WEN – PARENTI – Capodanno persiano – Paolo Orsini

Katja aveva tentato di dissuaderlo in tutti i modi, non era una buona idea, potevano esserci conseguenze disastrose, ma Behruz non ascoltava mai sua moglie. Le scelte importanti spettano al capofamiglia, lui aveva preso la sua decisione irrevocabile.

        Quella sera Behruz Shirazi avrebbe per la prima volta, da quando era emigrato a Roma da Teheran, riunito tutta la famiglia per il Capodanno persiano nella sua casa, nella periferia elegante della città. I suoi genitori, il patriarca Parwiz Hadi Shirazi e sua moglie Yasmeen; suo fratello Firouz, anche lui emigrato da anni a Roma, con la moglie Kiku di Tokyo e il figlio di sette anni, Yoshi. Un bel calderone di etnie.

        Behruz era arrivato in Europa una ventina di anni prima, aveva viaggiato un po’ e poi si era fermato a Roma. Si era iscritto alla facoltà di psicologia e, nelle aule dell’università, aveva conosciuto Katja, proveniente da Seefeld in Tirol, paesino austriaco di montagna. L’amore li aveva catturati più della psicologia e, abbandonati gli studi, avevano aperto un piccolo negozio di prodotti di pelletteria nel centro di Roma. Dopo un paio di anni si erano sposati.  

        Il Capodanno persiano era l’occasione giusta per Behruz per mostrare al padre come si era ben integrato, l’attività commerciale, la casa, la famiglia. Un uomo di successo. Suo padre non aveva mai avuto fiducia in lui, lo considerava un buono a nulla. Il preferito era l’altro figlio, il bravo, intelligente, serio Firouz.

        Il patriarca Parwiz Hadi aveva avuto in gioventù problemi con il regime iraniano per le contestazioni studentesche. Per molti anni era rimasto nel mirino della polizia politica, aveva svolto mille precari lavoretti per sbarcare il lunario. Finalmente riabilitato, aveva aperto un piccolo ristorante.

        Parwiz Hadi, sempre contrario all’emigrazione dei figli in Occidente, avrebbe preferito che fossero rimasti con lui a Teheran a lavorare nel ristorante. Prima o poi sperava di fare, con l’aiuto dei figli, il salto di qualità, ingrandire il locale, aumentare il numero dei coperti, migliorare il menù. I due rampolli avevano promesso di rimanere in Europa il tempo necessario per studiare, fare esperienza nel settore della ristorazione, per poi rientrare a Teheran e subentrare al padre, quando sarebbe invecchiato. I figli però sapevano che il padre non si sarebbe mai fatto da parte. Testardo, determinato, sempre insoddisfatto, non amava delegare a nessuno la conduzione dei suoi affari. Introverso e taciturno, era come se il mondo intorno a sé non esistesse. Così i figli, convinti che non avrebbero mai ottenuto un minimo di autonomia, si erano fermati in Italia, avevano preso altre strade e, dopo vent’anni, non avevano nessuna intenzione di rientrare in Iran.

        Era la prima volta che il patriarca Parwiz Hadi Shirazi e sua moglie Yasmeen venivano in Italia a trovare i propri figli. A causa dei suoi trascorsi politici, per molti anni Parwiz Hadi non aveva potuto lasciare l’Iran. Katja sapeva bene che tutto ciò che Behruz e suo fratello avevano scritto o detto per telefono al padre e alla madre in quegli anni, poco o nulla corrispondeva alla verità.  La cultura tradizionale, la mentalità chiusa, i pregiudizi del padre lo sintonizzavano soltanto con una realtà, la sua. Pertanto, Behruz aveva raccontato quello che le orecchie di suo padre erano disposte ad ascoltare. Aveva tralasciato molti aspetti della sua vita e di quella di suo fratello. Era sicuro che nulla sarebbe trapelato durante quel breve soggiorno a Roma, che i suoi genitori sarebbero tornati a Teheran soddisfatti, felici di aver trovato i figli ben inseriti nella società italiana, sposati e discretamente ricchi.      

        Da molti giorni, Katja si era impegnata nell’organizzazione della cena del Capodanno persiano. Non era facile per lei che aveva ricevuto, dalla madre cuoca, molti validi insegnamenti, però sulla cucina tirolese. Con sforzo, da anni, si cimentava nell’elaborata cucina orientale, senza ricevere il minimo incoraggiamento o apprezzamento da parte di suo marito Behruz. Per la cena del Capodanno persiano si era applicata nello studio di particolari ricette, aveva galoppato da un mercato etnico all’altro di Roma per scovare determinati ingredienti, alcuni di non facile reperibilità. Behruz l’aveva avvertita che i suoi genitori sono molto esigenti e che, per dovere di ospitalità, fosse necessario soddisfare ogni loro desiderio. Katja aveva preparato tutto quanto accompagnata da una sottile ansia, stretta nella morsa dello stress per il timore, anzi la certezza, di lasciare insoddisfatti i suoceri. Behruz si era limitato a controllare, come un severo censore, se avesse fatto tutto secondo le regole. Non si era degnato di accompagnarla ai mercati, né aveva collaborato in cucina. Invece di aiutare, era d’impiccio. Con supponenza pretendeva, per assecondare i desideri dei genitori tradizionalisti, di sistemare sul pavimento della sala da pranzo cuscini, piatti e bicchieri per mangiare, su quello della camera da letto i materassi per dormire. Katja si era rifiutata. C’era da spostare troppi mobili, lui non l’avrebbe aiutata. Litigarono a lungo, alla fine lei la spuntò, con i genitori si sarebbe mangiato e dormito all’occidentale.

        Katja temeva anche l’incontro con Firouz. I due fratelli non sono mai andati d’accordo. Rivalità, gelosia, invidia. Suo marito è un despota, ma ha modi garbati e gentili. Il cognato è brutale, violento e arrogante. Behruz utilizza le armi dei deboli: petulanza, insolenza, alterigia. Sparge veleno senza mostrare la mano che lo inietta. Agisce di nascosto evitando il più possibile il confronto. Firouz è diretto, impulsivo, caratteriale. Tenta di imporsi con la forza e la tracotanza. Questo temperamento l’ha portato sull’orlo del burrone in varie occasioni e, per ora, fortuna e intervento del fratello hanno evitato catastrofi e disastri.

        Sua moglie Kiku è persona strana, visionaria, una specie di artista che disegna manga per un editore sconosciuto. Parla poco, quasi soltanto con il figlioletto Yoshi. Ha vissuto sempre alle spalle di qualcuno. Quando era in Giappone, spillava denaro alla madre che gestiva una galleria d’arte. A Roma è stato Firouz a soddisfare sempre i suoi capricci e le sue velleità artistiche, a temperare con il denaro le insoddisfazioni verso tutto e tutti.

        Katja era preoccupata: tenere unita una famiglia del genere non è cosa facile. Si era impegnata al massimo per organizzare tutto in modo perfetto. Ma le era rimasto addosso un senso di amarezza: nessuno le avrebbe riconosciuto i suoi meriti, apprezzato i suoi sforzi, a cominciare da suo marito.

di Paolo Orsini.

Racconto già uscito nella raccolta La Grande Rivelazione e che, riveduto e corretto, fa parte della nuova raccolta Scintille d’oscurità.

Una risposta a “WEN – PARENTI – Capodanno persiano – Paolo Orsini”

  1. Un quadretto niente male! Una finestra su altri costumi altri usi, che mi fa vedere quanto sia fortunata di essere nata in Italia!

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