WEN – OSSESSIONE – Ricordi di caccia – Serena Taccagni

Me lo chiese così, all’improvviso, una delle prime volte che uscivamo insieme. Eravamo a cena in un noto ristorante di lusso, tovaglie ricamate e un taglio di carne squisito nel piatto.

“Ti piace la caccia?”

“Non ci ho mai pensato, ma non molto. Perché me lo chiedi?”

“Io l’adoro, ci vado sempre. Per te è un problema?”

“No, non lo è”. E iniziammo a parlare di altro.

La nostra relazione continuò, da quella sera, tra alti e bassi, come tutte le altre relazioni, e di cene raffinate ne seguirono molte altre. Amava uscire fuori la sera e trattarci bene. Era un ragazzo adorabile. Nei fine settimana andava a caccia con i suoi colleghi che io conoscevo poco. I suoi amici più intimi vivevano fuori città, e tra il lavoro e la caccia, le occasioni per vedersi tutti insieme, erano inesistenti. Io avevo così modo di coltivare i miei interessi, leggere, fare yoga e preparare in modo maniacale le lezioni alla scuola serale di italiano per stranieri, e avevo tempo libero per uscire con le amiche e stare coi miei genitori. Finita la stagione della caccia al cinghiale, si dedicò a quella dei fagiani, dei piccioni, e mi espresse il suo desiderio di andare a pesca. Sarebbe stato bello poterlo seguire e magari approfittare per prendere un po’ di sole, ma lui mi disse che sarebbero andati lontano, in posti poco confortevoli. Così mentre il tempo passava, lui era sempre più immerso nei suoi hobby, era assorbito totalmente dalla sua passione e, in fondo, ero sollevata, perché in questo modo non mi sentivo in colpa a dover passare tanto tempo a casa dei miei, perchè mio padre non stava attraversando un buon momento. Una sera verso i primi di dicembre ero rientrata presto, fuori iniziava a nevicare, e i ragazzi della scuola erano usciti prima. Lui era con i colleghi non so di preciso dove, ma forse quella volta a caccia, e io decisi di iniziare a ridipingere il bagno, che se avessi aspettato lui, la muffa ci avrebbe risucchiato e inghiottito a breve. Mi recai nello sgabuzzino sottoscala a cercare l’occorrente, mi procurai pure un taglio alla mano dando a leva alla porta, che con la testa che ho non ricordavo dove fossero le chiavi, ma ero decisa a pitturare quella sera stessa. Rovistai tra scatole e scatoloni di cui ignoravo il contenuto. Lui era un accumulatore compulsivo, non c’era altra spiegazione, perché io, lì dentro, non ricordavo di aver mai riposto niente. Comunque trovai quasi tutto quello che mi serviva ma nel venir fuori da quel bugigattolo l’occhio si posò su uno scatolone alto e scuro. Lo scossi e non si mosse niente. Lo ribaltai e lessi ciò che lui aveva scritto col pennarello nero Ricordi Di Caccia. Che strano tenere reperti di caccia lì dentro, pensai. Pezzi di ossa di animale, bossoli, o cos’altro? Con la mano sana detti a leva all’apertura pronta a dare di stomaco alla vista di ciò che di macabro pensavo di trovarvi dentro. Davanti ai miei occhi increduli apparvero invece piccole scatoline trasparenti, allineate, catalogate. Data, luogo e nome. Tutti di donna, tutti nell’arco di un paio di anni. Nei ricordi di caccia, non vi erano bossoli o orrendi resti di animali, vi erano collant, di ogni colore e fantasia. Centinaia e centinaia di variopinti collant da donna. Questo non mi impedì di dare di stomaco.

di Serena Taccagni

Una risposta a “WEN – OSSESSIONE – Ricordi di caccia – Serena Taccagni”

  1. Avatar MILENA BELTRANDI
    MILENA BELTRANDI

    Uau! Eh la caccia!! Dicono -loro- che l’uomo è cacciatore e si vede!!
    Bello davvero.

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