WEN- NUOVE ARTI – L’enigma del display – Gabriella Zonno

«Uuuaaaght, wuaaaa». Che bello poter rimanere a letto, senza dover alzarsi di corsa. Mentre pensava questo Cristina si girò e rigirò nel letto. Tuttavia, sapeva che ormai la fase del sonno profondo era terminata. Allungò il braccio per cercare la mano di Mariolina, ma il letto era vuoto. Si fermò e si mise in ascolto. In cucina si sentiva qualcuno preparare la colazione. Era Mariolina. Santa e benedetta vecchiaia! Perché con l’età non si riesce più a dormire tanto? Ancora con gli occhi semichiusi, Cristina decise di chiedere ad Alexa che ore fossero e le previsioni del tempo. Alexa fornì le informazioni richieste con la sua solita voce asettica.  Tuttavia, Cristina si accorse che Alexa non aveva fornito le informazioni in modo fluido. Non aveva voglia di aprire gli occhi. Decise di ripetere la richiesta e c’era qualcosa di strano. Non riusciva a capire cosa, eppure lo avvertiva che il dispositivo non stava funzionando come avrebbe dovuto, così nonostante gli occhi assonati Cristina decise di guardare la schermata, convinta in ogni caso di trovare le informazioni richieste. Sulla schermata però non c’era quanto previsto, bensì un’immagine insolita. Guardò meglio e vide la testa di una giovane donna dai capelli rossi posta su un tavolo. L’immagine era così vivida che la giovane donna sembrava viva; sullo sfondo un mezzo busto di un uomo intento a fare dei gesti strani davanti a due oblò. Sembravano gli oblò di due lavatrici. Ovviamente la cosa non aveva alcun senso.  Non solo. Sulla sinistra dello schermo c’era un’immagine sfocata di un’animale.  Click. Per sicurezza, Cristina aveva deciso di scattare una foto con il cellulare. Era sicura che, se avesse raccontato questa cosa nessuno avrebbe potuto credere a una cosa così strana. Balzò dal letto e si precipitò in cucina a chiamare Mariolina. «Vieni di là per favore. Ti devo far vedere una cosa». «Cosa c’è? Il caffè è quasi pronto». «Ti prego vieni a vedere». Mariolina si avvicinò allo schermo di Alexa. Lo sguardo spaventato. Si voltò verso Cristina. Si scambiarono una lunga occhiata senza profferire parola.  Seguì una lunga pausa. Dopo di che, Mariolina, facendosi coraggio, non poté evitare di criticare come al suo solito i gadget tecnologici. Cristina le rispose ricordandole quanto era stata indispensabile la tecnologia durante il periodo del Covid-19. Tornarono in silenzio in cucina, per fare colazione. Il caffè era uscito dalla moka. Mariolina borbottando si mise a pulire il piano cottura. Cristina le fece segno di fermarsi. «Dai, faccio io» e sfoderò uno dei suoi sorrisi più dolci. Mariolina cedette e si sedette a fare colazione. Adorava quei momenti, anche se sapeva benissimo che Mariolina era orgogliosa e non tollerava che qualcuno le togliesse il potere in cucina. «Sembra un quadro astratto», disse a voce bassa Cristina. Mariolina assentì per condiscendenza, giusto per farla contenta. Di quella immagine non parlarono più. Trascorsero i mesi. Intanto la vita procedeva come al solito. Mariolina era presa dall’insegnamento e dalle ripetizioni. Cristina proseguiva con le sue mostre di pittura. Spesso andavano alla Scala. Mariolina adorava i commenti ironici di Cristina, e Cristina adorava perdersi nel sorriso di Mariolina. Vedere lo sguardo di Mariolina era una delle gioie più intense che la Vita le aveva regalato. Una mattina, Cristina decise di riguardare quell’immagine strana. Voleva capire se la poteva usare per ideare un quadro. Si mise all’opera e dopo giorni di intenso lavoro, il quadro era finito. Cristina chiamò Mariolina per farglielo vedere. «Sembra un misto tra De Chirico e Picasso», disse sommessamente Mariolina. «Ma ti piace? Che ne pensi, può andare, secondo te?» le rispose Cristina. «Lo sai che non sono un’esperta. Bisogna sentire cosa ne pensa Giorgio».

