WEN- ODIO – Od e Io – Rosalba Nola

                Od e Io stiamo guardando vecchie foto

OD  –  Ma tu guarda che bimba carina sei stata : cappottino rosso, un po’ troppo largo, è una

           giacca scorciata? E mettere in un raccoglitore le foto no? Invece di frugare dappertutto le troveresti prima.

IO   –   Visto che vispa! Lo sono ancora, eccome!

OD  –   Sempre a incensarti? Mai che tu riesca ad esser più leggera. Sei noiosa, deprimente. Basta foto.

IO    –   D’accordo. Allora il passato … via! Vivere bene solo il presente. Sì, si può fare.

OD  –   Non illuderti, non sarà facile, ti lamenti troppo. Di tutto, anche quando strappi timidi applausi per la tua sedicente creatività.

IO   –     Non mi sembra, penso semmai che potrei meritare di più.

OD  –    Si certo e magari per il tuo talento? Altro non è se non il tuo desiderio di distinguerti.

IO  –     Ah, ecco, un’ allusione ai versi di Sandro Penna! Che folgorazione!

OD  –    Ma se manco te li ricordi ?

             “ Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli uguale”.

IO  –    Certo che sono uguale. Siamo tutti uguali, tutti portiamo una maschera più o meno vistosa. Tutti siamo prigionieri della nostra mente che chiacchiera chiacchiera di continuo e progetta progetta, alimentata dalle nostre illusioni.

OD  –   Um. Sintesi un po’ spicciola direi. Scovata in uno dei tuoi libricini celesti che se ne stanno impettiti sulla tua  scrivania. Chiediti piuttosto come mai questa mania di averli come talismani per la tua cosiddetta pratica spirituale.

IO  –    Faccio quello che mi sento, quello che posso. Almeno ci provo.

OD  –   Ma quanto ti piace spalmare la tua presunta saggezza sulla faccia di chi ha la pazienza di ascoltarti? Da uno a cento, dai spara, quanto ti esalta?    

IO  –     Non saprei. Finiscila. Ora voglio solo sfamarmi. Poche storie: spaghetti numero cinque con pomodoro e basilico. E Sangiovese rosato. Per un sonno denso di sogni.

Il dì seguente propongo a Od di andare verso il mare. Durante il tragitto in auto Od è sempre vigile, lo sento. Abbiamo attraversato la città incuranti del traffico nevrotico. Rallegrate dalla vista di una bambina al finestrino di una Passat che ci passa accanto. È scurissima, bellissima e sfodera vezzosa un sorriso furbetto.

Od ha di nuovo intenzione di sabotarmi. Mi ha fatto notare che ancora non ho una guida sicura. E come se non bastasse me lo urla nelle orecchie. Mi son protesa verso di lei, l’ho minacciata. Se ne è andata.

Il prato è molto esteso, ben curato. Sullo sfondo un mare quieto accoglie l’azzurro del cielo. L. mi viene incontro sorridendo e mi fa i complimenti perché mi sono finalmente decisa. Mi consegna una tuta bianca ampia e ventilata, completa di maschera copricapo bianca con rete. E un paio di guantoni protettivi. S’incammina verso le casette ed io vado a cambiarmi. Eccomi accanto a L, ho un po’ di paura. L si muove con estrema cautela e lo imito. Ascoltiamo senza fiatare il ronzio di uno sciame oceanico di api intorno all’arnia di nome Clara. È un pulsare allegro e confortante:  sono le sentinelle della salvezza del pianeta! Arrivano fitte sulla rete che mi copre la faccia e mi manca il respiro. Ma mi riprendo perché so che la mia postura è giusta.

Anche Od è come loro. Sono la sua creatrice e Lei ha costruito il suo alveare nella mia testa. Non posso impedirle di entrare. Però ogni giorno la conosco sempre di più. È sopportabile. Sto imparando ad assumere la posizione più efficace, ad accettare il suo flusso irregolare. Comunque a un certo punto la lascio andare. 

di Rosalba Nola

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