
C’era un grosso ragno proprio appiccicato al soffitto.
La madre non voleva rimuoverlo, in quanto così si sbarazzava delle zanzare senza usare zampironi o pasticche e perché ucciderli portava sfortuna secondo lei.
Ma il bambino aveva paura dei ragni.
Temeva che una volta che si fosse messo sotto le coperte per dormire e avesse spento la luce, quella creatura con otto zampe si sarebbe calata dal soffitto come un ninja, sarebbe entrata nel suo letto e l’avrebbe morso.
Nonostante fosse un grande fan dell’Uomo Ragno, per lui il morso significava veleno, e quindi dolore e morte.
Voleva che i genitori lo togliessero, non per forza ucciderlo ma che almeno non lo lasciassero lì in agguato e pronto a colpire una volta che fossero usciti. Ma la madre era stata irremovibile, anche perché credeva che sarebbe stato terapeutico per il figlio dormire con un ragno sulla testa, così si sarebbe convinto che non tutti gli animali aspettano in agguato per mordere. Così avrebbe smesso magari di avere paura di tutto e sarebbe cresciuto un po’ più in fretta.
Così i genitori a un certo punto rimboccarono le coperte al bambino, gli augurarono sogni d’oro e spensero la luce.
Il bambino non dormì sogni d’oro, semmai sogni di rame o piombo, perché per tutta la notte guardò il punto in cui il ragno si trovava temendo che si calasse giù con la sua tela.
E alla fine accadde.
Il ragno cominciò a muoversi, ma non si calò con i suoi fili.
Si mise in cammino verso la parete, per poi iniziare a correre verso il basso.
Il bambino lo seguì con lo sguardo finché l’aracnide non raggiunse il pavimento, a quel punto si nascose sotto le coperte. Se si fosse coperto bene sotto il piumone il ragno non sarebbe riuscito a raggiungerlo e quindi non lo avrebbe morso.
“E’ inutile che ti nascondi. Sentirai le mie zampette sopra la tua testa, e quando uscirai urlando di paura io sarò lì e ti inietterò il mio veleno”
Il bambino si mise ancora di più sotto le coperte e si coprì le orecchie per non ascoltare il ragno, che nel frattempo immaginava salire sulle gambe del letto.
“Sto arrivando. Preparati”
E Il bambino effettivamente cominciò a sentire le zampette del ragno sopra le coperte.
Voleva scappare e correre da mamma e papà, e pensò che se avesse spinto via le coperte con violenza allora il ragno sarebbe stato catapultato via. E così lui avrebbe potuto raggiungere il lettone dei genitori a chiedere aiuto.
Così lo fece.
Spinse via con tutta la forza che aveva il piumone e cercò di mettersi a sedere per infilarsi le ciabatte.
Ma il ragno non era stato catapultato via.
Era lì davanti a lui. Penzolava attaccato a un filo e pochi centimetri dalla sua faccia.
“Te l’ho detto che ti avrei morso!”
L’aracnide si lanciò verso di lui e arrivò così vicino che il bambino riuscì a vedere i suoi occhi e le zanne.
«Mamma!»
Il bambino si drizzò a sedere sul letto, poi la luce si accese e i genitori comparvero al suo fianco.
«Cosa c’è tesoro?» chiese la madre.
«Il ragno! Mi ha morso!» disse ai genitori, sconvolto al punto da non sentire alcun dolore.
«Era solo un incubo. Torna a dormire» disse il padre, con aria decisamente assonnata.
«Ma c’è il ragno» disse indicando il soffitto.
Ma dove stava puntando l’aracnide era scomparso.
«Non c’è nessun ragno. Quello di prima è andato via, e non ti farà niente. Ora torna a dormire» disse la madre baciando la fronte del figlio.
Il bambino si sdraiò e cercò di riaddormentarsi. Alla fine era stato solo un incubo. Aveva ragione la mamma. Doveva smettere di avere paura di tutto.

Rispondi