
Ser Orson Capell, duca di Essex, era da solo in quel salone della sua pinacoteca e, dismesso l’usuale English aplomb sempre mostrato in pubblico, ammirava il quadro ad olio a lungo cercato e finalmente acquistato direttamente dal giovane pittore fiorentino Enrico Guerrini. Di fronte a quell’immagine, in piedi, a circa tre metri da essa si estasiava alla vista di quell’ovale armonioso, di quei colori freddi scuri alternati ai bianchi, di quella chioma anguiforme afferrata e sorretta senza paura dalla mano destra del vincitore, il giovane eroe Perseo, che con la sua harpe ritorta e affilata aveva mozzato la testa della Gòrgone, mentre essa dormiva. E proprio questo, gli occhi chiusi nel sonno, le palpebre azzurre calate bordate dal ventaglio folto e nero delle ciglia come un sipario teatrale sfrangiato calato su un dramma ormai consumato, proprio questo colpiva il duca che nell’animo s’inquietò, poiché quel sonno eterno contrastava con la ruga in mezzo alla fronte, a perpendicolo sulle sopracciglia, che parevano aggrottarsi e affondare ancor più il solco cutaneo, come un sussulto che precede il risveglio improvviso. E la bocca assecondava quel risveglio socchiudendosi di modo che, quando le labbra si fossero aperte, anche le palpebre si sarebbero schiuse e allora quelle iridi incandescenti…
Lo sguardo del duca si spostò sullo sfondo della tela, ove i colori caldi facevano aggettare la bella testa, che stillava dalla ferita del collo sangue vivo misto a grumi nerastri rappresi e tutt’intorno forme triangolari vermiglie…forse i coralli nati proprio dal sangue della Gòrgone o forse le ali di Pegaso, fiorito anch’esso, insieme al fratello alato Crisàore, da quelle gocce scarlatte o forse le fiamme degli Inferi? Chissà…
“Lo sfondo della tela è quasi metafisico coi suoi toni di marrone focati, ove s’intravedono abbozzi di figure, che sembrano alludere alle gesta di Perseo e alla morte di Medusa, simile a uno “stiacciato” di Donatello” pensava il duca, che come in un film dell’orrore iniziò a intravedere sempre più nitidamente nello sfondo sfumato focato marrone il delicato Perseo uccidere la Gòrgone nel modo più accorto, che ricordava insieme le arti di Minerva e le doti di Ulisse; l’eroe non poteva guardarla negli occhi: sarebbe stato pietrificato, rimanendo lì nel Regno della Notte sino alla fine dei tempi. Allora si era disposto di lato a lei che sembrava dormire: lasciò che il volto di Medusa si riflettesse nell’oplon, il suo lucido scudo circolare di bronzo, poi… con un colpo netto, mentre la guardava nello specchio concavo, con la fedele harpe arcuata le recise la testa e, prima che essa iniziasse a rotolare giù per la china della grotta oscura, la afferrò affondando una mano nel nido di vipere che era la sua chioma e la ripose nella kìbisis, la sacca magica da cui la avrebbe estratta come arma di difesa micidiale nelle sue “missioni impossibili”. “Perseo assomiglia a ogni maestro d’arte, –pensava assorto il duca- il gesto dell’eroe è, in modo evidente, quello simbolico di ogni artista, consapevole di non rappresentare mai la realtà di fronte, sguardo contro sguardo, ma sempre di riflesso, cogliendola come in uno specchio o in un luccichio dell’acqua, che ci trasmette la sua visione indiretta; questo vuol significare quell’incedere attento e di sbieco dell’eroe generato dalla pioggia d’oro, questo vuol dire il centrare l’immagine di Medusa nell’incavo dello specchio, prima di mozzarle la testa. Geniale sublime!”
“Ma da dove verrà tanta sensibilità artistica e umana al Guerrini, oltre che, naturalmente, dalle sue doti naturali ?” pensava assorto il gentiluomo e riandava con la mente ai propri numerosi soggiorni italiani, in particolare a Firenze, il cui cuore era da tanti secoli Palazzo Vecchio con piazza della Signoria e la loggia dell’Orcagna e gli Uffizi, posti unici al mondo abbelliti da Michelangelo Donatello Cellini…già Cellini con la sua statua bronzea di Perseo, che in originale ancora spicca sotto alla loggia dei Lanzi: Perseo, bello come il sole con sotto i piedi le spoglie di Medusa e alzata dalla sua mano sinistra la testa mozza con gli occhi chiusi del mostro; quante ore era stato lì in adorazione di quell’opera d’arte il duca, in anni diversi della sua vita. “Nella base di quel capolavoro compaiono anche i versi di Ovidio, che nelle sue “Metamorfosi” ha rappresentato Medusa addormentata prima della morte, proprio come la cesellò Benvenuto e come l’ha dipinta il Guerrini!” E ancora l’oplon, lo scudo tondo di Caravaggio conservato agli Uffizi con al centro il terrifico occhio dell’egida: la testa mozza di Medusa! “L’ho sempre preferita a quella dipinta dal grande Rubens, troppo macabra e dallo sguardo allucinato di una pazza! Nel Caravaggio, invece, in entrambe le sue versioni, quel guardare è sì terribile, con occhi spalancati e sdegnosi come la bocca, rivolti in basso e obliqui come l’avanzare di Perseo, ma c’è consapevolezza e una sua specifica armonia, pur nella drammaticità dell’attimo.”
Gli occhi del duca riandarono sulla tela incorniciata e appesa lì davanti a lui; “Lo sguardo della Gòrgone del Caravaggio è pieno d’odio e sorpresa per la morte che la coglie all’improvviso, quello della Medusa di Rubens è un cipiglio di folle invasata …e il tuo sguardo come sarà, Medusa fiorentina, ugualmente tremendo e efficace?”
Tre giorni dopo dal The Guardian britannico, all’americano Washington Post , al francese Le Monde, ai giornali russi cinesi giapponesi indiani italiani e altri ancora in tutto il mondo il titolo di prima pagina fu il seguente: “MISTERO FITTO SULLA SCOMPARSA DEL DUCA DI ESSEX. Il gentiluomo è irrintracciabile; l’ultima cosa da lui compiuta risulta essere stata l’acquisto di due opere d’arte: una bella e suggestiva “Medusa dormiente”, dipinto a olio del pittore Enrico Guerrini, e una pregevole statua in marmo di Carrara di scultore ignoto, collocata dal duca davanti al dipinto e incredibilmente somigliante al gentiluomo, che la osserva ammirato e basito. Segue articolo di cronaca.”
di Miti

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