Nel febbraio del 1954 iniziarono in Italia le prime regolari trasmissioni televisive.
L’apparecchio televisivo, che a quei tempi veniva a costare poco meno di una utilitaria, divenne l’oggetto di desiderio di gran parte degli italiani.
Il giovedì sera quando veniva trasmesso il quiz televisivo “Lascia o raddoppia“ condotto dal fino allora poco noto Mike Bongiorno, chi non se lo poteva permettere si riversava nei bar o si faceva ospitare da amici.
Le famiglie che possedevano un televisore cominciarono ad essere corteggiate affinché concedessero ai vicini l’assistere all’agognata e prestigiosa trasmissione.
Non appena finita la cena, squillava il campanello e la famiglia della porta accanto, al completo, dopo gli immancabili ed inutili convenevoli, si trasferiva nel salotto del fortunato possessore della “televisione” e sui divani, sulle poltrone e sulle sedie radunate per l’occasione, seguiva l’ambita trasmissione.
Luigi Greco, travet statale, era uno degli invidiati possessori di un apparecchio televisivo.
Si era raccomandato però che la cosa non si risapesse perché non voleva che la sua privacy serale fosse violata dall’invasione di vicini e conoscenti.
Anche alla figlia, una ragazzina di tredici anni, aveva proibito tassativamente di farne parola con i compagni di scuola.
Un giorno però, al bar, prendendo un caffè insieme ad Aldo Tosti, un lontano cugino di sua moglie che conosceva appena, gli scappò detto di avere la “televisione”.
Si morse la lingua e la cosa finì lì.
Il giorno dopo però, quando tornò dall’ufficio e si apprestò a mettersi a tavola la moglie lo informò:
“Ha telefonato il mio cugino Aldo. Era tanto che non lo sentivo. Abbiamo parlato di tante cose è stato molto simpatico.”
Poi aggiunse “Ho pensato di invitarlo a prendere un caffè con noi giovedì dopo cena. Potremo rinnovare la conoscenza anche con sua moglie” e dopo una timida pausa “Naturalmente se tu sei d’accordo”.
L a frittata era fatta!
E così dopo il primo giovedì, i Tosti si autoinvitarono anche per quelli successivi presentandosi puntuali alle nove.
Portavano con loro anche il figlio Claudio un saputello al terzo anno di ragioneria, che interveniva sempre, a proposito e sproposito, cercando di anticipare le risposte dei concorrenti.
Le rare volte che le azzeccava veniva sommerso di elogi da parte degli ammirati genitori.
Poi cominciarono gli sceneggiati e i Tosti, scusandosi sempre del disturbo che potevano arrecare, chiesero di poter seguire le varie puntate e così un’altra serata venne impegnata dagli ormai abituali ospiti.
Luigi non ne poteva più.
“In fondo sono nostri parenti“ si schermiva la moglie “e poi ci fanno compagnia.”
“Sono parenti tuoi non miei, e molto alla lontana“ replicava Luigi “Ed io della compagnia di quei pecoroni e di quello sbarbatello non so che farmene. Tutte le sere mentre si cena ho sempre il terrore di sentire suonare il campanello e di ritrovarmi faccia a faccia con quelli là. La cena mi rimane sullo stomaco. Abbiamo perso la nostra libertà”.
Non sapeva come fare Luigi, quando, inaspettata venne in soccorso “l’asiatica “ il covid della fine degli anni cinquanta.
Ne approfittò subito.
Fece avvertire il “cugino” Aldo che la figlia era costretta a letto forse con l’asiatica e che, pertanto, era sconsigliabile, per evitare eventuali contagi, che i Tosti si facessero vedere.
Non era asiatica, solo una normale influenza.
E per circa un mese fece rimbalzare la temibile “asiatica” dalla figlia alla madre, dalla madre alla figlia finché i Tosti non si fecero più sentire.
Forse erano riusciti anche loro ad acquistare un televisore. E i lontani parenti tornarono ad essere lontani parenti.

di Brunetto Magaldi

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