WEN – PAURA – Dario e la casa di legno – Milena Beltrandi

La luce era spenta da un po’ ma Dario non si sentiva tranquillo. Si rannicchiò sotto le coperte e si prese le ginocchia con le braccia ascoltando ogni scricchiolio. Quella casa costruita solo in legno non gli dava molta sicurezza, ogni cosa faceva rumore e, a detta della sua compagna di banco, di notte si aggiravano strani personaggi capaci di trapassare le pareti e di entrare nelle case. Lui le aveva ricordato che non era poi così sciocco e infantile da credere all’Uomo Nero e, anche se si era trasferito in campagna da poco, non aveva paura, erano solo storielle che raccontavano gli adulti per tenere buoni i bambini.

La mamma si era fatta una risata quando Dario le aveva raccontato cosa dicevano i suoi compagni di scuola e l’aveva rassicurato sulla solidità della casa e dell’impossibilità che qualcuno, di notte, entrasse nella sua stanza. Ma certo la mamma era grande non correva pericoli, mentre lui, nonostante facesse del suo meglio per essere buono qualche marachella la combinava e il pirata Barbablù che rapiva i bambini cattivi e li incatenava nella stiva della sua nave, era sempre in agguato. Avvertì uno strano scricchiolio, sembrava proprio che qualcuno stesse salendo le scale esterne. Se la sua teoria era esatta, in un preciso momento, avrebbe dovuto sentire la botola dell’abbaino aprirsi. La cerniera era arrugginita e poteva stridere. Contò a mente i gradini, si aspettò il gemito della cerniera e smise di respirare quando poco dopo sentì l’anta sbattere. Era certo: era entrato qualcuno dal solaio e ora gli scricchiolii lo confermavano: stava percorrendo il corridoio del piano di sopra. Si tirò le coperte sulla testa, strinse gli occhi perché fossero ben chiusi e aspettò contando. Se almeno ci fosse stato in casa suo padre! Era al lavoro e, per coprire le spese del trasloco, faceva molti turni di notte.

Si erano trasferiti da poco e Dario si sentiva solo, abbandonato, ripensò con angoscia alla giornata scolastica e al pastrocchio sul quaderno che si era creato contro la sua volontà, la maestra non gli aveva creduto ma lui sapeva che se, per una volta, l’avessero ascoltato con attenzione avrebbero riscontrato la sua innocenza. Il successivo scricchiolio lo convinse che stare rannicchiato sotto le coperte non sarebbe bastato a sfuggire al pirata sequestratore, doveva trovare un nascondiglio più sicuro: meglio rifugiarsi sotto al letto o dentro l’armadio! Ma come avrebbe potuto raggiungere il nascondiglio senza farsi vedere? Così, mentre prometteva all’Angelo Custode che se l’avesse salvato questa volta sarebbe stato il bambino più bravo del mondo, scivolò sul tappeto al fianco del letto, aiutandosi con le mani e sempre tenendo gli occhi ben chiusi per non vedere e non farsi vedere, si infilò con questo sotto al letto. Il cuore batteva talmente forte che gli sembrava di sentirlo rimbombare nella camera, respirò profondamente cercando di calmarlo. La campanellina che aveva attaccata alla porta come antifurto, rintoccò leggermente. A Dario non rimase che coprirsi la testa con le mani e sperare nella pietà del Pirata-Uomonero-Babbau.

«Dario! Cosa fai sotto al letto? Vieni dammi un abbraccione!» disse la voce calda del padre, incerto il bambino uscì dal suo nascondiglio e spiegò che aveva avvertito rumori strani: il pirata Barbablù era entrato dall’abbaino per rapirlo. Il padre rise divertito e gli spiegò che non aveva preso le chiavi e, per non svegliarli, era passato dall’unica finestra aperta sul tetto.

di Milena Beltrandi

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