Driiin, driin. «Pronto?» «Chi è?» «Sono io Giorgio. Ho un nuovo quadro.» «Finalmente! Era ora» «Quando puoi venire? Facciamo domani pomeriggio». Giorgio osservò il quadro per lungo tempo, dopo di che disse a Cristina che poteva essere esposto. «Certo, è un quadro strano. Diverso dal solito. Come ti è venuta l’idea di un quadro del genere?» «E’ una storia lunga. Dimmi, piuttosto. Secondo te c’è qualche possibilità che venda» «Non saprei. In ogni caso, mi piace molto lo sfondo azzurro. Mi ricorda il periodo blu di Picasso, nonostante sia strano. Non è il tuo stile. Non è che lo hai copiato da qualcuno?» «Copiato? Scherzi!», disse offesa Cristina. Giorgio si scusò, anche se non era molto convinto. Lo stile era davvero particolare e molto diverso dai soliti quadri di Cristina. Pochi giorni dopo, Giorgio ed alcuni operai della Galleria vennero per portare via il quadro. Fu un successo clamoroso. Il quadro venne stimato subito un milione di euro. Cristina fu intervistata da diverse testate giornalistiche. A Milano non si parlava d’altro. La Galleria era un brulicare di persone che arrivavano da tutta Italia e non solo, per ammirare quello strano quadro. «Tenente» disse il maresciallo al suo superiore «Io non vedo nessuno. Magari oggi non è venuta». «Tranquillo Bianchi. La troveremo». Si fecero strada in mezza alla folla. Tuttavia, riuscirono ad arrivare in fondo, nella sala grande della mostra. «Eccola! Che ti avevo detto. È lì che parla con gli ospiti».  Piano piano si fecero strada. «Buongiorno. Lei è la signora Cristina Ferrari?” «Buongiorno. Benvenuti. Sono io, perché?» rispose cortesemente Cristina. «Avremmo bisogno di parlare con Lei. In privato» «Va bene. Prego, seguitimi. Andarono in un salottino usato come ufficio». Mariolina seguì con lo sguardo Cristina. Lì seguì e chiese se potesse rimanere. I due carabinieri acconsentirono. Una volta preso posto, il tenente chiese dove avesse preso l’ispirazione per quel quadro. Cristina incredula lo osservava, e intanto si domandava che cosa potesse mai esserci di così strano in quel quadro. In fondo non era altro che un quadro astratto. In ogni caso, spiegò l’origine e la causa di quel quadro. Fece vedere loro la foto scattata allo schermo di Alexa. I due carabinieri erano interdetti. Non sapevano cosa pensare. Fecero parlare Cristina per capire se stesse dicendo il vero e si resero conto che era sincera. Almeno così sembrava loro. Chiesero a Cristina di fargli avere quell’immagine. Decisero di dirle che la donna dai capelli rossi non era altro che l’erede di una antica casata scozzese. La giovane donna era stata trovata morta proprio qualche mese prima a Roma durante una vacanza. Appena videro l’uomo sullo sfondo, riconobbero il terrorista su cui stavano indagando da anni e che era riuscito a sfuggire ai servizi segreti di mezzo mondo. Aveva seminato il terrore in mezza Europa. Ovviamente mentre uno dei carabinieri parlava, l’altro scriveva. Cristina e Mariolina iniziarono ad agitarsi. Non sapevano cosa dire in quel frangente. Erano senza parole. In ogni caso, riuscirono a mala pena a dire che per qualsiasi cosa loro erano ovviamente a disposizione. Il giorno seguente i due carabinieri si presentarono a casa loro con tanto di mandato di perquisizione. Non trovarono niente, ma già lo sapevano. Quello che interessava loro era il dispositivo di Alexa. Cristina consegnò silenziosamente anche il cellulare. Mariolina era preoccupatissima ma cercava di non farlo vedere. Si notava però che non era affatto tranquilla. D’altronde come avrebbe potuto rimanere calma e impassabile in una situazione simile? Era impossibile anche per una persona forte come lei, abituata ad affrontare la vita senza esitazioni.  Il momento peggiore, tuttavia, fu quando i due carabinieri dovettero comunicare a Cristina che il quadro sarebbe stato posto sotto sequestro fino alla fine della vicenda. Ovviamente, Cristina comprese e disse loro che potevano fare tutto ciò che ritenevano giusto, anche perché comprese che non si trattava più di uno strano errore di bit da parte di Alexa. Ci doveva essere qualcosa di molto grave dietro a quell’immagine.

