentil sesso.

Così procedevano assorti, Angela sul suo taccuino, Luisa sui particolari architettonici della zona, Marco ai loro fianchi. Imboccata la via San Niccolò, Marco finì per prendere un palo segnaletico in pieno. Il deng che ne seguì fece girare le due ragazze che si trovarono davanti a un Marco ebete, stordito dalla botta che indicava il cartello stradale a bocca aperta.

Non riuscendo a frenare le risate le due ragazze raggiunsero il compagno per vedere cosa lo avesse colpito, oltre al palo, su quel cartello. Era il divieto d’accesso e nella parte bianca era disegnato un uomo vitruviano di Leonardo. Lo stupore che aveva invaso Marco contagiò anche le ragazze: «Geniale!» Esclamò Angela e fotografò il cartello; Luisa rilesse l’enigma da risolvere e si rese conto che ciò che credeva essere un errore fosse in effetti la spiegazione dell’enigma stesso, non solo: erano davanti alla soluzione. Senza dir nulla tornò sui suoi passi, aveva notato qualche metro prima un cartello che le era sembrato solamente strano.

«Ecco qui!» Disse quando anche gli altri la raggiunsero, «questa freccia direzionale non è una freccia: è la lisca di un pesce!»

«E guarda questo: un altro divieto d’accesso o un uomo che porta un pannello di legno? Chi ha trasformato così i cartelli stradali? È sicuramente un genio, un artista e la sua arte è silente, non la vedi se non la guardi con attenzione, se non guidi non li conosci, può essere la soluzione del nostro enigma. Cerchiamone altri e voleremo a Parigi!» Esclamò contento Marco.

Girarono per via dei Serragli e ancora in via della Chiesa per poi sbucare in piazza Tasso dove si fermarono. Avevano fotografato tanti cartelli modificati dallo sconosciuto artista: un divieto di sosta che grazie a lui era diventata una cintura slacciata, modificata una freccia direzionale obbligatoria diventava una molla, un uomo alla gogna, mani che si stringevano; un mondo artistico mai visto e sensazionale. Cercarono in internet notizie da corredare la loro soluzione e scoprirono che l’artista era Clet un cinquantenne bretone nato come restauratore di mobili antichi.

Una volta tornati da Parigi avrebbero cercato per le strade di Firenze quei piccoli capolavori.

Milena Beltrandi

Una risposta a “WEN – NUOVE ARTI – Un palo di troppo – Milena Beltrandi”

  1. Un semplice pretesto per mettere in evidenza questa simpatica arte. Ovviamente da auspicare che venga praticata in contesti controllati e non allo stato brado…

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