Giulio era affetto da ailurofobia.

Ailurofobia parolone. Meglio, più terra terra, paura dei gatti.
A poco più di due anni, portato dalla mamma a sgambettare in un giardino, si era avvicinato curioso ad un grosso gatto che stava mangiando il cibo portatogli dalla gattara.
Il felino, equivocando le pacifiche intenzioni del bimbetto, con una rapida zampata lo aveva graffiato sul braccino facendolo sanguinare.
Da quel giorno Giulio aveva sempre evitato i gatti, anzi, anche se non lo aveva confessato a nessuno, aveva una ossessiva ed irrazionale paura dei gatti.
Non lo aveva confessato nemmeno a Cecilia, con la quale, trentenne, si era sposato.
Una sera rientrando dal lavoro trovò Cecilia che lo aspettava con una graziosa gattina fra le braccia.
<<Ti presento Giuditta>>gli disse<<l’ho trovata a miagolare davanti alla nostra porta. Le ho dato del latte. È tanto amorosa e mi ha adottato subito come mamma!>>
<<Non voglio gatti!>>urlò Giulio<<Rimettila fuori!>>
<<Ma è notte adesso>>replicò Cecilia<<Lo farò domattina>>
<<Va bene>>acconsentì Giulio<<Ma domani quando torno, non voglio trovare quel gatto in casa>>
E invece lo trovò.
Quando un gattino miagolante riesce ad entrare in una casa, ben difficilmente si trova il coraggio di buttarlo fuori.
Seguirono discussioni a non finire, ma alla fine Giulio capitolò.
Giuditta rimase in casa coccolata da Cecilia che divertiva con i suoi giochi e la sua esuberanza, sopportata a distanza, molto a distanza, da Giulio con il quale si erano instaurati rapporti di reciproca diffidenza.
Una sera Cecilia comunicò a Giulio che doveva partecipare ad una Convention della Società in cui lavorava.
Convention che si sarebbe tenuta a Palermo alla quale era indispensabile partecipare per la sua carriera.
<<Partirò lunedì e dovrei tornare sabato. La Rosa (che era la loro colf) ti farà trovare la cena tutte le sere e provvederà alla spesa e alle altre incombenze>>
Poi aggiunse <<Ricordati di dare da mangiare a Giuditta. Lasciale una scatoletta di croccantini la mattina prima di andare via e una scatoletta la sera quando torni. Le scatolette sono nella dispensa. E falla bere mi raccomando>>
E così Giulio, rientrando a casa la sera si trovò solo a tu per tu con Giuditta.
Il primo giorno le lascio le scatolette di croccantini e una ciotola con l’acqua in cucina e andò a cenare in salotto.
Il secondo giorno, si sentiva solo, e assistette al pasto di Giuditta, consumando la sua cena in cucina.
Il terzo giorno Giuditta, dopo aver finito la sua scatoletta si avvicinò alla gamba di Giulio e ci si strofinò, poi saltò sulla sedia accanto a lui.
Giulio si arrischiò allora a posare la mano sul dorso di Giuditta che immediatamente si mise a fare le fusa.
Non erano poi così terribili i gatti.
Il quarto giorno Giulio durante la cena si divertì a passare la sua mano sul morbido e liscio dorso di Giuditta che, sulla sedia accanto, ricambiava facendo rumorosamente le fusa.
La Convention a Palermo finì un giorno prima del previsto e Cecilia prenotò l’aereo per rientrare a Firenze.
Ma ci furono dei ritardi imprevisti, l’areo fu costretto ad uno scalo tecnico a Roma e soltanto in piena notte poté atterrare a Peretola
Cecilia prese un taxi che la portò a casa.
Erano quasi le tre, l’appartamento era completamente al buio, e nel silenzio della notte si sentiva soltanto, provenire dalla camera da letto, il regolare respiro di Giulio profondamente addormentato.
Pregustando la sorpresa che Giulio avrebbe provato al suo risveglio, Cecilia, evitando di accendere la luce, si spogliò e, indossata la camicia da notte, si accinse ad infilarsi cautamente fra le lenzuola.
Ma Giulio non era solo nel letto.
Acciambellata all’altezza della vita, ronfando delicatamente, dormiva Giuditta.
di Brunetto Magaldi

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