Finita la visita a casa di Cristina, i due carabinieri si recarono alla Galleria per porre sotto sequestro il quadro che fu ritirato dalla mostra. Ciò significava perdite economiche e uno scandalo mediatico. Ma quello che desideravano sia Cristina che Mariolina è che gli inquirenti trovassero la verità. Solo così quest’incubo avrebbe avuto una fine.  

Giorgio si infuriò quando seppe della cosa, ma di fronte alla legge non si poteva fare altro. C’era di mezzo un cadavere e un terrorista. Peggio di così, cosa ci poteva essere?

Gli inquirenti non si capacitavano di come un’immagine relativa a due fatti così diversi fosse stata ripresa e trasmessa su un dispositivo di Alexa. Ma poi perché proprio quel dispositivo, che oltretutto apparteneva a due persone normalissime. Chi era stato a fare ciò e soprattutto perchè. Gli inquirenti chiesero il supporto dei colleghi specializzati. Purtroppo, neppure loro seppero fornire risposte allo strano caso. Il dossier arrivò sul tavolo del Ministro dell’Interno, che si arrabbiò non poco nel leggere tutta la documentazione. Egli arrivò a minacciare sospensioni e provvedimenti disciplinari. La vicenda subì una svolta quando venne coinvolta Roberta Bianchini, la famosa criminologa che dopo essersi sposata con un funzionario del FBI era entrata in servizio alla CIA.  Si scoprì così che la giovane erede scozzese aveva partecipato ad una serata di gala a Firenze insieme al suo fidanzato coreano, un certo Mario Kim.

Era una di quelle serate in cui Firenze si metteva in ghingheri, piena di gente ricca che fingeva di divertirsi, Lady Isabel MacGregor con il suo abito da sera e il sorriso di circostanza, si aggirava tra gli ospiti  e i complimenti vuoti, che però facevano parte del protocollo. Non era cosa consueta avere come ospite l’erede di una delle casate più antiche d’Inghilterra. Lady MacGregor non aveva idea che dietro quelle pareti dorate si nascondesse qualcosa di marcio. Poi li vide: uomini con lo sguardo troppo duro per un gala, le mani che sapevano troppo bene come maneggiare una pistola.

Il dialogo iniziò piano, quasi un sussurro, ma si fece presto più tagliente. Parlavano di soldi, di tradimenti, di minacce.  Lady MacGregor  non voleva ascoltare, ma non riusciva a staccarsi. E allora accadde. Una lama scintillò sotto le luci soffuse e, in un attimo, la ragazza si accasciò a terra, senza più testa

Mario Kim era lì, nascosto nell’ombra, con il sudore che gli colava lungo la schiena. Non era il tipo da gala, né il tipo da crimine, ma eccolo lì, nel posto sbagliato, a lavorare per la gente sbagliata. Si era lasciato trascinare da Hamas, un nerd con troppo talento e troppe poche opzioni. Ma quella sera aveva deciso che ne aveva abbastanza. Aveva un piano, una via d’uscita.

Peccato che non fosse più furbo dei suoi capi. Lo presero prima che potesse fare un passo, e gli diedero un trattamento che non si scorda: lo legarono e lo lasciarono bruciare, carne e ossa ridotte a cenere. Pensavano di aver cancellato tutto di lui. Ma Mario era riuscito a lasciare una traccia, un messaggio nascosto in un codice. Qualcosa che aspettava di saltare fuori, come un pugno nella notte.

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