Ecco, chiude la porta… ancora qualche minuto… ora, è il momento buono! C..zo, perché ha chiuso il rubinetto?
«Marzia, dov’è finito il mio accappatoio?»
Mannaggia, non l’ho rimesso all’attaccapanni dopo averlo fatto asciugare fuori, in terrazza.
«Arrivoooo!» urlo e correndo glielo porgo mentre la sua zampa di uccello rapace senza penne si allunga attraverso la stretta fessura che lui mi permette.
Mi sono sempre chiesta, senza mai chiederglielo, perché tanto pudore. Siamo sposati da trent’anni, ci conosciamo in ogni parte più intima, ma quando lui è in bagno sente ancora il desiderio di chiudersi a chiave, di non mostrarsi alla mia vista, come se in quel luogo si trasformasse in un ospite, un parente lontano appena arrivato, un amico di vecchia data senza la confidenza di una volta.
Scrosssh… l’acqua scorre, libera finalmente da ogni intoppo.
È questo il momento magico che aspetto ogni giorno, il senso alla mia giornata. Dai miei calcoli oggi non è giorno di shampoo, perciò la durata della doccia dovrebbe essere di quattro minuti, invece dei sette quando si lava anche la testa.
Il cellulare è sempre al solito posto, sulla mensola d’ingresso attaccato allo spinotto di ricarica, anche se non occorre. Perfino in questo è metodico.
Premo il tasto di illuminazione e mi appare lo sfondo: lui in costume da bagno. È sempre un bell’uomo devo ammetterlo, nonostante i suoi cinquant’anni e i capelli tutti bianchi. Poi la schermata con il codice da digitare. 134679, ormai le dita si muovono alla cieca dalle tante volte che l’ho fatto.
Cerco subito l’icona di whatsapp, è quella che più mi interessa, quel sistema di messaggi ormai consolidato e usato da tutti, semplice, veloce, diretto.
Visualizzo la cronologia degli ultimi. Marzia (sono in cima alla classifica, certo gliel’ho mandato mezz’ora fa per dirgli di passare in farmacia a prendermi le medicine), e poi scorro: Fabio (suo collega), Gruppo camminate (amici con cui esce per le escursioni), Mario (falegname che deve sistemarci le porte), Marilena (sua sorella), Alessandro (nostro figlio che vive in Inghilterra),… certo dovrei aprire ogni messaggio a uno ad uno se volessi fare un lavoro corretto, leggerlo… magari il nome potrebbe nascondere un’altra identità, essere solo una copertura, ma non ho tempo sufficiente per essere così scrupolosa, non ora almeno.
Devo accontentarmi di questo oggi e passare alle chiamate ricevute: Mamma, Marzia, Gianni… e tanti numeri sconosciuti forse di lavoro, ma questo non potrò mai saperlo a meno che li riformuli e attenda una risposta dall’altra parte della comunicazione.
Ops, ha già chiuso il rubinetto. Come prevedevo, oggi non è giorno di shampoo. Sono trascorsi solo quattro minuti.
Adesso è il momento più delicato, devo essere estremamente precisa nel ricomporre tutto come se il cellulare non si fosse mai mosso da quel ripiano: un orecchio ai movimenti dal bagno e la testa concentrata sull’esatta posizione, inclinazione dell’apparecchio prima della mia indagine.
La chiave nella toppa sta girando.
«Fra cinque minuti arrivo, puoi buttare la pasta».
Non si aspetta una risposta da me, sa che troverà gli spaghetti già pronti nel piatto quando arriverà in cucina.
I miei pensieri sono altrove.Domani è venerdì, giorno di shampoo, in sette minuti forse riuscirò a scoprire qualcosa di più. Sono dieci mesi che ci provo e ancora niente. Ma prima o poi lo coglierò in fallo, ne sono certa. È solo questione di tempo.

di Antonella Cipriani

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