Fu l’incertezza a farti ancor più bella
al mio innocente e giusto desiderio;
fu quel sentire che si rinnovella,
fu dubbio e fede e con lo stesso imperio.
E tu esitavi, gli occhi bassi e spenti,
che a volte ti brillàvano più accesi,
ti vergognavi dei pensieri ardenti
che tra virtù e “peccato” eran sospesi.
Poi, denso e nero, liberasti il crine,
lo sguardo tuo indulgente disse tutto,
fèrvido e molle, e un riso lieve, fine;
e avvinto fui da fior, da spina e frutto;
il fiore dell’affetto a me devoto,
la spina d’incolpévole partenza,
il frutto del tuo corpo, come un voto
offerto, della tua gentile essenza.
Ci amiamo ancora. E tu sei ben lontana…
ferisce noi la sconfinata attesa;
la mite voce tua sale a distesa,
aspre ho le vene in una morsa insana.
Partisti, sì. Ma non partì l’onore,
ma non partì ogni tuo sentimento,
e fu l’oblìo scacciato dall’ardore
che sfida il Tempo ed ogni impedimento.
La Sorte ancora tesse la sua trama,
con frasi ben scolpite ed incorrotte.
Ma non si è troppo soli quando si ama.
Ma non si è troppo a fondo… nella Notte!
di Daniele Ambrosini
Da:
I CANCELLI FIORITI DEL TEMPO, di DANIELE AMBROSINI, PortoSeguro Editore, Maggio 2022


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